ANSA DELLE 05:30

ANSA delle 5:30 riguardante il Signor Fedele Cane

ANSA delle ore 5:30 riguardante il Signor Fedele Cane:
In seguito alla Sua conduzione di vita dalla maggior parte della gente giudicata disdicevole, il Signor Fedele Cane si trova attualmente nella merda più completa. Il continuo sperperare del suo, tra le altre cose, poco denaro, la sua poca propensione nell’adattarsi al lavoro lo hanno costretto da giorni a fissare sul tavolo di cucina tutte le bollette esistenti e possibili, tra le quali, non solo le classiche, luce, gas, telefono, affitto, ma anche conti di negozianti non ancora pagati. Da più parti si consiglia al Nostro di darsi da fare in qualche modo, oppure in alternativa di spararsi un colpo di pistola, assicurandosi previo pagamento della stessa.

L’orologio sul comodino batteva proprio le 5:30 di un martedì qualunque, del mese di dicembre, in una città che dorme in riva al mare.
”TU, TU, TU, TU, TU, TU, TU, TU !”
« ma che cazzo di sveglia » bofonchiai assonnato, avevo scordato di disinserire l’allarme, non esisteva che mi dovessi svegliare a quell’ora irritante, almeno quel giorno.
La cosa buffa era il sogno sul lancio di un ansa sul mio conto che feci proprio alle 5.30 un secondo prima di svegliarmi, tutto vero, non mi restava che darmi da fare per pagare la montagna di debiti, oppure suicidarmi, ci avevo pensato molto. Quel sogno però fu rivelatore, dovevo reagire, non potevo farmi prendere dalla paura, e nello stesso momento non potevo sfuggire alle mie responsabilità di uomo. Dopo molto pensare, alle nove di quello stesso mattino presi il coraggio a due mani è decisi definitivamente il da farsi.
Insomma, oltre che a quei debiti, dovevo pure pensare ai miei due bambini, a quelle due tenere creature, e poi c’era sempre lei, Susanna, e se un giorno cambiasse idea e volesse tornare da me? magari con i due marmocchi? Si, poteva pur succedere, ed io non avrei potuto rifiutare il suo amore e quello dei due pargoli, così decisi di andare in bagno.
“Ma no! Non posso usare le lamette! Non sopporto la vista del sangue, a meno che non esca dal mio naso, allora si la sopporto, ma ci sarà una vena da tagliare nel naso?” dissi ad alta voce.
Prima di decidere come ammazzarmi presi una decisione meno dispendiosa dal punto di vista emotivo.
“mi farò prima un bel bagno caldo, poi forse, chissà, mi viene voglia di tagliarmi le vene e di colorare di rosso questa acqua trasparente!” pensai tra me.
Mi immersi nell’acqua calda, ma di tagliarmi le vene non mi venne proprio, era veramente un problema, bisognerebbe avere un po’ di cultura medica per suicidarsi con tranquillità, se potessi svenire prima di vedere troppo sangue sarebbe una benedizione, ma se non succedesse…non voglio neanche pensarci.
Mi lascia carezzare dall’acqua per un po’, poi mi alzai, mi sciacquai e mi profumai tutto, una volta vestito uscii dal bagno e pensai subito: “e se mi strangolassi?”.
Pensai che forse era meglio se mi impiccassi, non so se sarei riuscito a strangolarmi da solo, pensai a come potevo strangolarmi con le mie mani, riflettei sull’istinto di sopravvivenza e poi, mi misi a ridere. Meglio impiccarsi.
Presi la scala salii in cima aprii la porta dello sgabuzzino e cercai la corda. La trovai quasi subito e pensai: “questo è un segno del destino, questo è un giorno fortunato”.
“è adesso? Dove attacco la corda…e come si fa un nodo per impiccarsi!”.
Ero lì, in piedi sulla scala e la testa mezza dentro lo sgabuzzino, quando suonò la porta di casa, scesi e andai ad aprire, “speriamo sia un marinaio, così mi fa il nodo alla corda!”.

Guardai dalla spia della porta e vidi la vecchia vicina con una testa enorme imbigodinata, quasi morivo dallo spavento, peccato che però non successe realmente, sarebbe stata una morte rapida, un ratto dalla vita alla velocità della luce.
Aprii la porta e dissi:
“buongiorno Amelia, cosa desidera?”
“niente di particolare, ha mica del sale, signor Fedele” rispose lei allungando il collo per vedere dentro casa.
“certamente signora Amelia, glielo porto subito, attenda un attimo”
Attenda un attimo, bella, ma inutile frase, Amelia infatti entrò di prepotenza in casa, io ero in cucina a vedere di trovare quanto prima quel maledetto sale, e togliermi dalle balle la vicina, ma lei appena viste le bollette sul tavolo iniziò la sua indagine.
“anch’io ho un sacco di bollette da pagare, lei quanto paga di telefono?”
io ero sempre intento a cercare quel dannato sale
“con l’avvento dell’euro tutto è notevolmente aumentato non le pare Signor Fedele?”
“e come no…ho tante bollette e tutte così care che pensavo di suicidarmi!” risposi sorridente alla donna bigodino.
“eh! Molto divertente Signor Fedele, ma lo sa che la vicina del suo piano compra riviste porno? ora fosse un uomo potrei capire, ma è una donna! Ma lo sa che…”
“…ho trovato il sale! Eccolo Signora Amelia, ma adesso mi scusi, dovrei suicidarmi!”
“come suicidarsi?”
“per via delle bollette no, non ricorda?”
“ah, già, molto divertente Signor Fedele, adesso la saluto, devo cominciare a preparare il minestrone per mezzogiorno. Ha visto come ci hanno ridotti i lavori per la facciata del condominio? Siamo segregati in casa, non possiamo aprire le finestre e guardare fuori, lei le apre? le riesce ad aprire le finestre? Io si, un pochino, pensi ho applicato una cordicella così posso stendere qualche pezzo di biancheria. Ma il problema grosso e che non si riesce a vedere la strada…”
Intanto che parlava io pian piano l’accompagnai alla porta, era una vera rompi balle.
Sistemata la vecchia, ritornai a pensare come suicidarmi, avevo anche scartata l’ipotesi impiccagione, non sapevo fare il nodo.
Mi guardai in giro e soffermai lo sguardo sulla cucina a gas “e se mi ammazzassi con il gas mettendomi il tubo del gas in bocca?” anche questa ipotesi la scartai, ok, io mi infilo il tubo in bocca, apro il gas, e pian piano mi addormento fino a passare a miglior vita, ma poi? Se esplode tutto il caseggiato? Passi per Amelia, ma gli altri, no, non posso giocare con la vita degli altri, bisognerebbe che abitassi in un villino isolato, ma se abitassi in un villino isolato forse, non starei certo per suicidarmi.
“Cazzo! Potrei suicidarmi infilandomi dell’aria nel sangue tramite siringa, fantastico, morto per embolia…ma, io non sopporto gli aghi! E poi si soffre? Potrei chiederlo al medico.
Già mi ci vedevo, io vado dal medico e una volta entrato nel suo studio gli chiedo:
“scusi dottore, si soffre per la morte a causa di embolia?” scena ridicola!.
Andavo su e giù quando decisi:
“e se mi ammazzassi con il veleno o con dei tranquillanti?”
Bene, vado in farmacia, entro, e chiedo dei tranquillanti…no, non li danno senza la ricetta medica, dannazione. Allora potrei andare dal ferramente e chiedere del veleno per topi? Certo quello non ha bisogno di prescrizione medica…però, no, mi sa che si soffre come un cane, deve essere terribile, magari sarei preda anche di spasmi, mi metterei ad urlare, con il risultato di essere sentito dai vicini…Amelia in primis, che certamente chiamerebbe l’ambulanza e quelli mi porterebbero all’ospedale…cazzo come si fa a morire, alcuni dicono per amore, bene dico io, allora perché non sono morto quando mi ha piantato Susanna? Ah già lo piantata io quando è rimasta incinta…che merda che sono. Merito la morte! Signore mi senti, non merito la morte?…cazzo se la merito, ho piantato una ragazza fragile, ve bhe fragile, insomma, con tutti i soldi che mi mangia mensilmente…comunque prima era fragile, e io lo piantata in mezzo alla strada…subito sono stato colto da rimorsi, ma quando sono venuto a sapere dal padre di Susanna, tra l’altro incazzato nero, che era un parto gemellare, insomma mi sono in qualche modo giustificato…però ciò non toglie che merito la morte.
Mi ammazzo con il phon! Faccio un altro bagno e poi butto nell’acqua il phon…ma poi se soffro? Cazzo deve essere terribile, facciamo una cosa…non mi ammazzo più!
Aspetto che succeda qualcosa, mi do da fare, magari la fortuna è dietro l’angolo e io non la vedo perché sono accecato dall’autodistruzione, invece devo solo avere ancora un po’ di pazienza.
Decisi all’ora di rimandare la mia morte a tempi ancora più peggiori, andai in cucina e con gli ingredienti che avevo ancora in casa mi misi a cucinare un budino per il pranzo.
Che profumo! In pochi minuti il mio appartamento si mise a profumare di ciocciolata, mio, si fa per dire, infatti dovevo cederlo alla mia cara ex moglie e ai due gemellini, e si, il giudice la settimana prima aveva deciso così, eh bhe per i due pargoli, per fortuna, e nel mio caso poi sarebbe stato assurdo il contrario, i bimbi vanno sempre alla madre, ed è giusto, io non capisco i padri che si incazzano. Vuoi vivere tranquillo? Vuoi riuscire a dormire in pace? Allora c’è solo una ricetta valida, i figli alla madre, è giusto così…l’unica fregatura che c’è è che nella quasi totalità, o forse nella totalità, non so, dei casi, devi tirare fuori un sacco di soldi al mese, ma io anche se mi sono rovinato, lo preferito ad un eventuale possesso dei figli.
Bene, finito di cucinare il budino decisi di mangiarlo subito caldo, a me piaceva di più così, caldo, e non lasciarlo nel frigo per mangiarlo freddo.
Presi un grosso cucchiaio, e mentre stavo per affondarlo nella soffice cioccolata calda…un DRIN, DRIN, DRIN, DRIIIIIIIIIIINNNNNNNNNNNNNNNN!, quest’ultimo prolungato e forte mi desto dalle mie elucubrazioni e dalla voglia di mangiare quella dannata cioccolata.

“chi c’è” chiesi io molto ingenuamente
guardai dallo spioncino e vidi una testa riccissima, stavolta senza bigodini
“Sono la Signorina Amelia”
ormai dovevo aprire, a saperlo non sarei andato dalla porta, lo avevo di vizio, se non mi andava di vedere o di sentire qualcuno, bhre facevo “il sordo”.
Aprii la porta e feci entrare la stronzissima Amelia:
“scusi signor Fedele, ma mi dovrebbe fare un favore…ma che profumino, sembra cioccolata”
“e si, è cioccolata, vuol gradire?”
“a, non posso, ho il diabete!”
“beata lei, lo avessi io mi sarei suicidato con una tonnellata di budini” dissi sorridendo
“ma cosa dice…ah già, le bollette, il suicidio, scusi ma non ricordavo”
“diceva di un favore, in cosa posso esserle di aiuto?” le chiesi
“ah, già, mi servirebbe il suo aiuto per…ma fa quello nelle scatole?”
“cosa quello nelle scatole?” chiesi incuriosito
“dico, il budino, fa quello nelle scatole, già in polvere?”
“certo, faccio prima e so già il risultato finale”
“scusi se glielo dico, ma secondo me farebbe meglio a farlo con prodotti naturali, così non fa bene, non vorrei spaventarla, ma quella roba secondo me fa venire i tumori!” disse lei
“meglio no…”
“aspetti, non mi faccia ridere, ho capito sarebbe meglio così sarebbe morto per le bollette”
“eh già, vedo che non le si può nascondere niente a lei!”
“allora Signorina Amelia, il favore che dovevo farle?”
“ah, già…sa no che il palazzo e coperto dalle impalcature?”
“certo, che lo so”
“bene, prima, le avevo detto che posso aprire gli sportelli delle persiane…bhe quando sono tornata a casa dopo essere stata qui, bhe ho steso nelle bacchette delle mie…ehm…mutandine, solo che sono cadute, così volevo sapere se poteva vedere se sono rimaste impigliate in qualche ferro delle impalcature al suo piano”
“ok, no problema, guardo subito”
Aprii la finestra e le persiane parzialmente, allungai il collo e vidi le mutandine, si fa per dire, impigliate in un asta delle impalcature lontana qualche metro dalla mia finestra.
“e, si Signorina Amelia, le vedo”
“e scusi se glielo chiedo, me le può prendere?”
“certo, ci metto un minuto”
con fatica riuscii a farmi spazio tra l’apertura delle due persiani e mi ritrovai sui ponteggi, le mutandine erano ancora appese ad un asta delle impalcature, non mi restava che andarle a prenderle.
Mi avviai verso le mutande della vecchia, lei nel frattempo mi stava guardando, il vento era forte quel mattino, e pensai, come diavolo fanno i muratori a lavorare qua in cima, ogni passo che fai ti balla tutto, ballano le assi ballano i tubi, ma ormai ero dalle mutande, le presi, le tenni strette in mano, e mi incamminai verso la mia finestra. Non arrivavo mai a lei, ogni passo verso ella mi sembrava allontanarla anziché avvicinarla, e così quando fui ad un passo dalla salvezza non so di preciso cosa successe, forse inciampai in qualche dannato attrezzo lasciato li per sbaglio da qualche muratore, o forse fu un colpo di vento, fatto sta che fui sbattuto contro la rete di protezione che si, mi raccolse, ma per poco, anzi fu peggio. Vidi sotto di me una bella altezza fare da protezione tra me e la morte, ma quando la rete si ruppe quella altezza divenne da protezione a boia della mia vita, caddi e morii in un istante, purtroppo non pensai al fatto che era quello che volevo, così non me lo potei godere, fu un gran peccato.
La gente accorse subito intorno al mio cadavere, anche perché richiamata dall’allarme anti intrusione dei ponteggi che incominciò a suonare a tutta birra.
La donna spaventata, uscì dal mio appartamento (finalmente aggiungo io) e solo quando fu interrogata dalla polizia si calmò:
“veda agente, ero andata da quel giovanotto, volevo del sale, ma lui cominciò a parlare strano e dire che voleva suicidarsi per via delle bollette, io cercai di dissuaderlo, capii subito che si trattava di una cosa seria e non di una burla, sa, lui aveva da poco abbandonato la moglie incinta di due gemelli, così ho tentato di fermarlo, ma purtroppo sono anziana!”
“va bene Signora…”
“Signorina prego”
“va bene Signorina, è tutto chiaro”
la donnina subito dopo scese per fare una passeggiata, si fermo sotto il portone, fece un giro per l’intorno del portone e raccolse le mutandine, che erano finite in un’angolo, vicino ad un cassonetto delle spazzatura. La polizia segnò con il gesso dove morii io, ma non fece caso né alle mutandine vicino al cassonetto dei rifiuti, né alla vecchina che le raccolse.

ANSA DELLE 13,30 riguardante il “fu” Fedele Cane

ANSA: Il Signor Fedele Cane ha seguito di un incidente è morto oggi alle 13,30, per i particolari di questa storia ridicola si da appuntamento nella pagina umoristica dei principali giornali italiani, e forse, in qualche caso anche esteri.

Pubblicato on Mercoledì 26 Dicembre 2007 at 14:09 Lascia un Commento

La URI per inviare un trackback a questo articolo è: http://fedelecane.wordpress.com/ansa-delle-0530/trackback/

RSS feed dei commenti a questo articolo.

Leave a Comment