Le molte donne di Fedele Cane

Le molte donne di Fedele Cane

“Culi, ci sono solo culi e tette, e cosce, quelle sempre” commentava così ad alta voce Fedele Cane guardando la t.v.
Lui era sdraiato sul suo letto disfatto, popcorn anche in fondo alle coperte e naturalmente alcolici sul comodino.
Guardava la t.v soprattutto la notte, quando non aveva compagnia femminile a distrargli la noia e il mezzo alcolismo che aveva. persino..e naturalmente, quando non aveva i turni di notte al bordello clandestino.
Al bordello, si occupava che nessun cliente facesse troppo casino, e la sua statura glielo permetteva, e quando “la cosa” si faceva troppo rumorosa aveva sempre in dotazione una bella pistola con il silenziatore “niente casino in un bordello clandestino” diceva ai clienti nuovi appena entrati in camera, e per quelli vecchi era già una legge assodata da tempo, e loro obbedivano scrupolosamente.
Erano le 4’30 del mattino quando squillò d’improvviso il telefono, fortuna era che fosse sul comodino insieme ai beveroni:
“Pronto, chi rompe?” disse scocciato e mezzo ubriaco
“sono io Clara, non mi hai più chiamata..come mai?”
“ma che cazzo dici non ti ho più chiavata..ma l’altro ieri sera da me cosa credi che abbiamo fatto? Abbiamo giocato a carte?”
“Fedele..lo so..ma non mi hai più chiamata ? Ho detto chiamata non chiavata..ti senti bene? ti sento strano”
“sto bene..e tu non mi rompere le balle! Quando avrò esigenze maschili di un certo tipo ti chiamerò ok? Ciao..addio” e mise giù il telefono.
Non tutte le donne che aveva erano sdolcinate e rompicoglioni, Clara era una delle poche, nella maggioranza dei casi dopo aver passato la notte insieme, al mattino non c’erano già più in casa sua, erano quelle che preferiva, magari le rivedeva, magari no, il tutto dipendeva dal bar in cui le arpionava e anche dalla loro salute, molte alcoliste non le rintracciava più, se non poi a venire a sapere dal barman che erano morte, il più delle volte per strada, e per alcolismo o droga.
“Clara.. Clara.. non dovevo arpionarti alla fermata di un bus, devo arpionarle solo al bar, danno più garanzie..e poi Clara è troppo vispa, si vede che sta bene, quella mi sa che non me la toglierò dai piedi facilmente, quella ha lo spirito crocerossino, e in me ha trovato il malato da curare, mi sa che se ritelefona o si ripresenta in casa sarò obbligato a prenderla a calci nel culo” pensava questo mentre si era alzato per andare a pisciare.
Rientrato nel letto non fece a tempo a ricoprirsi che squillò nuovamente il telefono:
“Pronto, chi scassa le balle?”
“si..sono di nuovo io, sono Clara” la ragazza stava piangendo e questo irritò non poco Fedele.
“..non mi trattare male, io lo so che fai così perché hai problemi con l’alcol..”
“..senti Clara..se avessi problemi con l’alcol non berrei..e adesso non mi rompere più i coglioni…ma non hai nessuno che ti sbatta a letto senza che ogni volta tu debba chiamare me?”
la risposta non ci fu, Fedele sentì solo un “clic” e pensò:
“questa non chiama più, è andata meglio del previsto”
Guardò per circa un’ora le televendite di ogni tipo, dai supercoltelli che tagliano tutto, alle cartomanti, ai materassi che durano trent’anni “chissà se tra trent’anni scoperò ancora alla grande?” pensò con profondità.
L’alba stava arrivando a coprire un cielo azzurro e scintillante, un’alba che presentava a Fedele un giorno tranquillo come tanti, un giorno di riposo dal lavoro e quindi dedicato a rimorchiare qualche femmina nel giro dei suoi soliti bar.
Spense la televisione che erano circa le otto del mattino, e se non fosse stato per le telefonate scoccianti di Clara, l’avrebbe passata anche bene la nottata, nonostante non avesse dormito molto, se non appisolarsi tra uno spot e l’altro, Fedele era abbastanza in forma, allora si alzò di scatto e lasciò solo il letto disfatto e ancora pieno di pop-corn.
Raggiunta la cucina si scaldò una notevole tazza di caffè americano, la bevve in un sorso e andò ad aprire la porta per placare il suono del campanello che nel frattempo si mise a suonare.
“Chi rompe?” domandava sempre chi fosse alla porta, non si sa mai, con il lavoro che faceva non c’era da stare tranquilli, a volte nei momenti più caldi per via della polizia non domandava proprio chi fosse a suonare, si piazzava dietro alla porta con la pistola e aspettava di capire chi fosse.
“Sono Monia, mi apri?”
Era l’unica donna che Fedele non si stufava mai di rivedere, l’unica con cui non litigava, l’unica anche che lo sopportava..insomma era l’unica a cui avrebbe dato un paio di chiavi di casa sua.
Aprì la porta e se la ritrovò immediatamente tra le braccia, cominciarono a baciarsi dalla porta e in pochi secondi si ritrovarono sdraiati sul letto mezzi nudi.
Finito il saluto, Monia si alzò dal letto si rivesti e andò in cucina a bersi una bella tazza di caffè americano.
“Fedele, anche stanotte tutto il tempo a guardare la t.v, niente donne in questo periodo?”
“no, in questi giorni a parte una pazza, non ho arpionato nessuna tra le mie lenzuola”
Monia non chiese chi fosse la pazza, a lei non interessava se Fedele avesse o no altre donne, a lei, interessava solo avere un suo spazio nella sua vita, e l’importante che quello spazio fosse tra le lenzuola di Fedele, del resto se ne fotteva.
“Monia, mangi qua?”
“non credo, oggi devo andare a lavorare nel primissimo pomeriggio, credo che mangerò un panino al bar”
“come ti trovi nel nuovo lavoro?”
“come al solito, tre mesi qui, tre mesi la, ormai ci ho fatto l’abitudine, questi sembrano gentili, e il lavoro è il solito dovunque vada, in quelle ditte sempre borse devo cucire, ma non parliamo di lavoro, hai da bere qualche cosa di alcolico?”
Fedele si alzò dalla sedia in cucina e si diresse in camera sua, entrò, si avvicinò al comodino, aprì la porticina sotto, e prese una bottiglia di whisky ancora da aprire, prima di uscire annusò l’aria della stanza e con la faccia “schifata” andò ad aprire la finestra e ad alzare tutta la tapparella.
“Fede, tu che fai oggi? Non sei di servizio al bordello stasera?”
“no, oggi sono in ferie, penso che me la godrò a girare un po’ di bar.”
Mentre apriva la bottiglia il telefono cominciò a squillare, passò la “boccia” appena aperta a Monia e andò a ripondere:
“chi scassa le palle?”
“piantala! Lo sai che sono io, smettila di bere che diventi cattivo!”
“Clara..pensavo di essere stato chiaro prima..anzi questa notte al telefono! Ma ti rendi conto?”
“mi rendo conto che sei malato!”
mentre la discussione prendeva man mano fuoco, Monia si versava whisky nel bicchiere dell’acqua e rideva, tanto forte che adesso lo faceva a squarciagola
“Fede! C’è una donna con te? sei un bastardo..sei un fottutissimo bastardo..la sento ridere, è una voce di donna..complimenti, e tutte le belle cose che mi avevi detto l’altra notte?..eh?…dove sono andate a finire?”
“adesso basta! Sei una pazza…vuoi sapere perché ti dicevo quelle belle cose? Vuoi saperlo puttana?..le dicevo per farti aprire le gambe, cogliona…puttana..non farti più sentire se no ti ammazzo hai capito che ti uccido!..ti sparo..io ti sparo!”
Monia non ne poteva più dal ridere, smise anche di bere per non rischiare di sputare tutto quel ben di dio che c’era nella sua bocca.
“basta..sei un pazzo e un grandissimo porco, ti auguro di morire sotto i colpi di un mitragliatore, anzi no..sarebbe troppo facile…ti auguro di crepare di cancro, non so se esista ma ti auguro di crepare di cancro al cuore..lurido bastardo”..Clic
Fedele mise giù la cornetta, stavolta era convinto che Clara non si sarebbe più fatta sentire, stavolta era stato veramente un bastardo.
Monia si alzò dalla sedia e si avvicinò a lui, lo strinse e gli disse:
“sei un bastardo..e che mi dici a me per farmi aprire le gambe?”
“niente, te le apro io direttamente”
mentre si abbracciavano lui le infilò una mano in mezzo alle gambe, lei era già eccitata da prima, era già bagnata e pronta, pian piano le fece scivolare le mutandine dalle gambe, le alzò la gonna e…squillò nuovamente il telefono.
Fede non poteva non andare a rispondere era più forte di lui, e poi poteva anche essere un’altra donna, anche se un sospetto su chi poteva essere lo aveva.
Monia si tolse la gonna e mentre lui andava a rispondere al telefono lei cominciò a masturbarsi seduta sul tavolo della cucina.
“pronto…puttana, la finisci di scassarmi i coglioni? stavo cominciando a scopare, e per tua informazione per la seconda volta da stamattina..e tu telefoni ancora..io ti ammazzo e tu lo sai che ne sono capace!”
dall’altra parte della cornetta ci fù una risata forte:
“ma che ardore Fedele…ma io è la prima volta che ti telefono, il numero me lo hai dato la settimana scorsa, non ricordi chi sono? ci siamo incontrati al bar della stazione centrale”
Fedele non sapeva che dire e che fare, rispondere alla bella voce roca che proveniva dalla cornetta, oppure guardare Monia infilarsi le dita nella fica? Dubbio atroce, così decise di concentrarsi sulla voce, per Monia c’era sempre tempo.
“veramente..io non ricordo” Fedele cominciò a diventare gentile, non si sa mai magari ci poteva uscire una trombata, meglio iniziare soft.
“ma dai..sei diventato timido..e pure al bar non lo eri..neanche quando mi hai infilato la tua lingua in bocca..ho capito hai troppe donne e non ti puoi ricordare di tutte..io sono Valeria, ora ti sovvengo “bello”?”
Ora Fedele aveva capito, rivide le sue gambe e ricordò il suo viso e il suo vestito , quella al telefono era una puttana sbandata, si poteva fidare di lei.
“ora ricordo Valeria, ricordo le tue gambe..ci potremmo vedere al bar oggi pomeriggio, io oggi sono in ferie, che ne pensi?”
“ma certo..ho telefonato per questo”
Nel frattempo Monia si era rivestiva e stava per uscire, una volta capito che Fedele aveva una nuova preda non voleva distoglierlo troppo, una volta pronta lo salutò con un cenno e uscì dal suo appartamento con in mano la bottiglia di whisky ancora piena per tre quarti, in fondo qualcosa doveva guadagnarci pure da quel incontro.
“senti Valeria, allora alle cinque dal bar della stazione ok?”
“alle cinque dal bar”
Peccato che Monia se ne fosse andata, adesso se la sarebbe ripassata volentieri, d’altrocanto ora aveva in testa Valeria, e Monia sarebbe ritornata presto, lei era il suo porto sicuro, le altre erano solo piacevoli tempeste.

L’ appartamento in cui viveva, appena lui c’era entrato era pulito e carino, ma dopo dodici mesi in sua compagnia era diventato piuttosto triste, sembrava più una di quelle bettole dove si paga quasi niente, perché da sopportare a starci è già un caro prezzo, nella stanza da notte c’era un letto matrimoniale, d’altronde con tutte le donne che aveva era il minimo, un armadio bianco a quattro stagioni di una tristezza unica, senza una minima decorazione e anche poco funzionale, c’era un comodino, quello appunto per poggiarci dei beveroni, e il telecomando della t.v, l’altro comodino lo aveva buttato via, lui dormiva sempre dallo stesso lato del letto, quello dove c’era il comodino appunto, dall’altro lato niente, anche se aveva un sacco di donne diceva che non serviva a niente a loro il comodino o anche solo un ripiano, diceva che i vestiti che si toglievano potevano stare sulla sedia o meglio per terra, visto che la sedia era anch’essa dal suo lato e lui ci poggiava su i bicchieri per i beveroni suoi e delle sue donne alcolizzate. Tutto dalla sua parte, doveva essere lui ad avere il controllo degli alcolici.
La cucina era composta da un angolo cottura che Fedele usava poco, lui “cucinava” se così si può dire solo pasti fatti per il microonde, e i piatti che di solito usava erano solo quelli di carta, a parte se aveva ospiti femminili allora usava quelli di plastica rigida, ci teneva lui a fare bella figura con le donne!
Il tavolo era rettangolare di colore grigio, fatto di formica con le gambe di acciaio e sistemato in fondo alla cucina, il lampadario era piazzato sul soffitto sopra il tavolo, la sera in pratica, una volta accesa la luce, l’unica cosa ad essere decentemente illuminata era appunto il tavolo, il resto della cucina rimaneva in penombra, fortificando quel senso di tristezza che si respirava in tutto l’appartamento.
Il cesso era maltenuto, la vasca sempre piena di vestiti da far finire in lavatrice, il lavabo e tutti i sanitari erano di colore bianco, la tavola del cesso era nera, lo specchio era piccolo ed era incastonato in mezzo a due piccole ante porta oggetti, sopra lo specchio una lampadina faceva la funzione sia dia illumina specchio, sia da lampadario per l’intero bagno, anche lì la luce era di seconda importanza.
L’entrata era composta da un corridoio stretto con alle pareti appese un sacco di foto incorniciate, più che altro erano ritratti di persone sconosciute intente a bere, poi interni di bar, cessi di bar, e baristi ora sorridenti e in posa, ora scazzati.
La fotografia era la sua passione, l’obiettivo da lui più usato era il grandangolare dove si posso ritrarre meglio gli interni, lui andava nei bar e fotografava con una vecchia macchina degli anni settanta, certo non tutte le volte, se decideva che quel giorno doveva ubriacarsi di solito non la portava con sé, una volta nonostante avesse preso questa decisione portò con sè la macchina fotografica, come da protocollo si ubriacò, poi non ricordò più niente, si risvegliò su di una panchina vicina al bar, e quando fece sviluppare le foto, non vi dico cosa uscì fuori dalla macchina, foto con lui disteso per terra, lui nel cesso che tentava di pisciare e tante altre foto ridicole e quasi tutte sfocate, probabilmente quelli che gli e le scattarono non erano molto avvezzi con la fotocamera, almeno con quella.

A mezzogiorno in punto ancora con l’acquolina in bocca per Monia, accese il microonde prese dal frigo due pizzette, e con scazzo le infilò nel piccolo forno, regolò la temperatura e il tempo, e si sdraiò in camera sua per aspettare che il “cuoco meccanico” compisse il suo dovere.
“Ci sono solo macchine, fuori dico, ci sono macchine, palazzi, marciapiedi, donne tante belle e pronte per me” pensava Fede, non aveva molte cose per la testa, le sue amichette tutte culi e tette, i beveroni, i bar, e il suo lavoro per vivere, chissà dopo che avrebbe fatto, pensione certo non avrebbe avuto, ma lui non ci pensava più di tanto, era sicuro che sarebbe morto prima di essere decrepito da non potere più lavorare.
“che bella vita, quante donne, se volessi poi pure al bordello ne avrei, qualcuna ne ho, c’è Rosa, lei me la dà ogni tanto, ma viene a casa, che scherziamo! Niente distrazioni sul lavoro” pensava molto solo nelle attese ed erano sempre pensieri compiacenti per la sua vita.
Drin, Drin, Drin, Fedele si ridestò dalle sue elucubrazioni, subito pensò al suono del telefono e a quella scassa minchia di Clara, certo però che se la sarebbe rifatta, eccome, ora era ancora più eccitante, lei così per bene, così giusta nei suoi discorsi, “Cazzo, devo andare a spegnere il forno, se no la mia cena si abbrustolisce” disse a voce alta questa volta.
“ma che splendide pizzette” esclamò appena le sfornò dal suo bellissimo e potentissimo microonde, non tutto in casa sua era vecchio, anzi la televisione ad esempio era tecnologicamente avanzata, schermo piatto e impianto d.v.d assemblato ad essa, quello che lasciava molto a desiderare era solo il “parco mobili” ma lui non se ne preoccupava di questo, lui soleva dire “ciò che mi serve deve essere perfetto, tutto il resto è contorno”.
Mangiata la sua solita cena, decise di uscire, erano le 14 del pomeriggio e per l’appuntamento con Valeria c’era ancora tempo, così pensò di farsi un giro per vetrine, calcolò che per arrivare in centro con i bus avrebbe impiegato un’ora circa e dalle 15, alle 16 i negozi avrebbero aperto tutti.
Sceso da casa, prese subito il bus che faceva capolinea proprio sotto il palazzo dove abitava, si sedette, e letto l’orario si accorse che sarebbe partito dal capolinea non prima di dieci minuti.
Si stava per addormentare, quando sentì una voce da dietro sussurrare:
“Fede, scusa per prima al telefono..non so che mi sia preso, forse..”
Fedele, si alzò di scatto dal sedile, si girò prese per il bavero del cappotto Clara e sbattendola contro la porta chiusa del bus ancora vuoto le disse:
“puttana, se vuoi scopare ti dico quando e dove..se vuoi salvarmi dall’inferno..bhe sparisci perché lo vedo ogni volta che mi rompi la minchia con i tuoi discorsi da suora..sono stato chiaro Troia? E adesso sparisci dalla mia vita!”
Clara, ogni qualvolta veniva insultata si trasformava, e puntualmente reagiva con violenza, anche se solo verbale:
“bastardo, lasciami, sei un ubriacone! che fai per campare? che fai lurido porco fallito?!”
Fede, lasciò la presa dal bavero di Clara, fece un lungo respiro e disse con tutta la calma che riuscì a raccogliere:
“a te non deve interessare ciò che faccio, e ciò che non faccio per campare, se pensi che io sia un fallito a me sta bene anche così, basta che tu sparisca dalla mia vita”
Clara lo guardò ancora arrabbiata e gli disse:
“tranquillo questa è l’ultima volta che ci vediamo, io ci ho provato, mi piacevi, e non solo perché sei alto e bello, ma anche perché credevo di poterti aiutare, ma basta, me ne vado per sempre, e tu non cercarmi più!”
non c’è che dire la faccia tosta di Clara era conclamata, Fede la guardò e gli disse:
“va bene, scendi dall’autobus e tornatene da dove sei venuta”
Clara non rispose, scese dal bus e sparì tra le strade della periferia.
Fedele, ebbe da chiedersi soltanto una cosa riguardo Clara:
“ma dove cazzo abita? abita in periferia o quella stronza è da due giorni che viene qui per incontrarmi?” dopo quel frugale pensiero non ebbe più modo di pensare a lei.

L’autobus partì, Fedele era emozionato di rivedere Valeria, lei era bella, alta addirittura quasi come lui che era un metro e novantanove, Valeria sarà stata uno e novanta, forse scarso ma era una bella altezza, chissà a letto..era sicuro che la notte successiva se la sarebbe scopata alla grande.
Arrivato in centro, Fedele scese dal bus e cominciò a vedere le prime vetrine aperte, quel giorno era freddo, ma il cielo era limpido di un azzurro pronunciato, pensava che quel giorno non si sarebbe ubriacato, non poteva ubriacarsi, quel giorno doveva fottersi come non mai Valeria, niente alcol, al limite al bar avrebbe preso un analcolico, buffo per lui soltanto pensarlo.
La città cominciava pian piano a muovere un nuovo pomeriggio, gente che apriva i propri negozi, poliziotti di quartiere intenti a simpatizzare con i futuri derubati e con i ladri non ancora arrestati, i malviventi poi con discrezione si informavano degli orari di sorveglianza, dagli stessi vigilantes, periodaccio quello, il crimine alle stelle e una città sempre più piena di disperati, disperati come quei giovani che non sapendo che fare, vanno ad ingrossare le fila degli agenti di polizia, giovani uguali, almeno in partenza a quelli che non sapendo che fare si “arruolano” nella criminalità, o aprono in proprio una “casa” per spaccio di sostanze stupefacenti.
Sostanze stupefacenti, Fedele ogni tanto si faceva qualche canna e qualche sniffata, e anche Natale, al bordello, per festeggiare, un po’ di coca la tirava..coca gentilmente offerta dai vari clienti che frequentavano il casino, tipo avvocati, giudici, politici, insegnanti d’università, cantautori affermati e tutta quella gente che può permettersi la polverina bianca ben tagliata ed onesta se va nelle loro narici sanguinanti.

Valeria, Valeria, pensava solo a lei ora, alle sue gambe..chissà che pelo che aveva in mezzo alle cosce…la sua lingua già si allenava a leccare, per ora il suo palato, non aveva altro da fare ancora per un’ora.
“manca ancora un’ora all’appuntamento, io mi ficco già nel bar” pensò infreddolito.
Raggiunto il Bar della stazione centrale, entrò e si accomodò in un tavolino seminascosto in fondo al locale, “meglio imboscarsi, se mai mi facesse toccare le sue gambe” pensò il porco.
“Ciao Fede..una sbronza a che tavolo ti porto?” disse il barman
“Ciao Ric, nessuna sbronza, ho un appuntamento con una squaldrina tra cinquanta minuti, niente alcol, fa male al sesso!”
“niente alcol Fede? guarda che se nessuno ti vede uscire ubriaco, rischi di rovinarmi la reputazione del negozio!” esclamò tra il divertito e il serio il vecchio Ric.
Il bar della stazione centrale era un vero schifo, clienti barboni, vecchi alcolizzati e puttane, forse le uniche che pagavano regolarmente, il barman, il settantenne Ric poi era un vero spasso, al lavoro usava canottiera, pantaloni neri, forse più per lo sporco che per il colore d’origine, e il locale non era proprio il massimo dell’igiene.
“Ric, tranquillo, domani dopo il lavoro vengo ad ubriacarmi, ok?”
“ok Fede, ora sono più tranquillo, a proposito come è la puttana che aspetti?”
“non so se ti ricordi, si chiama Valeria, la settimana scorsa era qui con me, è quella alta”
“..capito! gran figone, ma mai vista qua prima..grazie Fede, mi hai portato una nuova cliente”
“figurati Ric, mi trovo bene qui..mi sento a casa”

Il tempo passò in fretta e Fede pensava già al dopo Bar
“ma si, dopo il bar subito a casa e lì..gran trombata, si accorgerà di chi è Fedele Cane!”
“ehi bello..non me lo dai un bacino?”
Fede si girò e davanti a lui vide stagliarsi Valeria, sembrava una montagna di bellezza, una vera forza della natura, vestita però veramente con poco, e con dubbio gusto “bene, è proprio una puttana, vestita pure da zoccola!” penso Fede.
“Ciao Valeria, accomodati pure, allora come va?”
“bene, sai ho avuto voglia di rivederti e così ti ho telefonato, spero di non averti disturbato, stavi facendo qualcosa di divertente stamattina, almeno così mi è sembrato al telefono”
“beh si..sai com’è una vecchia amica è venuta a trovarmi e abbiamo approfittato della situazione per festeggiare!”
“capisco..spero che in futuro, insomma… si possa festeggiare anche noi quando si ci vede”
mentre Valeria parlava la sua mano si appoggiò sopra alla sua, il messaggio da lui fu ricevuto forte e chiaro.
“allora Fede, cosa prendi per cominciare, birra?”
“ehi bellezza, decido io il da farsi, niente alcol oggi”
“ma che tipo..vuoi comandare eh? E dai non vuoi proprio farti un goccio con me?”
La bella Valeria per aiutarlo nella sua decisione cercò di mettere in moto tutto il suo fascino e con gli occhi lo convinse a bere, certo lui era un duro, ma alla bellezza il nostro amico non sapeva resistere, e Valeria era proprio bella, un conto era dire di tutto a Clara, che tra le altre cose era molto scassapalle, un conto era ribellarsi allo sguardo suadente di Valeria.
“e va bene bellezza, prendiamoci un Cuba libre, ma solo uno a testa, sai dopo l’aperitivo voglio portarti a casa..non so se mi hai capito..non mi piace perdere tempo..e non mi piace “fare cilecca” quindi poco alcol bambola!”
“ok ..mi piacciono gli uomini decisi!”
Fede ordinò i due cuba e in un attimo tirò fuori dalla custodia la macchina fotografica.
In un baleno scattò quattro foto in successione al bel volto di Valeria, la ragazza presa di scatto quasi si spaventò:
“ehi..ma che fai?”
“secondo te bellezza? Cosa posso aver fatto con questo arnese? Forse una foto?”
“certo che ho capito che hai fatto..solo che non me l’aspettavo..sei appassionato di ritratti?”
“si..mi piace fotografare volti, ma anche interni di bar..a casa ne ho un migliaio di foto..e il tuo bel volto d’angelo non poteva mancare..ti pare?”
“e no..credo non potesse mancare..sono sicura che non ti dimenticherai facilmente di me!”
“cosa è una promessa?” chiese lui
“no..una certezza!”
“mi piacciono le donne che sanno il fatto loro..mi piace portarmele a letto” disse sogghignando Fede
“e a me piacciono gli uomini come te..credo che andremmo d’accordo..fino a un certo punto” disse sibillina lei
“e certo..due caratteri forti come i nostri prima o poi si scontreranno, ma adesso godiamocela”
“godiamocela” concluse lei.

Il barman arrivò con i due Cuba libre e vari stuzzichini d’accompagnamento, Fede bloccò il braccio di Ric e gli disse:
“ehi Ric, da quando in questo lurido locale si danno anche gli stuzzichini?”
Ric guardò prima Fede e poi Valeria e rispose:
“da quando questo locale è frequentato da questa bella bambola”
lei con lo sguardo sorrise e ringraziò.
“allora Fede, non mi chiedi niente di me? Cosa faccio? Dove vivo? Se sono fidanzata?”
“scusa sai bellezza, ma vestita così credo tu possa solo fare un mestiere, e poi per il motivo del tuo lavoro non credo tu abbia fidanzati”insinuò Fede
“Ma che vorresti dire, che sono una puttana?…e tu chi sei un indovino?” Valeria a quel punto scoppiò in una risata, la ragazza era già brilla dopo il primo “Cuba” e Fedele invece abituato ad altro dosaggio per ubriacarsi almeno seriamente rimase stupito..era già ubriaca..probabilmente Valeria non era un’alcolizzata come pensò la prima volta che la vide..poco male..puttana lo era sicuramente, e quello era sufficiente a Fede per essere sicuro di non incontrare un’altra Clara, certo non paragonabile fisicamente..però sempre una palla al piede, questa invece caratterialmente assomigliava assai più a Monia.
“allora Fede, che fai nella vita?”
“lo hai detto tu l’indovino no?”
“dai, non scherzare, io te lo detto, o almeno lo hai capito, io “batto” e tu che fai?”
“senti bimba a te non deve interessare ciò che faccio per campare, sono stato chiaro?”
“chiarissimo Fede..ma calmati, era semplice curiosità la mia!”
“facciamo pace” disse con il suo sorriso smagliante Valeria
“pace..comunque perché non ce ne andiamo a casa, per oggi è meglio che tu non beva più!”
“dici che sono già ubriaca? Pensi che sia una beona? Senti “bello” mica è una regola che una puttana sia anche un’alcolizzata o una drogata!”
“lo so “bella”, andiamo a casa mia dai”
“allora andiamo, bel “stangone” fammi provare come sono calde le tue lenzuola”
“andiamo poetessa, aspettami fuori, che io vado a pagare”
Valeria si alzò e leggermente dondolante uscì e si mise ad aspettare Fede fuori dal negozio.
“dimmi Ric, quanto ti devo?”
“vai..oggi offre la casa..questa se me la instradi all’alcol e al mio bar..
“Ric, a questa gli basta poco per ubriacarsi..non ci guadagni molto, un goccino e già non sa in che pianeta vive” ironizzò Fede
“..allora fanno otto euro…!” disse sorridendo Ric.
Fede uscì dal bar e raggiunse Valeria che per ingannare il tempo dell’attesa stava leggendo i titoli dei giornali in un chiosco edicola.
“Eccomi bambola, possiamo andare” disse Fede
“bene, dove hai la macchina?” chiese Valeria
“io non ho macchine, andiamo alla fermata a prendere il bus..qualche problema?” domandò ironico
“nessun problema se ti guardo, sei bello e lo sai vero?..pazienza prendiamo il bus”
“allora Valeria, piaciuto il bar? Non è di gran classe ma…si beve bene, e cos’è indispensabile in un bar, bere bene o poggiare il culo sul velluto e magari avere di fianco un avvocato di tendenza? Io scelgo la prima, certo il culo sul velluto non sarebbe male, devo consigliarglielo a Ric..il culo sul velluto..cazzo che idee che ho!”
“Fede, è questo il bus?” chiese Valeria
“si è questo, monta su..per adesso sul bus”
“Fede, sei proprio un porco!”
“ma se hai detto che sono bello!”
“infatti, ho detto che sei un porco, non che ci assomigli..non fare il finto tonto!”
“ok, non si può nemmeno scherzare!” concluse Fede.
Seduto comodo, al capolinea, vide dal finestrino Clara entrare nel bar:
“porca troia, la pazza!” esclamò ad alta voce, incuriosita Valeria chiese:
“chi hai visto Fede?”
“una che mi sono sbattuta una volta e adesso non mi lascia in pace, è una pazza una che vuole convertire la gente!”
“e chi è una suora? Una missionaria laica?”
“ma no, una che ho conosciuto proprio alla fermata di questo bus, me la sono portata a casa, abbiamo scopato, e da quel giorno mi tempesta di telefonate, e credo pure che mi pedini!”
“ho capito ora perché oggi al telefono mi hai detto di tutto, credevi fossi lei?”
“certo, mi ha telefonato anche ieri notte, cazzo quando l’incontrai per la prima volta gli dissi che quello era il mio bar preferito..porca troia! Speriamo che Ric non dica che sono appena uscito..se avessi la pistola con il silenziatore con me..cazzo sarebbe la volta buona che l’ammazzo!”
“ma tu usi la pistola! Hai una pistola?” chiese stralunata Valeria
“mi sembra di averlo appena detto bimba!” rispose ironico
“ e vabbè..ti sembra normale?”
Fedele era intento ad osservare che dal bar non uscisse la pazza, “forse sarà andata li solo per prendersi un caffè o qualcos’altro, probabilmente conoscendo la persona avrà ordinato un bel thé con biscotti, vorrei vedere Ric a una richiesta del genere, probabilmente si metterebbe a ridere” pensò Fede
“ti ho fatto una domanda, ti sembra normale avere una pistola..con il silenziatore poi!” insistette la ragazza.

Fede era sempre intento a guardare l’entrata del bar, non certo perché avesse paura di Clara, ma non voleva casini, era con Valeria e non voleva avere tra i piedi quella scema.
Dal marciapiede salì sul bus l’autista che mise in moto e partì, Fedele era sempre intento a guardare il bar, ma niente non usciva nessuno, e cosa più importante non usciva la pazza, distolse lo sguardo dal finestrino e riposò i suoi occhi vogliosi su Valeria.
“ehi Fede, non hai ancora risposto alla mia domanda, ti sembra normale avere una pistola?”
“certo che mi sembra normale..e poi e per lavoro!” quell’ultimo “dettaglio” gli scappò proprio di bocca, era un tipo piuttosto agitato, e messo sotto pressione. per arginare la sua carica nervosa, parlava.
Valeria scoppiò in una risata fragorosa, questo a Fede non piacque per niente, ma non fece e non disse nulla, non poteva rischiare di litigare con Valeria e perdersi una “cavalla” di un metro e novanta, vestita da zoccola..era eccitato e voleva farsela, oramai doveva farsela…e perderla per una risata fuori posto non era il caso, ma solo perché era lei, al suo posto ci fosse stata mettiamo il caso Clara, beh, l’avrebbe fatta scendere con gentilezza dal bus pieno e poi l’avrebbe condotta in una strada poco frequentata, dopo di che le avrebbe sparato una serie di calci nel culo da guinness dei primati!
“perché ridi?” gli chiese facendo finta di non essere urtato
“..e chi sei un poliziotto? Forse meglio un killer visto il tipo” poi si fermò, si fece seria e gli richiese:
“sei mica un killer?”
tra questa domanda e la risposta di Fede passarono cinque interminabili secondi, che per entrambi, e per ragioni diverse sembrarono non finire mai, lei preoccupata per un eventuale sì, lui preoccupato perché non sapeva cosa rispondere, se avesse raccontato una balla e avesse detto di si la pupa si sarebbe impaurita con la possibilità di una sua fuga, se avesse detto la verità visto il suo lavoro di zoccola non si sarebbe certo spaventata, decise di dire la verità, per la prima volta decise di violare la regola di sicurezza di dire il lavoro che faceva, il bus ormai svuotato, nessun eventuale poliziotto in borghese poteva sentire..”ma sì al diavolo guarda che gambe che culo che tette che ha! Ma si al diavolo digli quello che sei!” pensò Fede
“no, non sono un killer, e che faccio il buttafuori in un casino clandestino, bhe logicamente è clandestino, non se ne può mettere uno legale..sono fuorilegge, e in dotazione ho un bel “cannone” con silenziatore, comunque se vuoi saperlo ti anticipo io, non ho mai ammazzato nessuno in vita mia”
lei lo guardò, sorrise e lo baciò in bocca, finito il bacio gli disse:
“bene, fossi stato un killer mai sarei venuta con te”
“tranquilla, sono un po’ scorbutico..ma poi se mi si sa prendere..”
Scesi dal bus si diressero di gran carriera verso casa sua, entrarono, Valeria si fece un veloce giro per la casa e disse:
“che bel tugurio, che tristezza questi mobili..però quel televisore deve essere un gran portento!”
“hai capito tutto bimba, dai vieni con me che c’è né andiamo a lettuccio..sbaglio ho volevi provare quanto sono calde le mie lenzuola?”
“bhe, non solo le lenzuola saranno calde!” concluse maliziosamente la ragazza.

Prima di raggiungere la stanza Valeria si districò dall’abbraccio tipo piovra di fede e raggiunse la cucina, li sul tavolo, della cocaina da tagliare e da sniffare, vicino la pistola:
“Cazzo..ma ti droghi pure?”
“ma no..ogni tanto, più che altro bevo..comunque se vuoi favorire la Coca e li..ma lascia stare la pistola, immagino che tu non la sappia maneggiare..intendo quel tipo di pistola!”
“ma che porco..e insisti, dai andiamo a lettuccio che ti faccio vedere io come si tratta una pistola..”
“andiamo allora” disse sorridendo Fede
“aspetta..ma che hai qui?” Valeria si diresse su un tavolo dell’entrata:
“secondo te quella potrebbe essere una agenda?” chiese molto ironicamente Fede
“ma chiaro che lo so che è una agenda, cosa è la rubrica dei telefono?”
“Valeria, vogliamo andare a letto?”
la ragazza aprì la rubrica cominciò a leggere:
“quanti nomi, tutti maschi..strano, pensavo fossi pieno di donne, almeno che tu non tratti anche l’articolo maschile”
“ma piantala su..non farmi incazzare, è l’agenda con i nomi dei clienti..la tengo io in caso di perquisizioni al bordello”
“e perché?” chiese stupefatta Valeria
Fede cominciò ad avere dei pensieri strani “ma questa è scema? Non sarà per caso un’altra Clara?”
“allora mi rispondi?”
“mi prometti che dopo questa spiegazione andiamo a letto?”
“ok, va bene”
“se per caso irrompe la polizia nel bordello non trova i nomi dei clienti e allora sai come è conviene, d’altro canto una schedatura dei maschietti ci vuole, così sappiamo dove abitano e se per caso combinano qualche pasticcio sappiamo dove trovarli, va bene così?”
“ok, ho capito..andiamo a letto?..andiamo!”

Appena entrati nella camera da letto Valeria si tolse la maglietta attillata rossa, si tolse le calze rosa trasparente e la gonna mini nera, rimase poi in piedi in mutandine nere e reggiseno rosa..”cazzo che gusto nel vestirsi..”pensò lui
comunque gusti o non gusto Valeria poteva permettersi qualsiasi cosa..almeno nel vestirsi.
Fede rimase nudo in un batter d’occhio, anche lui aveva un gran fisico e Valeria rimase abbagliata sopratutto dai pettorali, un corpo perfetto e armonioso:
“fantastico..sei bellissimo..” sussurrò la ragazza
“allora bambola, ci infiliamo dentro alle lenzuola”
“certo..ma tranquillo, poi non voglio essere pagata come di solito, anche perché di solito chi viene con me non ha le tue forme, peccato tu sia rozzo”
“perché uno bello non può essere…ma dai cacciamoci nel letto e diamoci sotto”
I due corpi si immersero dentro le lenzuola ancora fredde, di solito Fede cominciava a fare il porco da subito, ma quella volta non si sa perché si lasciò guidare da qualche secondo di tenerezza, niente di esageratamente sdolcinato, solo stringeva la sua mano, ne trovò solo una da stringere infatti con l’altra la ragazza raggiunse la borsetta per terra vicinissima alla sua parte di letto ed estrasse un bel “cannone” potente quanto quello di Fedele , lui non si accorse di nulla, Valeria mise sotto le lenzuola la pistola, e a quel punto Fede sentì una canna fredda tra le sue gambe, lasciò la mano che stava stringendo e guardò gli occhi della ragazza con sorpresa e poi con rabbia, mentre la ragazza contraccambiava con uno sguardo sorridente e furbo.
“Credo che tu sia nei casini mio caro Signor Fedele Cane..in guai grossi, pensa molto più grossi di questo “cannone” che ti sto puntando tra le gambe, e te lo assicuro non sono un travestito..quindi trattasi di pistola vera, nel vero senso della parola!”
Fedele restò impietrito, fermo, non gli riuscì nessuna reazione.
“il tuo problema grosso e che io sono una poliziotta, vedi bimbo, “la pula” teneva da tempo sott’occhio il vostro bordello, ma si sa, ci vogliono prove nelle indagini che si fanno, così ci voleva un pollo da far parlare..vedi pollo, dentro la borsetta c’è un bel registratore dove c’è la tua suadente voce che mi accenna al casino dove lavori, poi hai una bella pistola, cocaina..insomma..”
“insomma, sono fottuto..” concluse Fede, rimasto impietrito, non gli riusciva la ben che minima reazione.
Nel frattempo Valeria, sempre con la mano libera estrasse dalla borsetta un cellulare, schiacciò un bottone e dopo appena cinque secondi d’orologio la porta dell’appartamento di Fedele fu abbattuta.
“calma ragazzi..il bimbo ha una pistola puntata sul “pisello” non credo voglia cantare in futuro in un coro di voci bianche” disse ai colleghi entrati con una certa irruenza.
Gli agenti, tre per precisione fecero il giro della casa, mentre altri due erano nella camera da letto mentre tenevano sotto tiro Fedele.
“ok..che cazzo mi puntate addosso la pistola, io sono disarmato! E ho una pistola che mi sta baciando il cazzo…se mi date il tempo di vestirmi vi raggiungo, immaginavo che prima o poi sarebbe successo, ma che mi avrebbe fregato una donna proprio no, forse era meglio che oggi fossi uscito con Clara!”
Fedele si vestì, fu ammanettato, mentre gli agenti misero sotto sequestro l’appartamento, il casino fece uscire tutti i condomini, che tra loro parlottarono senza guardare in faccia Fedele, erano voci sommesse che dicevano:
“lo sapevo..aveva degli orari troppo strani”
“ma chi l’avrebbe mai detto, una così brava persona..una volta mi ha anche prestato lo zucchero”
“non mi è mai piaciuto…e io ci azzecco sempre”
“era bello..speriamo lo liberino presto”
“la pena di morte..ecco cosa ci vuole!”
“porca troia..speriamo non vengano fuori i nomi dei clienti..speriamo non lo abbiano arrestato per il casino..se no..quasi quasi caro vicino me ne vado un po’ via da questa città, almeno per qualche..anno!”
“finalmente! Sa quante volte avrei voluto chiamare la polizia! Faceva sempre casino..e certe volte guardava la t.v per tutta la notte..e io non potevo dormire per il rumore”
“a me era simpatico, mi dava sicurezza avere un pezzo di marcantonio nello stesso stabile, sa sono anziana, a volte mi aiutava a portare la spesa su per le scale”.
All’uscita intanto per proseguire quella bella giornata c’era anche Clara:
“ti hanno arrestato..bene..finalmente..se mi davi retta e cambiavi vita..invece no..chissà cosa hai combinato bastardo, lurido pezzo di merda!”
“ma levati puttana..sei una troia e porti una sfiga al quadrato, togliti di mezzo bastarda!” rispose urlando Fedele.
Dopo tutti questi improperi Clara si avvicinò ad un poliziotto, e senza che Fedele la vedesse e l’ascoltasse, gli disse:
“Agente, lei è un Agente in borghese vero?”
“si..ma si tolga che ho da fare”
“un attimo…io sono..va beh…sono quasi la fidanzata..Fedele è un bravo ragazzo in fondo…”
“signorina..adesso ho da fare..si tolga dai piedi”.
La ragazza non si arrabbiò..era un Agente, ci mancava pure che l’arrestasse per oltraggio a pubblico ufficiale, così lasciò andare il piccolo corteo via e pensò:
“ma si..domani vado a informarmi in che carcere è..adesso quasi, quasi me ne torno al bar della stazione, ma stavolta niente thè con biscotti..questa volta inizio a farmi un goccio..ma solo un goccio… ma di whisky!”.

Pubblicato on Mercoledì 26 Dicembre 2007 at 13:47 Lascia un Commento

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