LETTO NUMERO 35

letto numero trentacinque

“Allora Signor Carusi, quanto diavolo devo aspettare per l’assegnazione?” dissi spazientito
“con calma Signor…”
“Signor Cane Fedele, e non provi a fare lo spiritoso perché se no, non so come può andare a finire”.
L’uomo dietro alla scrivania mi guardò, e con fare indifferenza mi disse:
“stia tranquillo, non le dirò niente, con tutta la gente stramba che vedo, vuole che mi soffermi su uno strano nome come il suo?”
“ok, mi scusi ma sono un po’ agitato, mi dia la destinazione così le levo il disturbo”
Ero un tipo agitato e quella mattina in modo particolare, nell’ultimo anno mi ero dato parecchio da fare per evitare il servizio militare, e così, dopo mille pratiche eccomi qui, oggi mi avrebbero destinato per il servizio civile, chissà dove però?!
“Signor Cane, ecco, lei presterà servizio presso la casa di riposo Comunale “Mille Sogni”, sa dove si trova?”
“all’incirca sì, comunque nel foglio c’è tutto?”
“certo Signor Cane, chiedevo solo, la vedo così agitato” mi disse cercando di giustificarsi
“ok Signor Carusi, e mi scusi ancora”
“Va bene, non si preoccupi, comunque buona fortuna”
“grazie Signor Carusi”
All’uscita dall’ufficio cominciai a leggere tutta la pappardella, in fondo ero contento, il servizio militare lo avevo evitato ed ora non restava che andare subito alla casa di riposo a conoscere i miei nuovi colleghi.

La casa era in cima ad una collina e per arrivarci mi servii di una corriera, la giornata era frescolina e l’autunno sembrava già cedere il passo all’inverno, almeno in quel giorno.
Una volta dinnanzi al grande portone suonai più volte, fino a quando qualcuna gridò:
“arrivo, un attimo di pazienza non l’avete?”
ad aprirmi venne una donna magra e bassa, che poi scoprii fosse un’infermiera, che con fare alquanto sgarbato mi chiese:
“mi lasci indovinare, lei è il solito obiettore di coscienza vero? Guardi che se non ha fatto il militare per trastullarsi qua, ha sbagliato di netto, poteva fingersi pazzo! Qua c’è da lavorare sodo, lei si presenti tutte le mattine alle sette, e vedrà che la giornata passerà presto, con tutte le cose che avrà da fare”. Mentre la donna parlava, io cercavo di starle dietro con i passi, ma non c’era niente da fare, parlava e camminava velocemente, e molto presto mi ritrovai innanzi alla porta del direttore sanitario della casa. A quel punto l’infermiera si presentò:
“mi chiamo Gina, e adesso parli con il Signor Angeli, direttore della struttura”
da dietro la porta sentii dire:
“venga avanti Signor Cane”
entrai e mi ritrovai davanti ad un omone alto e robusto che mi porse la mano e disse:
“Piacere sono il direttore Angeli, lei è il Signor Cane?”
“Si, sono io il nuovo obiettore”
“la stavo aspettando, immaginavo fosse lei dalla voce di Gina”
Il direttore sorrideva sempre, aveva un bel modo, diciamo che era il perfetto contrario dell’infermiera
“Signor Cane, non si sarà mica spaventato per Gina? non ci faccia caso, lei detesta chi non fa il militare, sa suo padre era un Generale e tutta la sua famiglia in genere, ha a che fare con l’arma, ci tiene alla disciplina, lo avrà notato, ma lei non si preoccupi e dia retta a me.
Il signor Angeli dopo avermi fatto firmare tutte le carte mi fece fare un giro per la struttura, inutile dirlo, non era un gran chè, però i fondi che il Comune passava erano pochi e con quei pochi bisognava andare avanti.
Le porte delle camere degli anziani erano piuttosto mal ridotte, quasi tutto era in uno stato precario, però la pulizia era evidente, non vi era dubbio, lì dentro si faceva il massimo con il minimo di finanze, il posto così mi garbò da subito.
Conobbi tutti i colleghi e fin dall’inizio ebbi una buona impressione, tanto che immediatamente feci amicizia. .
“Allora Fedele, come mai non hai fatto il militare?” chiese Francesco anche lui obiettore
“ma sai, non sono molto portato per le armi e poi, non mi va l’ambiente”
“si, ma sai qua abbiamo Gina, quella è peggio di Stalin, ci tiene alla disciplina…siamo in caserma!”
“devo confessare che l’incontro con lei non è stato proprio dei migliori, lei mi camminava davanti ed io dietro dovevo ascoltarla e seguirla velocemente, per fortuna il Signor Angeli mi ha spiegato il motivo del suo comportamento militaresco, a proposito, che ne dite del Direttore?”
“Brav’uomo, comunque, e purtroppo noi abbiamo più a che fare con Gina, lui è sempre chiuso nel suo ufficio, ma non ti preoccupare, non sei da solo, e Gina tutto sommato è innocua, l’importante e darle sempre ragione” disse Roberto un altro collega obiettore.
“senti Francesco, e le ospiti, sono delle vecchie rompiballe?” chiesi tra il divertito e il preoccupato
“sai Fedele, le ospiti di questa casa di riposo sono quasi tutte ex barbone, e a dire il vero c’è anche qualche ex zoccola in pensione, per non parlare delle alcolizzate e di alcune minorate psichiche”
“Ragazzi, e che è! Allora saranno delle vecchie pazze e frustrate da una vita difficile?” chiesi allarmato
“ma no, qualche vecchia che dà problemi c’è, ma sono poche e circoscritte all’ultimo piano” disse Roberto
“all’ultimo piano? Una specie di ghetto?”
“ma no Fedele, non esagerare, il direttore sanitario le ha raccolte lì per un migliore controllo della situazione, comunque stai tranquillo, ti ripeto che danno qualche problema, ma non c’è da preoccuparsi, anzi, alcune di loro non fanno altro che guardare il muro tutto il giorno, come Maddalena…”
“e che fa Maddalena?” chiesi
“che non fa” precisò Federico
“Vedi Fedele, Maddalena fa parte delle ex prostitute, e in pratica sta tutto il giorno a letto e non fa altro che mangiare dolci, non si sa bene dove li prenda, ma lei sta a letto e non fa altro che mangiare e aspettare la morte, sai soffre di diabete”
“Roberto, non abbiamo detto a Fedele che c’è anche il giardiniere Pino” disse Federico
“no, dai quello lascialo stare, non c’è niente da ridere, è un vecchio muto, di lui non voglio prendermi gioco” disse rabbuiato Roberto

All’improvviso nella stanza dove eravamo noi tre entrò urlando Gina:
“allora, adesso che avete fatto conoscenza voi due potete tornare a lavorare, e con lei Signor Cane, ci vediamo domani alle sette precise, e di mattina s’intende!

L’indomani presi la corriera alle 6’30 di mattina, la giornata era piovosa e così, nonostante l’anticipo di circa dieci minuti decisi di entrare ugualmente.
Suonai il campanello e mi venne ad aprire mugugnando la solita Gina
“bene, Signor Cane vedo che è puntuale, anzi addirittura in anticipo di qualche minuto, spero che sia anche preciso nel lavoro”
“lo spero Signora Gina” dissi io
“Signor Cane, allora si vada a cambiare che c’è da lavare tutte le scale e tutte le camere della struttura, se ne accorgerà…alla fine della giornata si pentirà di non aver fatto il militare, se n’è accorgerà!” disse ridendo.
Quella risata mi preoccupò abbastanza, colpa di questo mio carattere sensibile, ogni volta che nella vita incontro un carattere forte lo subisco più del dovuto, invece di darmi la carica a far meglio mi costringe a chiudermi ed agitarmi, così, alla fine faccio più errori, viceversa se mi trovo davanti ad un carattere come il mio allora succede che moltiplico le forze e quasi tutto fila liscio.

Appena cambiato presi tutto il necessario per lavare le scale, avevo una scopa, un secchio d’acqua, un flacone di liquido per lavare i pavimenti, due stracci e un bastone per lavare in terra.
Una volta in cima alle scale vidi uscire da una stanza Francesco:
“Ciao Fedele, un classico, appena arrivato devi lavare le scale, non ti preoccupare è il programma per l’ultimo che arriva, pian piano smetterai di farlo”
“Ciao Francesco, la cosa non mi crea problemi, anzi lavare le scale mi piace, ma tu che fai?”
“Oggi porto in giardino la Contessa, sai lei vuole sentire il profumo delle rose..”
“chi diavolo è la Contessa?” domandai incuriosito
“è una degente, la chiamiamo così per via della finezza..”
“FRANCESCO, MUOVITI CAZZO! DEVO ANDARE IN GIARDINO”
quest’urlo provenì d’improvviso da una stanza del nostro piano
“Questa è la Contessa caro Fedele” rispose sorridendo Francesco
“Ok, capito il motivo del nome..vai Francesco se no sono cazzi tuoi!”
Mentre lo salutavo un altro urlo inumano provenne dal piano sotto il mio:
“Signor Cane! Cominciamo bene, vuole iniziare a lavare le scale?” gridò Gina
“Certo Signora, sono pronto” risposi impaurito.
A parte la mia paura fu divertente vedere la faccia di Gina spuntare dalla ringhiera sotto stante, lei che di certo non era bella, oltre che magra era anche piccolina e dopo un po’ di giorni imparai anche a non averne timore, in questo fui aiutato dalle sue fattezze che di certo non mettevano paura.
Finito di lavare le scale e costatato del fatto di essere solo, mi accesi una sigaretta e mi venne in mente Maddalena, che strano, avevo voglia di conoscere quella vecchia, ancora non avevo conosciuto nessuna ospite della struttura, certo era solo due giorni, o meglio uno e mezzo che ero lì, ma già mi incuriosiva la storia di quella ex battona, lei voleva morire mangiando dolci, e i dolci dove diavolo li prendeva?

“Ciao Cane” a momenti ingoiai la sigaretta dalla paura
“Chi cazzo?…”
“ehi, tranquillo sono io Roberto, se ti becca Gina che fumi, sono cavoli tuoi!”
“Roberto, mi hai spaventato, certo, immagino che se mi becca Gina di certo non si mette a fumare con me”
“Senti Fedele, hai visto Francesco?”
“Deve essere in giardino con la Contessa, almeno così mi ha detto un’ora fa”
“Senti Fede, hai da fare qui?”
“no, le scale le ho lavate, Gina non mi ha detto altro”
“che ora sono?” domandò Roberto
“sono le nove”
“Bene, a quest’ora Gina è a rapporto dal Signor Angeli, e per circa un’ora visioneranno insieme il da farsi per la settimana, i programmi etc, etc…ti va di andare insieme in giardino, ti faccio conoscere la Contessa”
“io vengo, ma siamo sicuri che ..”
“stai tranquillo..Gina non si accorgerà di nulla, comunque lascia tutta qui l’attrezzatura al limite gli dici che dovevi andare al bagno”
“ma si, andiamo”
Il giardino era molto ben tenuto, a differenza dell’interno della struttura sembrava tutt’altra cosa, e ben presto capii il perché, infatti Pino il giardiniere muto ci metteva anche di sua tasca per avere un ordine così perfetto, non aspettava certo i fondi che il Comune dava loro, anche perché per il giardino erano veramente pochi soldi, e lui che non aveva famiglia decise che tutta la sua vita e il suo denaro sarebbe finito per il boschetto.
Prima di raggiungere la Contessa, Roberto mi fece visitare tutto l’intorno, anche lui conosceva bene le piante, infatti era laureato in botanica, ed io che non riconosco neppure una foglia da un fiore rimasi a bocca aperta per i nomi che dava alle piante.
Ad un tratto vicino al cespuglio di rose beccammo Francesco e la ormai per me famosa Contessa.
“Guarda chi c’è Contessa? C’è Roberto e un nuovo obiettore”
“MA CHI SE NE FOTTE DI CONOSCERE ALTRE PERSONE!” disse la Contessa
Ci avvicinammo e io molto cavallerescamente mi presentai
“Lieta di conoscerla Signora Contessa, io mi chiamo Fedele” dissi con tono leggiadro
“ma vai a farti fottere Fedele, ma poi sei fedele o sei come quel bastardo di mio marito?”
non c’era che dire la vecchia era fuori di testa, ma io feci finta di niente e dopo alcuni momenti di “elegante” colloquio rientrammo nell’ospizio, per fortuna Gina non si accorse della mia “fuga” in giardino, e io ripresi le mie pulizie.

Scoccato mezzogiorno io e Roberto ci recammo in sala mensa, a Francesco invece toccava servire tutti noi, lì pranzavano insieme alle degenti, non vi dico il casino, sapete com’è, i vecchi sono come dei bambini è così il caos regnava incontrastato, naturalmente non scese a mangiare Maddalena, così chiesi a Roberto se mai avrei potuto conoscerla.
“tranquillo Fede, la conoscerai domani, Gina ti dirà di lavare le singole camere, comincerai dall’ ultimo piano e proprio dalla camera di Maddalena, occhio che quella non parla molto, ma poi perché ti interessa tanto conoscerla?”
“Così, mi incuriosisce, pensa una che vuol morire mangiando dolci, non ti fa pensare?”
“non saprei, non mi dice niente di particolare, a parte il fatto che non capisco chi le faccia avere i dolci”
“potrebbe essere Gina, non credi?”
“non credo proprio, anzi quella diventa scema ad indagare” mi disse Roberto ridendo.
Alla fine del pranzo, che fu discreto e abbondante la mitica Gina si incazzo nuovamente e cominciò ad urlare all’indirizzo mio:
“Signor Cane, mangiato bene? “
“certo Signora Gina”
“non sono una Signora”
“ok Signorina Gina”
“le posso fare una domanda Signor Cane?” disse con ironia
“certo, me la può fare, ma non sono un signore”
“Signorino Cane, secondo lei chi lava i piatti adesso?”
“immagino io, signorina Gina”
“immagina bene, allora muova quel suo bel culo dalla sedia e vada in cucina!”
era inutile, se non urlava non era contenta, così feci quello che voleva e andai in cucina, prima di arrivarci il Signor Angeli, che di solito mangiava nel suo ufficio, sentite le urla uscì dalla sua “tana” e si scusò con me per il comportamento di Gina:
“scusi Signor Cane, ma sa com’è Gina è da molti anni che è qua, io cerco di lasciarla fare perché il lavoro che svolge è preciso, cerco allora di soprassedere al suo comportamento verso voi obiettori, che mi rendo conto non è educato, ma preferisco avvertirvi e scusarla io, sa c’è il fatto che se ne trovano poche persone che lavorano bene come lei, la prego Signor Cane non si arrabbi per Gina, vedrà che tra un mesetto comincerà a trattarla bene, mi scusi ancora”
“non si preoccupi Signor Angeli, Francesco e Roberto mi hanno detto che in fondo è una buona persona, capisco il suo ragionamento, in fondo mi diverte anche a me, e poi non dimentichiamo che è figlia di un Generale…” dissi con un mezzo sorriso
“già Signor Cane, non dimentichiamolo mai!” rispose ridendo piano.
La cucina era pulita, nonostante ciò qualche lavoretto di manutenzione c’era da fare, quando vi entrai le due cuoche stavano uscendo, mi salutarono e lì incrociai Francesco che stava ultimando il suo servizio:
“Ciao Fedele, come da copione, la Gina ti ha cacciato in cucina a lavare i piatti, resisti ancora qualche giorno e poi ti darà forse anche del tu”
“ lo so, il Signor Angeli mi ha spiegato..”
“devi portare pazienza è troppo importante per noi..” continuò Francesco
“già, proprio così” conclusi io.
Finito di lavare i piatti la giornata fu abbastanza tranquilla, in fondo era anche divertente, passammo il pomeriggio a tener compagnia alle ospiti e le intrattenemmo anche con un bel film drammatico degli anni quaranta, quante lacrime scorsi dal volto di quelle vecchie, quante ne scorsi…
Feci così conoscenza con tutte, tutte tranne una che ostinatamente non voleva uscire dalla sua stanza, ma per Maddalena avrei dovuto aspettare solo la mattina successiva.

L’indomani come da copione Gina mi disse:
“Signorino Cane, oggi le concedo di lavare le camere delle Signore degenti, cominci dall’ultimo piano e si ricordi che lì ci sono le ospiti più problematiche, quindi lei non faccia mai caso a quello che le dicono, mi raccomando non si faccia coinvolgere nei loro problemi, mi faccia il piacere non mi combini casini inutili”
“certo Signorina Gina, non si preoccupi e stia tranquilla già me ne avevano parlato i miei colleghi obiettori sull’ultimo piano”
“spero di poter star tranquilla, ma dipende da lei Signorino Cane”
“si ricordi Signorino Cane che il materiale delle pulizie è lo stesso delle scale, quindi si trova…”
“…nella porta centrale del piano ultimo” conclusi io
“Bene, vedo che comincia ad imparare, chissà che un giorno le dia pure del tu, io a lei naturalmente, e non viceversa, ci mancherebbe.
Come da copione.
Arrivato all’ultimo piano aprii la porta della dispensa e mi procurai il necessario per lavare, naturalmente Gina non mi disse con precisione il lavoro da farsi nelle camere, ma secondo me non lo fece per potermi eventualmente riprendermi in caso di errore o di mancanza.
Preso il necessario fui travolto da un urlo disumano, ma non mi spaventai e capii immediatamente chi fosse:
“FRANCESCO, DOVE CAZZO SEI FRANCESCO, VOGLIO ANDARE A VEDERE LE MIE ROSE!!!”
Era la Contessa, infatti dieci secondi circa dopo le urla vidi salire veloce le scale il mio collega
“ARRIVO CONTESSA, NON SI PREOCCUPI”
“Ciao Fede, il dovere mi chiama, la porto in giardino e tu vedrai che avrai meno problemi a lavare la sua camera senza averla tra le palle!”
All’uscita la Contessa mi guardò dalla testa ai piedi e mi disse:
“Lei è fedele o è come quel bastardo del mio ex marito?”
“Signora Contessa io faccio Fedele, ma come nome”
“ho capito, lei è un bastardo come il mio ex marito, che il demonio se lo tenga stretto all’inferno che io quando andrò in paradiso non voglio averlo tra i coglioni, intanto le Contesse tutte lì finiscono, vero Francesco?”
“certo Contessa, vanno tutte in paradiso” rispose rassegnato Francesco
“proprio così, adesso me ne vado dalle mie rose”
Francesco mi guardò e mi fece l’occhiolino, e che doveva fare, ci voleva pazienza con la Contessa.
Era giunto il grande momento, tra breve avrei conosciuto personalmente Maddalena, aprii la porta e chiesi permesso ma non rispose nessuno, allora entrai ugualmente ripetendo il permesso. Una volta entrato mi ritrovai davanti ad un letto e sopra c’era Maddalena, lei era sdraiata ed indossava una sottoveste credo di seta, il viso magro, era truccato leggermente e i capelli erano biondo tinti, insomma si teneva bene ma non era volgare nell’aspetto, si vedeva che ci teneva a curarsi nell’aspetto. Lei mi guardò e non disse niente allora cercai di parlarle io:
“Buongiorno signora Maddalena, io mi chiamo Fedele, se vuole mi può dare del tu, sono il nuovo obiettore” lei continuava a guardarmi ma il suo sguardo era lontano, mi guardava, ma sono sicuro, non mi vedeva affatto. La stanza era in perfetto ordine ed era composta da un armadio a due ante, una sedia e un piccolo tavolo, su di esso non vi era nulla, ma sulla sedia accanto al letto notai una scatola aperta di cioccolatini ripieni.
“Signora, vedo che le piacciono i dolci? Ma non le faranno male mangiarne troppi?”
Lei continuò incurante a non far caso alla mia presenza, allora io comincia le mie pulizie, per tutto il tempo la Contessa fissò il muro, immobile, finché non agguantò la scatola di cioccolatini e né tolse tre, le scartò e con una velocità mista ad avidità le fece sparire nella sua bocca, poi prese uno specchietto, un fazzoletto di carta, si specchiò, si pulì le labbra e si ridette il rossetto con una precisione maniacale.
“Signora, io avrei finito, buona giornata”
Sorprendentemente la Contessa mi rispose
“Buona giornata anche a lei giovanotto, buona giornata anche a lei” lo disse ma lo sguardo non si distaccò mai dal fissare il muro.
“E bravo il Signorino Cane, cominciamo bene oggi, ci avrà messo mezz’ora a lavare la camera, bene, voglio vedere quanto ci metterà a lavare le altre trentaquattro!” Gina mi sorprese appena fuori della stanza, il che mi spaventò alquanto, insomma appena fuori girai la testa ed ecco lei impettita come sempre, anzi se possibile di più.
A lavare le altre trentaquattro stanze ci misi tutto il giorno, un po’ perché ero lento di natura, un po’ perché non avevo preso il giro e la maggior parte dei motivi per colpa delle chiacchiere delle ospiti, mi raccontarono di tutto, a me piaceva ascoltare la vita passata delle persone, ma chissà quante balle che mi raccontarono, nessuna sembrava aver avuto una vita senza cose strane, d’accordo avevano alle spalle un sacco di problemi, però credo che il fattore esagerazione abbia avuto la meglio, senza contare per ultimo che qualche ospite con l’arteriosclerosi era pur sempre presente.
A fine giornata mi ritrovai con i miei colleghi obiettori a fumare di nascosto vicino al cespuglio di rose della Contessa.
“Allora Fede, hai conosciuto Maddalena?” chiese Roberto
“Si, però alla fine della pulizia, mi ha salutato e basta”
“ti ha salutato? Ma è incredibile, io la sua voce non mi sembra di averla mai sentita!” disse meravigliato Francesco
“vai Fede, che ci sta, hai fatto colpo!”
“ma vaffanculo Roberto!” gli dissi ridendo.
La mattina seguente iniziai come al solito a lavare le stanze partendo dalla camera trentacinque, dal famigerato piano delle pazze, che poi tanto pazze non mi sembravano, più che altro non erano autosufficienti, ma nulla di più.
L’edificio era composto da otto piani, nel primo c’era la sala mensa e la sala delle visite, la cucina e l’ufficio del Signor Angeli, più gli spogliatoi per tutti noi, obiettori e personale stabile lavorante, e man mano piano per piano cinque stanze più un bagno per balattoio, certo, alcune camere avevano anche un gabinetto privato, ma erano tutte le ultime cinque. È per questo motivo che penso che l’ultimo piano più che racchiudere delle pazze racchiuda le ospiti che per un motivo o per l’altro non sono autosufficienti, ad esempio la Contessa se la fa letteralmente addosso, invece Maddalena non è incontinente, semplicemente da un po’ di tempo non vuole più alzarsi da quel dannato letto. Così avendo un bagno in camera, il personale ha meno problemi nel cambiare e lavare le degenti, senza contare che anche per le stesse ricoverate non dover uscire dalla stanza in stati più o meno indecorosi non lede alla propria dignità, almeno io penso così.
“Signorina Maddalena, permesso”
“vieni avanti, a proposito come ti chiami?”
“Mi chiamo Fedele Cane, ma mi chiami pure Fede”
“Fedele Cane? ma che cazzo di nome è?” rispose con aria sfottente
Se c’era una cosa che non mi andava giù era quella del nome, accidenti ai miei genitori, ma con un cognome come il mio, proprio Fedele mi dovevano chiamare?
“Che ci vuol fare Signorina, non è dipeso da me” cercai di rispondere senza arrabbiarmi, pensavo anche che quel giorno avesse voglia di parlare, e invece niente, dopo quella frase riprese a fissare il muro incurante della mia presenza.
Come al solito iniziai a scopare per terra, e quando infilai la scopa sotto il letto incontrai subito un ostacolo, allora diedi un colpo al bastone della ramazza e dall’altra parte del letto sbucò fuori un cesta, sì, proprio una cesta con dentro un sacco di cioccolatini e con legata ai due manici laterali una lunga corda, non feci in tempo a dire una parola, che subito Maddalena si alzò di scatto, prese la cesta da terra, aprii l’armadio prendendo la chiave dal proprio reggiseno, ripose i cioccolatini e richiuse l’armadio, tutto velocemente, tutto davanti ai miei occhi meravigliati, sembrava tranquilla una volta riaccoricatasi a letto, quando d’improvviso si mise ad urlare:
“GINA, VENGA PRESTO MI TOLGA QUESTO COGLIONE DALLE PALLE!”
Gina arrivò in un batter d’occhio, anche lei urlante e ansimante, quest’ultima per le scale fatte di corsa a causa del guasto dell’ascensore:
“ma bravo Signorino Cane, ma che casini combina?”
“Signorina, veramente io..”
“io cosa? E possibile che lei debba sempre importunare le degenti..cosa le frulla per la testa?”
“io veramente scopando ho..” prima di terminare la frase incrociai lo sguardo implorante silenzio di Maddalena, e poi capii, e certo “i cioccolatini!” erano sotto il letto per essere nascosti; allora mi calmai e cambiai versione:
“allora Signorino Cane, ha perso la lingua o si vergogna a parlare?”
“niente di tutto ciò Signorina, volevo dire che stavo scopando e mentre lo facevo..” gli occhi di Maddalena erano sempre più imploranti al mio silenzio, “..importunavo La Signorina Maddalena con inutili domande, scusatemi”
“adesso lo lasci stare Signorina Gina, forse ho esagerato io..scusatemi voi” disse Maddalena.
La sguardo di Gina si aprì in un espressione di meraviglia assoluta, come quello di un bambino che per la prima volta nella sua ancor breve vita, portato in braccio dal padre vede sotto l’albero di Natale tutti i doni:
“Signorina Maddalena, ma se la disturbava…”
“lasci correre Gina, il ragazzo non è cattivo”
la Gina basita e interdetta chiuse la porta e se ne andò.
“bravo ragazzo, hai taciuto, pensavo non lo avresti fatto, ora posso dirtelo, lei se scoprisse che mi mangio i dolci mi renderebbe la vita impossibile, d’altronde dal suo punto di vista è anche giusto”
“perché Signorina?”
“come già ti avranno detto gli altri, è per questo che temevo tu potessi parlare, Roberto e Federico ti avranno parlato del mio piano per morire vero?”
“sì, lo hanno fatto”
“bene, dicevo, una volta morta, qui scopriranno tutto, e allora Gian non ci farà una bella figura, pensa te, così precisa, si fa morire una degente così sotto gli occhi e per lo più per colpa di dolci, per me che sono diabetica è una vera bomba”
“beh, non ho detto nulla perché..”
“perché forse anche tu lo faresti al posto mio e con il cuore mio” concluse Maddalena
“ma Signorina i dolci dove li trova?”
“lascia perdere ragazzo, fammi il piacere di tacere e fra qualche giorno io vi lascerò tutti
“ma Signorina..”
“ti chiedo solo di tacere, tacere e basta”.
E così avvenne, due giorni dopo Maddalena si spense nel suo letto, dove aveva passato gli ultimi mesi di vita, però io fece in modo di far sparire dalla camera tutti i dolci, in fondo perché dare dei problemi a Gina, il medico legale però nella autopsia confermò che la causa del decesso furono i dolci, però io e i miei due colleghi negammo sempre che la causa furono i dolci. Poi la morte fu archiviata, si sa perché perdere tempo solo per una ex battona senza un centesimo di eredità?

Al ritorno dei funerali fui mandato da Gina ad aiutare Pino il vecchio giardiniere muto, con lui in quei giorni non avevo legato molto, più che altro perché io ero sempre a lavare scale e stanze.
“Buongiorno Pino”, lui mi sorrise e scrisse su la lavagnetta:
“conosci il linguaggio dei muti?”
“no mi dispiace, io non…”
allora sulla lavagnetta mi scrisse:
“comunichiamo così”, io allora annui
Pino mi fece vedere tutti i nomi delle piante, ma io appena dopo già non mi ricordavo il nome.
Pino alloggiava in dependance vicino all’ ospizio, c’era la sua abitazione e vicino il “boschetto” da lui creato.
Alla fine del giro mi fece entrare in casa e la prima cosa che fece fu offrirmi un caffè, prese la caffettiera e aprii la credenza per prelevare lo zucchero, non fece in tempo ad aprire tutta l’anta che subito caddero a terra due scatole di cioccolatini, lui le prese frettolosamente e le rimise a posto, poi si sedette accanto a me.
Io cominciai a fissarlo, allora lui cominciò ad arrossire, poi gli presi la mano e gli dissi:
“Pino, perché davi i tuoi dolci a Maddalena? Lei ti tirava giù il cestino e tu lo riempivi vero?”
lui mi guardò, mi fece si con il cenno della testa e si alzò.
Si diresse in camera sua e quando uscì dalla stanza mi diede in mano un libro con sulla copertina la scritta “MADDALENA AMORE MIO”, era il titolo, e una volta aperto vidi un sacco di poesie, e nelle ultime dieci pagine un racconto.
Il racconto narrava di un giovane ragazzo muto che nessuna ragazza voleva, forse perché all’epoca essere muti era quasi essere considerati pazzi, il giovane allora andò da una prostituta per avere a pagamento ciò che la vita concede gratis a molte persone, la ragazza da cui andava per fare l’amore si chiamava Maddalena ed era bellissima e sempre ben curata.
Maddalena facendolo per lavoro non le importava se lui parlasse o tacesse, ma il ragazzo di nome Pino si innamorò di lei e dei suoi baci, Maddalena però non si accorse mai di questa cosa, per lei era solo lavoro.
Maddalena fece la puttana per anni ed anni fino a quando sul finire della sua carriera fu sequestrata violentata e derubata da un cliente alcolizzato, successe tutto in una notte, lei fu legata ad un letto e dallo shock per tutta la notte di violenze non fece altro che fissare il muro davanti a lei, il ragazzo venne a sapere dell’accaduto giorni dopo, quando seppe che lei si rifugiò a Milano l’andò a cercare ma senza mai trovarla, fino a quando un giorno Maddalena vecchia, stanca e senza un soldo entrò nell’ospizio della propria città. Pino lo venne a sapere da un’amica comune anche lei prostituta, allora si presentò all’ospizio e si fece assumere come giardiniere, lavoro che fece per tutta la vita.
Maddalena non si ricordò mai di lui, anche quando lo vide lì, oppure fece finta, non si sa, ma Pino ormai contento volle fare qualcosa per rivedere il sorriso sulle labbra tante volte amate di Maddalena, e lei gli svelò il desiderio di morire nella dolcezza, a quel punto Pino gli fece avere tutti i dolci per condurla alla morte.
“adesso capisco perché fissava sempre il muro” pensai tra me
Salutai il giardiniere e ritornai ai miei lavori, non dissi nulla a nessuno, così per tutti gli altri mesi, e il giorno che me ne andai salutai tutti con affetto, tutti tranne Pino che non vidi quel giorno.
Ma alla fermata della corriera mi accorsi di avere qualcosa nelle tasche, frugai e ci trovai dentro due cioccolatini, pensai subito a Pino e al bene che mi ha voluto, forse per il mio silenzio.

Pubblicato on Mercoledì 26 Dicembre 2007 at 14:26 Lascia un Commento

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