IL SOFFIO DELLA NONNA

il soffio della nonna

Quando reagisco così sono proprio insopportabile!
Dopo tutto era una festa, ma io, durante le celebrazioni sono colto ogni volta da tristezza e paura.
Appena mi isolai con lo sguardo mia madre lo notò immediatamente, e immediatamente si rivolse a me:
“Fedele, a che stai pensando?”
“Che dici?” risposi io attonito
“A che stai pensando?” insistette preoccupata
“Nulla ho solo mal di testa”
Mi alzai dal tavolo dove avevo appena terminato di cenare e andai in bagno.
“Che noia!” pensai.
D’accordo era Pasqua, ma l’ennesima passata insieme ai parenti, che voglia di evadere avevo, sarei voluto uscire nel buio della sera, e accompagnato dalla pioggia girare da solo per la mia Genova, magari qualche prostituta avrebbe potuto farmi compagnia.
Mi sciacquai il viso e restai lì alcuni minuti a guardarmi, mi facevo pena da solo, avevo una faccia di una malinconia assurda, una faccia così, di uno che non sa più che fare per sentirsi un poco felice. Cercai di non preoccuparmi troppo del mio viso e una volta asciugato, mi feci forza e uscii dal bagno.

I miei parenti sono tutti nella norma e credo non abbiano mai i pensieri strani che ho io, almeno me lo auguro, io sono un po’ diverso da loro, non dico certo migliore, ma più profondo, almeno all’ apparenza, questo sì.
Con i miei cugini poi si parla solo di motori, motori o al limite telefoni o televisori, tutto ciò insomma che riguarda la tecnologia, e a dire il vero questo mi fa molto comodo quando ho problemi con il mio Computer o con il telefonino, però…per il resto non posso parlagli d’altro, almeno io non ci riesco.
Come vidi sul tavolo l’arrivo dei dolci di cioccolata, non mi preoccupai per il momento delle mie tristezze e dei miei pensieri, la mia golosità voleva essere appagata quindi mi risedetti al mio posto.
Mentre mi gustavo i dolci mi tornò in mente quando ero bambino. Era la stessa cosa, anche da piccolo le feste mi intristivano e persino i regali che ricevevo erano battezzati dalle lacrime, non ricordo il perché piangessi, ma forse era gioia quella.
Intanto che pensavo vedevo solo le bocche aprirsi agli altri commensali, non percepivo le parole che ne uscivano, ormai ero completamente assorto nel mio mondo interiore.
“Chissà quando sarò morto” pensai tra me
“Che avrei fatto tra un anno” e poi un sacco di altri pensieri dal più profondo al più stupido.

Pensate che a volte nei periodi precedenti alle festività di qualsivoglia genere, sono anche felice, ma appena arrivano le feste si addensa nella mia mente una coltre di dubbi esistenziali.

A quel punto, ricascato nella noia e nell’ angoscia decisi di andarmi a fare un giro solitario per la grande casa, che i miei zii avevano aperto a tutti per le feste pasquali. La casa non era più abitata da nessuno, una volta lì risiedevano i miei nonni con i loro sei figli, adesso era troppo grande per tutti e poi solo tre miei zii erano rimasti scapoli , così quello più grande, che si chiama Giulio, ebbe la brillante idea di aprirla solo in occasioni speciali.
La prima stanza che decisi di visitare era quella dei libri, così chiamata, lo potete immaginare anche voi, perché era piena zeppa di volumi, comprati quasi tutti da mio zio Giulio. Mi stufai però subito, e mi ritornò l’impulso di uscire e di andarmi a fare un bel giro sotto l’acqua. Uscii dalla stanza dei libri e mi diressi nella sala da pranzo dove in pratica a parte mia madre nessuno si accorse della mia assenza.
“Mi devo preoccupare Fedele?” disse mia madre
“Ma no, stai tranquilla, lo sai come sono fatto”
“Va bene Fedele, immagino che ora tu voglia uscire?”
“Sì, ti prego, non farmi spiegare il perché, dato che non lo so neanche io”.
Salutai tutti e tra qualche battutina ironica sul fatto di uscire con quel dannato tempo, e qualche saluto, uscii.
Appena fuori, aprii l’ombrello e mi resiconto di quanto fosse cattivo il tempo quel giorno. In strada non c’era quasi nessuno, se non qualche ubriaco e qualche depresso come il sottoscritto, comunque a me quella compagnia piaceva molto, anche perché sono sempre stato attirato dalle persone diverse. Appena montai sul tram mi sedetti in fondo alla vettura e dopo pochi secondi vicino a me si sedette un ragazzo che senza chiedermi nulla mi cominciò a raccontare tutta la sua vita, dalla nascita in Brasile al fatto che a quindici anni cominciò a sniffare e andare a puttane, poi all’improvviso mi chiese:
“E tu che fai nella vita?”
Non me lo avesse mai chiesto, lo guardai con occhi feroci e con molta calma gli dissi:
“Sono molto depresso e non so neanche il perché, e tu chi cazzo sei?, cosa devo fare, vuoi conoscere anche il mio codice fiscale?”
Lui stralunato mi continuava a guardare e non ebbe il coraggio di dire nulla, così io ne approfittai e continuai a redarguirlo
“Sei un prete?, io ti ho ascoltato, ma non te lo chiesto io di raccontarmi la tua vita, e se lo vuoi sapere me ne fotto se sei drogato e se sei nato in Brasile, un ultima cosa: Fottiti amico!” .
Il ragazzo, continuò a non dire nulla si alzo e intravidi delle lacrime sui suoi occhi, ma ormai era tardi, lo avevo ferito, che stronzo che sono quando mi sento depresso!
Scesi dal tram e cominciai a girare per la città senza una meta certa, giravo così a caso, intanto non c’era fretta di tornare dalla mia gente.
D’impulso mi venne la voglia di fare due passi nei vicoli del centro storico, lì nonostante la pessima reputazione, mi ci trovavo bene, insomma ci sono un sacco di ladri e un sacco di puttane, ma ci sono anche nei quartieri bene, l’unica differenza e che nei vicoli tutto è più chiaro, alla luce del giorno, invece nelle belle zone, le puttane ricevono a casa sotto le mentite spoglie di massaggiatrici, e i ladri lavorano nelle finanziarie e ti fregano i soldi con il sorriso. Girato l’angolo di Vico dell’amore mi si avvicinò a me una ragazza che aveva gli occhi di due colori, uno castano e l’altro verde, mi fermò e mi chiese: “cerchi compagnia?”
D’accordo, ero depresso e mi dava fastidio essere importunato, vi ricordate quel ragazzo?, ma la compagnia di quella prostituta non la rifiutai.
“Io mi chiamo Lola, e tu?”
“Se mi prometti di non ridere te lo dico”
“Io non rido mai di chi cerca amore”
“Io intendo per il nome che porto”
“Tranquillo, non rido”
“Mi chiamo Fedele..”
“Perché dovrei ridere?” mi interruppe lei
“Per via del cognome, mi chiamo Fedele Cane”
Lei non rise e mi diede una carezza.
Camminammo un po’ prima di raggiungere casa sua, lei però non mi parlava, camminava e ogni tanto mi sorrideva, devo essere sincero era proprio bella, chissà come mai faceva la puttana.
Arrivati a casa sua lei si diresse nella camera da letto e cominciò a spogliarsi, io devo essere sincero, mi trovavo un po’ a disagio, era la prima volta che andavo con una prostituta, però era talmente bella che ogni mia inibizione scomparve, e comincia anch’io a spogliarmi.
Non mi soffermo su come fece l’amore, quello me lo tengo per me, però una cosa ve la voglio dire, alla fine lei mi guardò e pianse, e allora io gli chiesi:
“Perché piangi, ho fatto qualcosa di male, ti ho procurato dolore?”
“No Fedele, sei stato dolcissimo, nessun uomo mi ha mai rispettato come te!”
“Ma Lola, di solito cosa succede?”
“Lascia perdere, fino ad oggi pensavo che tutti gli uomini fossero solo delle bestie, a cominciare da mio padre”
“Lola, per me è naturale portare rispetto, che ti dovrei fare?”
“Fedele, non pensarci, e un’altra cosa, non so se ci incontreremmo ancora, ma tu puoi chiamarmi Angela”
“Angela, che bel nome, peccato debba andare”
“Vai Fedele e non avere paura della vita e delle feste, tutto poi passa e anche per te ci saranno i bei giorni”
A quel punto mi fermai e gli chiesi
“Chi ti ha detto tutto questo, come fai a sapere che…”
“Zitto Fedele, io capisco la gente, e il tuo problema ti si legge negli occhi”
“Angela, quando ci vediamo?”
“Non lo so, io giro, non sono sempre qua”
“Va bene, ma avrai un recapito, un numero di telefono?”
“Non ho niente di tutto questo, va Fedele vai a farti un giro nella stanza delle Nonna, e tutto dopo sarà migliore”
Mi voltai per sapere che volesse dire, ma lei non c’ era più, sparita nel nulla.
Mi affaccia alla finestra e la vidi camminare veloce per la strada, “Mi lascia qui solo, così, e se fossi un ladro?” pensai sorpreso
“Ah, già Angela capisce le persone…mi sa che non la rivedrò mai più.
Una volta uscito da casa sua incomincia a pensare
“Ma come fa a sapere delle stanza della nonna?”
Quella stanza era molto grande però io non c’entravo spesso, forse perché mia nonna non la conobbi mai, comunque le ero molto legato, spesso mi capitava di rivedere i filmini in otto millimetri dove c’erano le immagini di mia nonna Vincenza, e ogni volta che la vedevo mi veniva da piangere.
Mia nonna aveva uno sguardo molto dolce e la musica di sottofondo dei filmati la rendeva ancora più tenera, pensavo spesso che se l’avessi conosciuta forse sarebbe divenuta un punto di riferimento importane nella mia vita, ma purtroppo la vita me la restituita così con foto e filmati e, volente o nolente, mi devo accontentare.
Lungo la strada che porta a casa degli zii e sul tram pensavo alla frase di Angela “Vai a farti un giro nella stanza della Nonna e starai meglio”, come faceva a saperlo? Che ero triste si vedeva, ma della stanza che ne poteva sapere? Vi anticipo che a queste domande io non trovai mai una risposta, se per caso voi l’avete fatemelo sapere.

Appena rientrato ritrovai i miei parenti ancora lì a tavola a parlare, era da poco passata la mezzanotte, niente di strano, però ero stato fuori non più di tre ore, come si dice una botta e via, comunque non riuscivo a pensare ad Angela in quella maniera. Ero stato bene con lei, ma appena rimesso piede in casa mi si rituffò nel cuore la depressione e la paura, così andai in bagno per sincerarmi di non avere una faccia da suicida.
Uscito dal bagno, prima di raggiungere gli altri a tavola, scrutai da lontano la porta della stanza della Nonna, mi feci coraggio e decisi di seguire il consiglio strampalato di Angela.
Aprii la porta ma non accesi la luce, non so perché, qualcosa o qualcuno me lo suggeriva, di luce c’è n’era poca e quella poca filtrava dalle tapparelle quasi abbassate, in mezzo alla camera c’era una poltrona e davanti ad essa il letto dei miei nonni. Mio Nonno che si chiamava Libero, lo conobbi, era un uomo molto buono, ma di più non saprei dirvi visto che io ero molto piccolo, comunque ne ho un buon ricordo.
Decisi, anzi qualcuno mi suggerì, di sedermi e rilassarmi sulla poltrona, io lo feci e a mia sorpresa cominciarono a piovere su di me i soliti dubbi, quelli seri, quelli idioti e quelli inutili, mi cominciai a preoccupare, ma come? Che razza di consiglio mi ha dato Angela? Meno male che dovevo stare meglio, poi d’un tratto ebbi uno strano pensiero:
“Nonna, ti prego aiutami a dipanare questi brutti sogni! Accarezza il mio volto stanco”
Ad un tratto sentii una dolce brezza attraversare tutto il mio viso, come una carezza appunto, fui colto poi da un brivido che percorse tutta la mia persona, le braccia, le gambe, il busto e ancora il viso…era bellissimo e cominciai a capire il consiglio di Angela e forse chissà, forse mia Nonna…
Non finii di pensare che mi accorsi che la finestra della stanza era aperta, non fu una bella sorpresa, tutto a quel punto era riconducibile all’aria che entrava. Mi alzai, andai a chiudere la finestra e mi risedetti un po’ deluso, ma non troppo, perché, in fondo, l’incontro con Angela fu magico e poi come faceva a sapere della stanza? Quella domanda mi continuava a ronzare in testa, purtroppo non riuscii a porgli la domanda con la sua fuga improvvisa, e poi adesso che ci penso non volle neanche i soldi della prestazione, anzi dirò di più, non contrattammo neanche, lei non parlò mai di soldi e io con tutti i pensieri che avevo non mi venne mai in mente.
Ecco c’era ora in me una confusione totale, forse dovevo uscire e cercare Angela, cercarla come farebbe un innamorato, dovrei correre come un pazzo e cercarla nei vicoli di prima, ma qualcosa mi diceva che era inutile.
Stavo per addormentarmi, quando nuovamente sentii la brezza accarezzarmi il viso, un po’ triste mi alzai per andare a richiudere la finestra, che pensai, si sarà sicuramente riaperta, ma con mia grande sorpresa non era così, la finestra era sigillata e in me nacque un sorriso e una felicità che qua non posso descrivere, forse devono ancora inventare le parole per tutto ciò.
Decisi di uscire dalla stanza, ma prima di farlo dentro me o forse a bassa voce, non ricordo, ringraziai le carezze di mia Nonna e ringraziai anche Angela, non solo per l’ora d’amore, ma anche per essere stata l’artefice di quel sorriso e quella felicità enorme.
Uscito dalla stanza, gli altri erano intenti a parlare delle solite cose, ma con grande stupore per tutti, anch’io mi misi a parlare con loro di tutte le cose che mi passavano per la testa, ma nel mio cuore rimasero le carezze di mia Nonna e l’amore di Angela, e adesso ne sono certo, perché una vocina me lo dice, ogni volta che starò male e che mi sembrerà di non farcela ci sarà sempre una carezza e forse una visita di una ragazza dagli occhi di diverso colore, uno castano e uno verde.

Pubblicato on Mercoledì 26 Dicembre 2007 at 14:10 Lascia un Commento

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