LE FAREMO SAPERE QUANTO PRIMA

LE FAREMO SAPERE QUANTO PRIMA

“Allora ti vuoi spicciare con questo cavolo di cesso!” disse Giò incazzato nero.
Da dentro al bagno, io calmissimo risposi, ”tranquillo ho finito, dammi ancora un attimo di tempo!”.
Mi asciugai le guance e il viso appena rasato, poi fiero e sorridente mi passai del dopobarba in gel.
“Allora! Cazzo Fede sarà mezz’ora che sei li dentro…devi andare a dei colloqui di lavoro, mica devi incontrarti con Miss Italia!”
uscii dal bagno e, bello fresco e profumato, lasciai il passo a Giò che con sguardo furibondo si spinse velocemente dentro il cesso.
“ehi!…io vado…ci vedremo per cena, oggi mi aspetta una giornata molto lunga…cazzo quanti colloqui di lavoro, speriamo che uno vada a buon fine”
da dietro la porta Giò mi disse:
“In bocca al lupo Fede, e ricorda, occhi aperti e chiappe chiuse!”
“buon proseguimento nel cesso…e falla dentro”
“in bocca al lupo e vaffanculo Fede!”.

Io e Giorgio ci conoscevamo dalla prima superiore, quando entrambi eravamo insieme in classe alla scuola alberghiera, poi dopo mille vicissitudini ci siamo trovati a dividere un appartamento in affitto, il pranzo e la cena, e perché no, anche qualche ragazza, ma la vita ogni giorno si faceva sempre più dura, e noi lavoravamo a singhiozzo e quasi sempre part-time, con questi cavoli di contratto che dopo due o tre mesi ti piazzano un calcio in culo, si, proprio i contratti ti sbattono un calcione sulla faccia posteriore, è proprio per contratto! Punto dieci: “il lavoratore alla fine della data fissata riceverà un calcio in culo, e poi dal contratto esce fuori una gamba con ai piedi un bell’anfibio con punta d’acciaio, e tu, appunto non devi fare altro che metterti a novanta, al resto pensa il grosso piede d’acciaio.Bella come immagine, molto teatrale, ma a conti fatti anche abbastanza vicina alla realtà. Comunque dovevo pur rischiare, anche se, oltre a stare attenti a contratti strani bisogna stare attenti alle truffe, tipo: “ok, il lavoro è suo però ci sarebbe un corso da fare prima” e tu: “quanto volete” e loro “solo duemila euro” e tu: “ma vaffanculo, cerco lavoro e voi volete dei soldi!” è per questo che Giò mi disse “occhi aperti e chiappe chiuse”.
Presi il tram al volo, e mi sedetti vicino ad un vecchio occhialuto. Il vecchio mi fissava e poi disse:
“cosa ci fa lei a quest’ora? sono quasi le dieci del mattino, non dovrebbe già essere al lavoro come tutte le persone oneste?”
lo guardai, feci per aprire bocca e lui disse:
“ho capito tutto, lei è uno scansafatiche…dovevo immaginarlo, se va bene non è neppure italiano”
“Guardi che…” cercai di parlare, ma niente
“sa, io alla sua età lavoravo già in una fabbrica, e per poche lire, ma c’era bisogno anche di quelle, mia madre restò sola quando mio padre morì in guerra, si mangiavano un sacco di patate, e non come oggi che si butta via tutto quel mangiare…lo portassero in Africa, così quei extracomunitari non verrebbero qui..lei di dove è?”
“io sono…” niente da fare non riuscii a parlare che mi interruppe nuovamente
“lo so lei è meridionale, pensavo fosse straniero perché voi del sud…”
stavolta il vecchio lo interruppi io:
“Senta…vada a fare in culo lei, la fabbrica dove lavorava, e pure suo padre in guerra!”
presi e scesi, era la fermata mia, il vecchio non parlò più, quando misi piede a terra però lo vidi cominciare a sbraitare e parlare con altre persone del tram, da lì al capolinea ne aveva da dire ancora di più prima.

“Allora vediamo, il primo colloquio è quello con la ditta di aspirapolvere “Genius” e deve essere proprio in questo grattacielo, qui nella zona nuova della città” pensai guardando l’edificio altissimo.
Entrai nel grande portone e subito fui fermato dal portiere:
“dove va?”
“ho un colloquio con la ditta “Genius”
“ok, al tredicesimo piano, ascensore A”.
Presi l’ascensore arrivai alla porta e suonai, venne ad aprirmi una ragazza bionda che mi fece accomodare in una piccola saletta, restai li ad aspettare per dieci minuti, poi fui ricevuto per il colloquio.
“Buongiorno..Signor…Cane”
“buongiorno Signor…”
“Augusti…vediamo, lei è qui per un lavoro, bene, come ha saputo che noi in questo periodo facciamo assunzioni?”
“bhe…qualche giorni fa un venditore porta a porta è venuto in casa mia, e oltre che tentare di vendermi qualcosa mi ha detto di queste assunzioni”
“ok, ha fatto bene il nostro venditore…allora vediamo, lei è interessato a questo lavoro?”
“certo, il vostro venditore mi ha detto che c’è posto anche presso i vostri magazzini?”
“eh no, nei magazzini ci lavorano i dipendenti che per qualche anno prima hanno fatto i venditori, lei avrebbe qualche problema a fare il venditore?”
“bhe, diciamo che sono abbastanza dubbioso, comunque posso provare”
“guardi che si guadagna bene, e poi sarà accompagnato da un venditore già esperto per i primi tempi”
“si, non è quello il problema, temo di non essere un tipo adatto per vendere scope elettriche casa per casa”
“Signor Cane, sono aspirapolvere, però come le ho già detto pocanzi si guadagna bene”
“si, ma il problema non è il guadagno, se ad esempio mi offrissero un lavoro dove guadagno meno che vendere scope…ops aspirapolvere, ma mi piacesse di più, bhe, non avrei problemi a scegliere il secondo”
“quindi Signor Cane, lei sarebbe disposto a guadagnare di meno pur di fare una cosa che gli piace, rifiutandone un’altra che non conosce, che però le farebbe arrivare più soldi in tasca, non so cosa dirle, si vede che lei non ha mai patito la fame, diciamo che forse ha delle altre entrate” disse provocatoriamente
“..diciamo che il colloquio può pure finire qui” risposi scocciato
“ho capito, facciamo così, le faremo sapere quanto prima, va bene? Una volta finiti gli altri colloqui vedrò se per caso fosse uscito un posto di lavoro con altre mansioni, ma non le assicuro niente, qui si deve crescere professionalmente in un certo modo, vedremo, in caso le telefonerò”
“ok, buongiorno”
“buongiorno”
Uscii dalla porta e fui accompagnato dalla bionda di prima, una volta fuori dal grattacielo guardai sul foglietto gli altri appuntamenti, ore 11:00 ditta di consegne “Velocity” presso lo stesso grattacielo.
Rientrai nel palazzone e mi venne incontro di nuovo il portinaio:
“di nuovo lei, ha dimenticato qualcosa?” mi chiese con tono sgarbato
“no, devo andare a fare un altro colloquio, questa volta dalla ditta “Velocity”, che piano è?”
“al quattordicesimo”
“grazie”.
Presi nuovamente l’ascensore e mi fermai al mio piano, suonai alla porta e mi venne ad aprire una bella ragazza, questa volta bruna:
“buongiorno, desidera?”
“sono venuto per il colloquio, ho l’appuntamento per le 11:00”
“si accomodi nel frattempo, vado a vedere nella agenda degli appuntamenti”
la ragazza andò dalla sua scrivania, aprì una grossa agenda e ritornò da me, che nel frattempo mi ero seduto comodo in una poltrona in sala d’attesa.
“lei è il Signor Fedele Cane” disse con un tono leggermente ironico
“si sono io, tutto a posto?”
“certo, se vuole può già entrare per il colloquio”
“grazie”
“si figuri, le faccio strada”
la tipa era veramente carina, peccato che avevo da fare, e poi con tutto quello che mi stazionava già per la testa, non era il caso di pensare anche a quella ragazza.
La signorina entrò nell’ufficio del colloquio e disse:
“Signor Lanfranchi? C’è qui il Signor Fedele Cane, ha un appuntamento per il colloquio di lavoro”
“bene, lo faccia accomodare pure”.
Entrai nell’ ufficio e mi sedetti, mi presentai e il Signor Lanfranchi si mise a farmi qualche domanda e ad illustrarmi il mio possibile lavoro:
“Allora Signor Cane, ha letto l’annuncio sul giornale?” chiese sorridente
“si, sono venuto per il colloquio, ieri ho telefonato per l’appuntamento, sa com’è, oggi ne ho alcuni di colloqui di lavoro”
“bene, a me piacciono le persone volenterose, spero di poterle offrire il mio aiuto”
“lo spero anche io”
“bene, lei come avrà letto dall’annuncio cerchiamo personale per consegne in città, noi siamo una ditta di corrieri espressi, lei ha una macchina?”
“no, veramente no”
“strano alla sua età, comunque non è un problema”
“fantastico”
“Signor Cane, lei ha un motorino?”
“no, niente motorino”
“strano anche questo, comunque non è un problema, noi cerchiamo anche corrieri che vadano a piedi, o che prendano il bus, lei sa prendere il bus?”
“direi di si Signor Lanfranchi, non sono mica un idiota”
“perfetto, mi piacciono le persone con temperamento”
“fantastico” risposi io.
Il Signor Lanfranchi prese dalla tasca una sigaretta e se l’accese.
“gradisce una sigaretta Signor Cane?”
“no grazie, non fumo mai ai colloqui di lavoro”
“molto spiritoso…Signor Cane, mi piacciono le persone di spirito, ma adesso veniamo al dunque. Assodato che il tipo di lavoro le stia bene, parliamo delle modalità di consegna che noi usiamo, e perché no, parliamo di paga”
“perfetto Signor Lanfranchi, mi piacciono le persone concrete”
“allora, lei al mattino si presenta qui, diciamo per le sette, Ok?”
“ok” risposi sicuro
“ una volta qui, Signor Cane lei va dalla signorina con i capelli rossi, poi quando usciamo gliela presento, ma non si faccia illusioni, lo faccio solo per motivi di lavoro”
“ok, niente illusioni”
“una volta andato dalla Signorina con i capelli rossi, che per la cronaca si chiama Laura, si fa dare da lei la sacca con il primo contenuto da consegnare, e ad esempio poniamo il caso lei debba andare nell’estremo est della città”
“fin qui tutto ok”
“bene, lei va a fare la consegna, e poi una volta finito telefona qui, con il suo cellulare o con un telefono di una cabina, ok?”
“ok”
“una volta tornato qui avrà un’altra lettera o busta da consegnare, di solito per uffici, e potrà capitare che lei debba ritornare nell’estremo est della città, e così via”
“senta, e le telefonate chi me le paga?” chiesi sospettoso
“a quelle deve pensare lei di tasca sua”
“e se per caso quando telefono non c’è nessuna altra consegna da fare che faccio?”
“bhe, niente aspetta e richiama ogni mezz’ora”
“…ok, e la paga?”
“già, ci sarei arrivato, bene per ogni consegna fatta nelle sue tasche vanno 80 centesimi, ma c’è una condizione”
“Quale” chiesi io sospettoso
“bhe…se farà meno di cento consegne in un mese non verrà pagato, in breve i pagamenti inizieranno alla centunesima consegna, naturalmente le verranno pagate anche le cento prima, è un problema per lei?”
lo fissai in faccia, lui fissava me, aveva appena finito di fumare la sua sigaretta, e da dietro la porta sentii strillare forte:
“Voglio parlare con il Signor Lanfranchi…cazzo, voi non mi prendete per il culo…!”
“stia calmo, il Signore adesso è occupato, sta facendo un colloquio, non può riceverla”
la voce che proveniva da dietro alla porta era quella di un uomo e della segretaria che mi aveva aperto la porta al mio arrivo.
La porta si spalancò, entro un ragazzo sui ventiquattro anni, alto, con gli occhiali, e un incazzatura al quadrato, io mi alzai e mi spostai verso il muro, il Signor Lanfranchi restò seduto, ora il ragazzo, e Lanfranchi erano faccia a faccia.
“Senta Signor Bongiovanni, stia calmo e si spieghi, siamo una ditta seria, cosa è che non va?” disse preoccupato Lanfranchi.
“Ma che faccia tosta! Cosa è che non va? Lei in un mese mi avrà fatto consegnare trenta lettere e plichi…così non posso vedere un centesimo! E che dire dei pomeriggi che ho passato a telefonarvi per non consegnare nulla!?”
“si calmi, lei in questo mese non è stato molto fortunato…comunque gli pago le trenta consegne…e poi ci mettiamo d’accordo ok?”
il ragazzo era ancora più furente, prese in mano i soldi, ventiquattro euro che gli diede Lanfranchi e strappò i venti euro davanti a lui, poi prese le restanti quattro monete da un euro e le fece scivolare dentro al decolté della segretaria, che cominciò ad arrossire come un peperone, poi si voltò verso di me, mi guardò, e uscì velocemente.
Il Signor Lanfranchi non si mosse, solo quando senti sbattere la porta d’uscita cominciò a dire forte:
“si vergogni Signor Bongiovanni! Qui per restare bisogna averne voglia di lavorare!” finito di parlare si aggiustò il nodo della cravatta con la mano destra, si ricompose e mi disse:
“abbia pazienza Signor Cane, vede quello è un mezzo drogato…”
“ma lasci perdere, io me ne vado…”
“aspetti Signor Cane, io ho i suoi dati…le farò sapere quanto prima…Signor Cane?”
io uscii che ancora parlava…ma porca troia pensai, perché ci devono essere tutti questi stronzi a piede libero!
Era mezzogiorno, entrai nel primo bar che incontrai e li mi sedetti a mangiare qualcosa, presi due tramezzini e un bicchiere di acqua minerale frizzante, mi attendeva ancora un pomeriggio di colloqui, il prossimo era con un ditta di non so cosa, che mi propose un colloquio di lavoro per telefono due giorni prima, già sapevo che erano stronzi, ma decisi di andarci ugualmente.
Il palazzo dove erano ubicati gli uffici della ditta era antico, ed era su una strada tra le più lussuosa della città, citofonai e entrai nel palazzo, gli uffici erano al secondo piano.
Appena dentro fui accolto da una sala d’aspetto, li dentro c’erano già tre persone sedute ad attendere, un ragazzo sudamericano e credo la sua fidanzata, accanto a loro un ragazzo sui venticinque anni pelato e vestito tutto di nero.
“mi dica pure?” mi chiese una segretaria seduta ad una scrivania:
“salve, sono il Signor Cane, ho un appuntamento per un colloquio”
la bella mora controllò il foglio ed evidenziò il mio nome.
“tutto a posto, si accomodi, tra poco sarà ricevuto, ma primi compili questa scheda”
mi sedetti e cominciai a scrivere i miei dati, dopo di essi c’era da compilare una scheda sul carattere, ad esempio c’era scritto “sei invidioso?” e tu dovevi barrare il quadratino vicino con una emme se eri meno, oppure con un p, se eri più, insomma una specie di test che presagiva ad un corso, almeno secondo la mia esperienza fin li avuta. Dopo che finì di compilare il modulo,cominciai a parlare con il ragazzo pelato, anche lui era stato contattato per telefono, ed insieme ci mettemmo a commentare la bellezza della segretaria, però sottovoce.
Mezz’ora dopo, si aprì una porta, ne uscì un uomo grosso e grasso:
“Signor Cane?”
“si, sono io”
“venga si accomodi”.
Entrai nell’ufficio e mi sedetti.
“Allora Signor Cane, noi siamo la Electronic dreams, ci conosce? ha mai sentito parlare di noi?”
“no, non mi risulta”
“ok, siamo una ditta che produce apparecchiature per ufficio, e vogliamo passare da centocinquanta filiali a trecentocinquanta, entro tre anni, quindi abbiamo bisogno di amministrativi, lei è disposto a svolgere un corso di cinque giorni? sempre che le risposte del suo test siano per noi corrette?”
“cinque giorni si può fare, ma è un corso a pagamento?”
“cazzo, ma perché me lo chiedete tutti?” rispose cambiando improvvisamente tono di voce, quella pacatezza fin li avuta tramontò subito
“per che cazzo…ci sono delle fregature in giro, gente che aspetta di fottere disoccupati!”
“e che cazzo! Io offro lavoro serio, dopo il corso di cinque giorni, c’è né un altro di un anno!” disse alzando ancora il tono di voce
“a pagamento?” richiesi io
“cazzo, ma volete tutto gratis!? Non possono pagare tutto le aziende…cazzo se no non decollano!”
“senta, lasciamo perdere…faccia finta di non avermi mai visto!”
“e lo capita da subito a lei! Lei non combinerà mai nulla nella vita…!” disse sussurando
“ma vai a fanculo pancione!” dissi ad alta voce
uscii di fretta e nella sala d’aspetto vidi il ragazzo pelato che rideva, mi porse la mano per battermi il cinque, i glielo diedi e uscimmo insieme, mi disse che aveva ascoltato tutto, e che avevo fatto bene a mandarlo a fare in culo, mi ringraziò anche per avergli evitato una perdita di tempo.
Salutato il ragazzo pelato, mi avviai per il ultimo colloquio.
Quest’ultimo colloquio era presso una ditta di serramenti, e per arrivarci dovetti prendere due autobus, infatti la loro fabbrica era situata in una zona collinare.
Presi il bus numero 70, poi presi il 34 e scesi dall’autobus con in mano il ritaglio dell’annuncio sul giornale.

“Permesso, c’è nessuno?” chiesi entrando nel capannone dove lavoravano gli operai.
Mi si fece incontro un giovane sui vent’anni e mi indirizzò per il colloquio in un ufficio vicino al capannone, suonai e una signorina mi fece accomodare in una saletta.
Dopo circa mezz’ora un uomo piccolo di statura e con gli occhiali tondi mi fece entrare nel suo ufficio.
“bene, Signor…”
“Cane, mi chiamo Fedele cane”
l’uomo saputo il mio nome dovette serrare bene le labbra per evitare di ridere, ma non fece battute e non mi chiese niente a riguardo del mio nominativo, comunque ormai c’ero abituato al sarcasmo, ero pronto a tutto.
“ok, bene Signor Cane, a cosa devo la visita? Deve fare i serramenti di casa sua?”
“no, Signor…”
“mi chiamo Dottor Lorenzi”
“bene, no Dottor Lorenzi, sono venuto per l’annuncio”
“quale annuncio, noi non facciamo pubblicità, a noi basta il passaparola dei nostri clienti”
“no, Dottor Lorenzi, mi riferivo a questo annuncio di lavoro”.
Gli porsi il ritaglio di giornale, lui lo guardò e poi cambiando tono di voce mi disse:
“no, mi dispiace ma noi non cerchiamo nessun lavorante”
“scusi, ci deve essere un equivoco…non siete voi la Ditta “Frame world”?
“certo che siamo noi, ma non cerchiamo nessun lavorante”
“scusi se insisto, ma ci deve essere un equivoco…”
“nessun equivoco, e adesso può andarsene, dobbiamo lavorare, e lei mi sembra che le piaccia perdere tempo!” disse con tono incazzzato
“senta lei come si permette? E tutto il giorno che giro per colloqui di lavoro!”
“e, vedo il risultato!”
ero stanco, non avevo voglia di litigare, smisi di alzare la voce e chiesi se potevo lasciare il mio curriculum
“ok, mi dia il suo curriculum, anche se con me è stato poco educato non fa niente, in caso cercassimo operai terremo conto della sua candidatura, le faremo sapere quanto prima, buongiorno”
“buongiorno”.
Uscii da quell’ ufficio stanco e incazzato, ma nella mia posizione non potevo permettermi di litigare ai colloqui di lavoro, ormai ne avevo più uno, ripresi i due bus e tornai in centro città, erano le cinque del pomeriggio e l’ultimo colloquio era in un centro commerciale come maschera per un cinema multisale.

Arrivai in tempo per il colloquio, entrai nel centro, feci le due scale mobili, ed entrai nel miltisala, li mi aggredì subito l’odore quasi nauseante dei pop-corno, l’ambiente vellutato, e l’aria condizionata tutti questi elementi sommati mi svegliarono dal torpore in cui ero caduto dopo il colloquio con la ditta di serramenti.
Mi fecero accomodare subito in un ufficio e in mezzo a locandine di films e pareti con foto d’attori arrivò un giovane di circa trent’ anni.
“Buongiorno Signor Cane, noto con piacere che è puntuale, mi fa piacere è un ottimo inizio, io mi chiamo Marco Serri, e mi occupo di assunzioni e di altre cose amministrative, ma mi chiami pure Marco, siamo una grande famiglia qui”
“grazie, comunque veniamo al sodo, sono piuttosto stanco”
“Signor Cane, come mai ha la faccia così triste? Su si rallegri che qui un contratto di sei, dico sei mesi non glielo toglie nessuno!”
sei mesi, il tipo che avevo davanti a me mi proponeva sei mesi di lavoro, fantastico, avrei risolto la mia vita, che mondo stronzo, mi facevo ridere da solo, ero lì a elemosinare sei mesi di lavoro.
“allora che ne dice? lei staccherà i biglietti e si occuperà dei pop-corno, domani appena inizierà, i suoi futuri colloghi le spiegheranno tutto, e non si preoccupi, qui siamo come dicevo prima in una grande famiglia, però sorrida Signor Cane, sorrida, non può accogliere il pubblico con quei musi, mi raccomando!”
“ok, le farò saper quanto prima”
“come? Mi farà sapere quanto prima? Ma allora non ha capito niente, lei è assunto, per me è ok, basta che si tolga quei musi lunghi…le offro sei mesi di contratto è una paga base di ben 500 euro mensile per otto, dico otto ore di lavoro, il riposo è un giorno alla settimana da concordare con i suoi futuri colloghi”
“no, non ha capito lei, io ho capito, le farò sapere quanto prima, il suo telefono c’è lo, semmai vengo a dirglielo direttamente qui” dissi con tono serio
“non ci posso credere, lei viene qui per un lavoro, noi glielo offriamo e lei rinuncia? Ma è pazzesco, sta scherzando?”
“non sto scherzando, le ho detto che le farò sapere, forse, faccio un po’ come fate tutti voi”
“Signor Cane, io non la riesco a seguire, chi sarebbero “tutti voi”?”
“come fate voi, voi, tutti voi, ma adesso sono stanco, cosa danno oggi al cinema, c’è un film impegnato? oggi ho voglia di un film impegnato, bello tosto, ma che faccia anche pensare, stasera ho voglia di riflettere su qualcosa”
“ok, io ci rinuncio…cazzo ci sono file di giovani e meno giovani come lei, che fanno la fila per lavorare qui, e lei ci rinuncia? Va bene lasciamo perdere”
“le ho chiesto del film, lei non lavora qui? me lo dica per cortesia”
“ma che ne so…ah si, c’è Buongiorno Notte di Bellocchio, è un film sul rapimento Moro”
disse pensando a ben altro
“perfetto”
mi alzai dalla sedia, porsi la mano per salutare, e il Signor Lorenzi nonostante non avesse voluto me la strinse mollemente, uscii, poi fatti due o tre passi fuori tornai indietro, ribussai, e dissi al giovane amministrativo:
“per quella faccenda le farò sapere quanto prima”
lui non disse niente, io riuscii nuovamente e andai a fare il biglietto per il film, la cassiera mi fece il ticket e io entrai nella sala buia, ormai erano le 17,30, e anche dentro alla sala mi seguii quel odore arrembante di pop-corn.

Pubblicato on Mercoledì 26 Dicembre 2007 at 14:25

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