PRESIDIO PER L’INFERNO

presidio per l’ inferno

“Ok, per oggi direi conclusa la riunione, ci vediamo domani mattina, come deciso, alle ore otto, in Piazza San Bernardo presso l’entrata degli archivi Universitari, animo ragazzi, è solo l’inizio” disse Stefano, ma io non ero convinto delle decisioni assunte in quella riunione Sindacale.
Tutto troppo leggero, troppo scontato.
La stanza dove settimanalmente facevamo le riunioni era un angusto luogo, a dire il vero anche vissuto, dava l’idea di un sindacato battagliero, i pavimenti erano segnati da solchi e i muri scrostati reggevano forse a malapena le foto di vecchi scioperi che il tempo ormai aveva ingiallito anche nelle immagini. Era un piccolo sindacato che però sulla sua genuinità c’era da scommetterci, e Stefano era un po’ il rappresentante più colto del direttivo della mia città, era un uomo di trentacinque anni però dai tratti fanciulleschi e quasi sognanti, quando parlavi ti ascoltava con gli occhi che sembravano già delinearti e sognarti un futuro più tranquillo, come noi tutti volevamo.
Noi, pendevamo dalle sue labbra e dalle sue idee, ed eravamo lì in una ventina per reclamare ciò che noi pensavamo fosse un diritto, l’assunzione definitiva presso l’ente Comunale, che per molti anni avevamo servito in maniera precaria.
“Allora Fedele, che hai? Per tutta la durata dell’assemblea ti ho visto assente, quasi rassegnato” disse Stefano
“ma no, ti sbagli, sono solo un po’ stanco, ma sono pronto per domani, tranquillo ci sarò, e motivato!” gli risposi convinto.
Protestare andava certo bene, però a mio avviso doveva essere qualcosa di eclatante, un avvenimento da prima pagina, non certo quello che avevamo deciso.
“Ok Fedele, allora a domani alle otto!” mi disse sorridendo Stefano
Lungo la strada per tornare mi misi come al solito a pensare, e mentre ero intento nelle mie elucubrazioni, quasi come un bandito d’altri tempi mi trovai alle spalle il mio amico Taddeo, che facendomi prendere uno spavento, mi disse:
“Scusi Signore, ha mica visto da queste parti il grande sindacalista d’assalto Fedele Cane? Fedele come un cane sì, ma da guardia!”
“Accidenti a te Taddeo! Mi hai fatto prendere un colpo! Ero soprapensiero…Cazzo che paura!” gli risposi concitato
“Ma va là Fedele! Quando sei incazzato guai a scherzare!”
“c’è poco da ridere Fotoreporter della minchia!”
“Ok, ma che avete deciso, non fate più nessuna protesta che sei così incazzoso?”
“certo che facciamo qualcosa, ci mancherebbe altro!”
“e allora stai allegro, perché hai un demonio per capello?”
“Non mi convince il modo della protesta, insomma, il solito presidio, la solita raccolta di firme con distribuzione di volantini… e poi del resto mi vergogno quasi a parlarne figurati che siamo in venti persone, potrai capire che risultato avremo?”
“ Lo sa l’organizzatore di come la pensi?”
“certo che no, sai come sono fatto, non riesco a imporre le mie ragioni, e poi non saprei che fare di alternativo”
“ma Fede, se tu esprimevi le tue perplessità, chissà, magari il sindacalista poteva vagliare altre ipotesi, se tu non parli mai però..”
“senti Fede, andiamo in un Bar e parliamone, ti va?”
“andiamo, e scusa per prima, sono piuttosto nervoso e sconsolato”.
Il Bar più vicino era “IL PIRATA” un locale piuttosto kitsch, nel senso che tutto era in stile marinaro, e fin qui non c’era nulla di esageratamente esagerato, il fatto che il Barman era vestito come un pirata, e questo era decisamente troppo per i gusti miei e del mio amico.
Taddeo lo conobbi da piccolo all’asilo, quindi lo frequentai più o meno regolarmente per tutta la mia vita, lui era un Fotoreporter e anche bravo, certo ultimamente aveva avuto un problema per via di una foto, non tanto per l’immagine che gli fruttò dei bei soldini, ma per lo più per il fatto che nel ritratto della persona suicida che lui impressionò riconobbe una sua vecchia fiamma, immaginate un po’ come ci rimase quando la vide.
Io gli rimproverai subito la foto, ma come, una ragazza si butta da un ponte, non si sa ancora il perché e si sa ancora meno se sia stato un omicidio e tu che fai? Scavalchi le transenne, semini la polizia, scopri il lenzuolo e la fotografi? Beh che schifo!
Comunque Taddeo non è poi così cinico nella vita privata, lui sostiene che deve campare e allora ogni tanto va al di là di quella che per alcuni è l’etica del suo lavoro, ma ora che era riuscito a dimenticare la tragica scoperta della sua ex fidanzata non era più il caso di riparlarne.
“per me una birra, e tu che vuoi Fedele?”
“a me porti una spuma al cedro, grazie”
“hai visto Fede?”
“che devo vedere?”
“il Barman, è sempre vestito da pirata..”
“Taddeo, mi viene voglia di vedere se sotto la benda non lo ha per davvero l’occhio!”
“bene, vedo che hai ritrovato il buon umore vecchio mio”
“sai com’è Taddeo, meglio stare allegri”
“ma ora dimmi, dove farete il presidio?”
“sulla piazza San Bernardo”
“ma non è dove ci sono gli archivi dell’università?”
“proprio lì, curioso vero, protestiamo dove io sto finendo di lavorare”
“e all’Università? non c’è anche una remota possibilità che ti rinnovino ancora il contratto, che so anche di qualche mese soltanto?”
“zero possibilità, peccato agli archivi si sta da Dio, è una favola lavorare in quel casermone”
“che ti occupi negli archivi?”
“sai, metto a posto i documenti, poi se qualche studente richiede un diploma io glielo cerco tra le cartelline, non ci crederai ma ci vuole passione, e poi sai, ho anche le chiavi, hanno una fiducia sconfinata in me, e lo sai che se mi sento spalleggiato io do il massimo”
Arrivarono le bevande e notai Taddeo guardare il Pirata:
“Taddeo? Che hai da guardare?”
“niente, pensavo che hai ragione tu”
“ragione su di cosa?”
“chissà se…il Pirata ha davvero un occhio solo!”
“..andiamo và, prima che fai uno scoop!”
“imbecille! cosa vorresti insinuare?”
“Taddeo, stavo scherzando, ora sei tu l’incazzoso!”
“Ok Fede, scusami..”
“lo so, ma abbiamo promesso di non riparlarne più di quella storia, e tanto meno scherzarci sopra!”.

All’uscita del Bar Taddeo decise di fare un pezzo di strada in mia compagnia
“Fede, senti mi è balenata un’ idea, vuoi che provo a convincere il giornale in cui lavoro a scrivere un pezzo sulla vostra protesta?”
“fammi capire, tu dovresti tentare di convincerli, cioè domani non sanno neanche che si fa la protesta..”
“Fede, siete in venti, al giornale non frega niente..”
“Taddeo, ma vaffanculo te e il giornale!”
Quasi sempre, negli ultimi tempi ci lasciavamo ogni volta male, c’era da capirci entrambi, io avevo una situazione brutta per via del lavoro, o del non lavoro, forse si può definire del quasi lavoro per noi precari, e lui dopo la vicenda della foto era sconvolto, così ogni volta, si ci lasciava in mala maniera, ma eravamo troppo amici e potevamo insultarci come ci pareva.
Prima di aver fatto una decina di passi senza Taddeo, già mi ritornò in mente quello che avremmo dovuto fare all’indomani, non c’era da stare allegri, vada per il volantinaggio, ma la questione del blocco era ridicola, allora, Stefano ci aveva detto che per bloccare il traffico senza andare incontro a sanzioni c’era solo un metodo, piazzarsi davanti ad un attraversamento stradale, e lì attraversare appunto la strada di continuo, nessuno poteva dirci nulla e in più, il traffico era praticamente interrotta.
Io non ero convinto, ma come cazzo siamo ridotti! Dovere elemosinare uno straccio di lavoro in quel modo assurdo, forse Stefano aveva ragione, in fondo il Sindacalista era lui, e con il metodo dell’attraversamento nessuno di noi avrebbe corso il rischio di andare nei casini, quello che ci fregava a noi era il fatto di essere pochi, mai e poi mai la questura avrebbe permesso di far bloccare la circolazione stradale ad una ventina di persone.

Prima di andare a dormire presi a rileggere “Post office” di Charles Bukowski gran scrittore quello, e gran bel posto di lavoro aveva, a lui non piaceva, io farei ponti d’oro per un impiego alle P.T, beh, se però mi dicessero di fare in alternativa lo scrittore…mi addormentai poco dopo, e quella notte sognai di lavorare al reparto smistamento delle poste italiane.

La mattina mi alzai presto, quando avevo da fare qualcosa dormivo poco, allora alle cinque e trenta ero già in piedi a fare colazione, accesi la T.V e mi guardai il telegiornale.
Quella mattina era già come le altre, piena di cattive notizie, incidenti autostradali, rapine e poi in una villa nelle vicinanze della mia città, più precisamente sulle alture, era in scena un sequestro di persone, tre evasi tenevano in ostaggio una famiglia intera, o gli davano un auto e centocinquantamila Euro, così da poter fuggire, o sarebbe stata un strage, quelli facevano sul serio, infatti, al primo tentativo fallito da parte della polizia di entrare nella casa, i banditi avevano risposto con un ostaggio ucciso e sbattuto fuori dalla finestra, chissà come sarebbe andata a finire, io comunque dovevo uscire, si erano già fatte le sei e trenta, e dovevamo incontrarci al Sindacato verso le otto per contarci e mettere a punto le ultime cose, comunque la cosa più importante era il numero, bisognava esserci tutti e venti, già eravamo pochi, se fossimo stati sotto le quindici persone sarebbe saltato tutto..e non era così scontato che avremmo raggiunto l’obbiettivo delle venti persone, molto spesso uno nella massa (nel nostro caso si fa per dire!) è portato a seguire, ma se dalla decisione alla pratica passano molte ore, e uno resta da solo a pensare, beh molto spesso cambia idea, almeno così ci ha detto Stefano, è così dalla sua esperienza.

“Allora ragazzi e ragazze, ci siamo tutti?” disse Stefano
ci contammo ed eravamo in venti.
“Ci siamo tutti, siamo in venti” risposi io
La stanza delle riunioni quella mattina aveva un aspetto più allegro, chissà, tutto sommato qualche speranza in cuor mio l’avevo pure coltivata, nonostante tutti i miei dubbi, e quando si ha l’animo fiducioso gli occhi vedono tutto più allegro e amico, e in quel momento preciso, pure la stanza tristissima e poverissima del Sindacato mi sembrava più bella e allegra, forse oltre al mio stato d’animo ottimista o quasi, influenzava la situazione, pure il sole splendente di quell’Aprile, che entrava prepotente in mezza stanza, poi solo di mattina era esposto al calore di quei raggi quel locale, e di mattina non c’ero mai stato.

“Ragazzi, i volantini li distribuiscono Massimo, Luca, Giorgio e Fabio, ai banchetti per raccogliere le firme ci vado io e Fedele, gli altri danno una mano ad appendere cartelloni e a montare i banchetti, quando si è raccolto almeno un centinaio di firme, incominciamo ad attraversare la strada di continuo, se qualcuno a delle cose da dire, io sono qui, comunque ci siamo visti prima solo per contarci, le strategie le abbiamo concertate insieme, visto che ci siete tutti e venti direi di incamminarci.
Stefano lo vedevo deciso incamminarsi alla testa del “microcorteo” è un vero peccato che i Sindacati più grossi e potenti non abbiano sposato la nostra causa, Stefano sostiene che non lo fanno perché i posti che dovrebbero occupare alcuni di noi li stanno facendo occupare dai loro volontari pensionati, un vero scandalo, ad esempio il caso del personale bibliotecario mancante è una situazione lampante di come provvederanno Comune e Sindacati grandi, il Comune sostiene che non assumerà nessuno di noi, nonostante ce ne sia bisogno perché al posto nostro, metteranno degli anziani in pensione e volontari facenti parte di un’associazione legata ad uno dei grossi Sindacati, anzi il più grande, quindi il Comune non spenderà neanche un centesimo.
Ancora più grottesca è la situazione per gli addetti al cimitero, o scava fosse come li chiamano, beh al posto loro il Comune provvederà con il far scavare le fosse a dei muratori già suoi dipendenti, anche lì, il Comune andrà a risparmiare.
Stefano, il nostro leader dice anche che i soldi il Comune li avrebbe, ma li spenderebbe a suo avviso per consulenze inutili, addirittura, non provvederebbe a riscuotere le tasse inevase da grandi ditte, ed infine i controlli per verificare le riscossioni stesse pare siano state date in appalto ad un’agenzia in odore di mafia, ma questo era solo un sospetto, insomma lui ci vede del marcio, tutto a sfavore nostro, e ti pareva che il potere non se la prendesse con gli ultimi, io sapevo solo con certezza che una volta finito il contratto con l’Università, che con quella protesta non c’entrava nulla, sarei tornato a casa con l’affitto e tutte le spese sopra al mio culo! Bello schifo, fossi donna farei la puttana! Ma sicuramente anche lì andrei a finire male con qualche pezzo di merda di Pappone!

Arrivati sulla piazzetta San Bernardo guardai davanti a me ergersi in tutta la loro grandezza gli edifici dove si trovano gli archivi dell’Università, quella mattina ero talmente rintronato che mi ero portato perfino le chiavi per entrarci, eppure quel giorno non dovevo andare a lavorare, strano però, le chiavi in tasca mi accorgo sempre se ci sono, sono tre e sono ad attaccate al telecomando per spegnere gli allarmi, ero proprio fuso, comunque non importava, non le avrei certo perse.
Montammo con tutta calma la nostra base d’azione, la gente che passava ci guardava interessata, strano avrei giurato il contrario, di solito quando i problemi non ci toccano da vicino ne rifuggiamo, quasi con la paura di poterli conoscere e magari un bel dì esserne coinvolti, ma sembrava non fosse così, quasi tutti prendevano i volantini e sembravano leggerli con sufficiente interesse, alcuni poi chiedevano pure i motivi più in profondità, e dopo averli ascoltati il più delle volte firmavano la petizione, si vede che in fondo ero troppo pessimista nei confronti del prossimo.

“mi dica, perché siete così in pochi?” mi domandò una Signora anziana mentre firmava
“purtroppo Signora, siamo gli unici a credere in questa battaglia, gli altri sono ormai esausti, e hanno deciso di lasciare perdere la questione”
“Ai miei tempi ragazzo, altro che petizioni, saremmo andati con i Sindacati e i nostri famigliari a prendere chi di dovere per il colletto, e ti assicuro che ci saremmo stati tutti al completo, e anche piuttosto incazzati, credo avremmo vinto.
“Lo credo anche io Signora, purtroppo i tempi sono cambiati, comunque se vuole saperne di più, venga pure a trovarci nella nostra sede in Via Balbi, siamo il Sindacato di base.”
“purtroppo sono vecchia, se no ragazzo, ti assicuro che sarei con voi, anche se avessi il lavoro”
“grazie Signora, ne sono convinto anch’io”
“scusa ragazzo, un’altra cosa, dove sono i Sindacati grossi e potenti?”
“vede Signora, non è che ci hanno mollato, in realtà non ci hanno neanche preso, se mi passa il termine”
“ho capito ragazzo, non dirmi altro, non voglio farmi il sangue marcio, ora devo andare, ancora auguri, e se vi rivedo, se è possibile torno a firmare, e ditegliele a chi di dovere, fatevi sentire, non allargate le chiappe ragazzi!”
“ancora grazie Signora, arrivederci”.
“Fedele, cazzo che donna battagliera! Dovremmo arruolarla” mi disse Stefano
“io ci ho provato, chissà che non venga a trovarci!”
“lo spero Fedele, ci vorrebbe una così, di quella statura battagliera!” concluse Stefano.
Dopo la Signora battagliera venne a firmare un ragazzo sui venticinque anni tutto vestito in jeans, con pantaloni da rapper, quelli con il cavallo eccessivamente basso.
“Raccogliete firme contro il precariato?”chiese speranzoso
“si, siamo una ventina di ragazze e ragazzi che lavoravano fino a qualche mese fa presso il Comune, in vari settori, anche tu lavoravi per il Comune?” chiesi io
“Cazzo, puoi dirlo forte, io ho lavorato come bidello, per due volte, ma col cazzo che mi hanno tenuto”
“non sapevi della protesta?” chiese Stefano
“no, nessuno mi ha avvertito”
“ok, allora puoi firmare, sei anche tu coinvolto” concluse Stefano
“Minchia, io firmo subito, Cazzo, io e mio cugino siamo nella merda come voi!
“Già, siamo nella Merda” dissi sconsolato guardando Stefano sorridere
“senza offesa ragazzi, mica è colpa nostra, Cazzo!”
“tranquillo, siamo d’accordo con te”
“dove devo firmare? Cazzo”
“Qui, firma sotto, e dammi un documento di riconoscimento, tipo carta d’identità”
“Porca Puttana, non ho documenti! Come faccio,Cazzo, voglio firmare!”
“Stefano? Questo ragazzo..”
“mi chiamo Mauro”
“Stefano? Mauro non ha documenti, non può firmare vero?”
“no, purtroppo dobbiamo dare anche un riferimento per poter controllare l’esistenza della persona, comunque non c’è problema, o vieni più tardi con un documento, oppure vieni anche domani, nella nostra sede, in Via Balbi, presso il nostro Sindacato di base, Ok?”
“Cazzo, allora vengo da voi, se avete un Sindacato, mi iscrivo anche, Porca Troia, anzi lo dico pure a mio cugino, così veniamo insieme, come dicevo prima lui è nella merda come noi…”
“senti, ho cambiato idea..” disse Mauro gasatissimo
“domani ok, vengo in sede con mio cugino Giuseppe, però se mi volete ora mi posso unire a voi”
Stefano gli strinse la mano e gli disse “benvenuto tra noi, sei pronto a lottare?”
“Cazzo che si!”
“Ok, allora sei ufficialmente dei nostri, tieni questi volantini, cerca di distribuirli, possibilmente senza bestemmiare e senza assaltare i passanti, un’altra cosa, se potresti non dire parolacce alla consegna del ciclostilato..sarebbe utile” disse sorridendo Stefano
“Cazzo, sarà fatto capo!”
“Io mi chiamo Stefano, il vostro coordinatore del Sindacato di base, per favore chiamami solo Stefano, ok?”
“Ok, Stefano”
“io invece mi chiamo Fedele”
“piacere Fede, posso chiamarti così?”
“certo, quasi tutti lo fanno”
Era un ragazzetto, molto simpatico, alto, magro, e non gli mancava né la parlantina, né la grinta, certo forse era un po’ troppo esuberante, ma data l’età si poteva comprendere la persona, poi c’è da dire che Stefano è uno che ha l’occhio lungo, quindi se l’ha subito accettato vuol dire che va bene, di solito non ammette immediatamente un nuovo iscritto senza avergli prima parlato a quattr’occhi in sede, comunque anche a me sembrava un ragazzo a posto.
“Signora, prenda un volantino prego, leggetelo, e se volete venite al banchetto a firmare, è per il nostro futuro e per quello dei vostri figli o nipoti” diceva forte Mauro.
“Stefano, hai visto Mauro, ci sa fare veramente”
“Fede, sai che ti dico, quello è simpaticissimo, guarda quanti volantini ha già sganciato, solo con noi dice un sacco di parolacce!”

“E’ qui che si firma per lottare contro il precariato?” disse una voce amica
Alzai la testa, e vidi davanti al banchetto il mio amico Taddeo, c’era lui e il suo fido block notes e una macchina fotografica, alè! Almeno un articolo sul suo giornale non ce lo toglie nessuno pensai.
“Certo Taddeo, e mi raccomando di scrivere che siamo in tanti”
“Fede, ad essere sinceri transitavo qui per caso e..” Taddeo scherzava sempre, in cuor mio ero certo che avrebbe rotto i coglioni al suo direttore, e anche se lui fa prevalentemente il foto-reporter, un articolino senza troppe pretese lo fa ogni tanto
“e..cosa?” domandai io divertito
Taddeo si avvicinò al mio orecchio e a quello di Stefano e concluse
“e..sono stato fermato da un ragazzetto che mi ha affibbiato un bel volantino, ci sa fare il pupo, è dei vostri da tanto?”
“da circa dieci minuti” rispose Stefano che ne approfittò per presentarsi
“Mi chiamo Stefano, sono il Sindacalista che coordina la protesta
“Piacere, io sono Taddeo Renzi, fotoreporter che ogni tanto scrive anche sul giornale “Gazzettino Ligure” ed anche amico di Fedele Cane, ognuno ha la sua croce da portare nella vita!”
“infatti io conosco Taddeo Renzi!” risposi prontamente io.
“lasciamo perdere, senti Stefano, Fede mi ha detto della cosa, posso farti una intervista breve?”
“certo, dimmi pure”
“Senti, ho parlato prima con due o tre persone, scusa io lavoro così, di solito si parla con il responsabile, ma io, sai com’è, mi piace fare due chiacchiere anche con altre persone, per vedere se tutto coincide”
“non c’è problema Taddeo, dimmi pure, qui non abbiamo paura”
“Una donna che consegnava i volantini insieme agli altri , prima mi parlava del fatto che i soldi ci sarebbero..i problemi sono tre, il primo è che il Sindacato forte non vuole lottare con voi perché in alcuni settori lavorativi a voi interessati, sarebbero d’ora in poi esclusivamente affidati a volontari legati in qualche modo allo stesso Sindacato, il secondo problema è che il Comune a quanto ho saputo con questa formula sicuramente risparmia, ma la cosa grave sarebbero le consulenze inutili e costosissime, e il mancato pagamento delle imposte comunali di grosse aziende, se è tutto vero, beh, con delle prove qui facciamo scoppiare un bel casino”
“Le cose riferite sono esatte, il problema è che è loro possono dire che per quanto riguarda le imposte non pagate dalle grosse aziende si provvederà, e poi con qualche cavillo burocratico fanno apparire tutto in ordine, comunque noi non vogliamo far scoppiare casini eccessivi, vogliamo cercare di far assumere un po’ di persone”
“ho capito, allora faccio un articolo semplice, lascio perdere il casino delle imposte?”
“ma che cazzo dite? Ma certo che dobbiamo far nascere un casino ma che dite..Taddeo? Stefano?”
“Fede, stai calmo..e piuttosto preparati, dobbiamo cominciare il blocco!”
“Fede, dai su, comunque non avrei scritto nulla ugualmente, non avete prove, ne parliamo più avanti, dai, su, preparati”
Quando faceva così Taddeo mi faceva incazzare a morte, e anche Stefano non mi era piaciuto, sembravano già scendere a compromessi, oltretutto in cambio di nulla, ma che potevo fare? L’allegria moderata per lo svolgimento della protesta era quasi svanita, quelle parole avevano provocato in me un moto di delusione, ma cercai di non pensarci più di tanto, ora si doveva inscenare quella assurda protesta, chissà forse sarebbe stata proficua, e con Taddeo, una foto ricordo sul giornale del giorno dopo era sicura.

Stefano ci chiamò attorno a lui
“Allora ragazzi, è il momento, prima di iniziare però alcune raccomandazioni importanti, da seguire alla lettera, siete tutti d’accordo?”
“Certo Stefano” rispose un ragazzo, indovinate chi?
“Ok, ha risposto Mauro per tutti, allora punto primo, non lasciate l’attraversamento finché non ve lo dico io, punto due, non rispondete a provocazioni da parte di nessun automobilista, punto tre, ancor meno ad eventuali provocazioni della guardia municipale e dei carabinieri, c’è la possibilità che qualcuno le chiami, noi abbiamo il permesso di volantinare e di presidiare, il problema ve lo già spiegato, non ci avrebbero fatto bloccare il traffico, quindi l’unico mezzo legale è questo, probabilmente loro lo immaginano, qualche occhiata la daranno nei dintorni, mi raccomando, e sottolineo, niente provocazioni, se no è un casino immenso, ok? Tutti d’accordo?”
“Certo Stefano”
“Ok, ho capito, Mauro è già diventato il vostro portavoce, sono ben messo, adesso vi burocratizzate pure voi!” disse scherzando
Ci mettemmo a ridere tutti, ci voleva una bella risata unitaria prima di dare la scena alla protesta.

Cominciammo ad attraversare la strada, uno dietro l’altro ordinatamente, alle prime auto che si fermarono, io provai un’emozione nuova, vibrante, finalmente, in qualche modo si faceva qualcosa, certo, io non ero contento del mezzo usato, poi dopo il dialogo tra Taddeo e Stefano ero rimasto male, io al posto di Stefano sarei andato dritto al Comune, magari anche con un po’ di firme, e lì avrei detto chiaro le cose come stanno, o ci ridate i nostri posti di lavoro, o facciamo una bella conferenza stampa, li avrei fatti cagare sotto, per Dio! Certo, le prove? Boh? Se Stefano sapeva quelle cose doveva certo averle sapute tramite qualche prova o documento, poi se era vero il fatto dei volontari del Sindacato forte, bastava aspettare che li facessero lavorare e voilà ecco le prove, certo in quel caso la maggioranza dei cittadini sarebbe stata pure contenta di vedere il Comune risparmiare dei soldi, poi però se dimostravamo che le grosse aziende non pagavano le tasse, era un bello scandalo, per le prove, anche lì, bastava sguinzagliare qualche giornalista, magari Taddeo, voilà, il gioco era fatto, schifo! Schifo, e ancora schifo! Ma perché non si faceva la cosa più semplice e diretta? Forse aveva ragione Stefano, avrebbero coperto tutto con cavilli e qualche promessa, comunque dopo quella protesta, io avevo deciso, dovevo parlare a quattr’ occhi con Stefano, anzi davanti a tutti, una bella assemblea! Così vedevo chi era con me, chissà Mauro a chi avrebbe dato ragione, da una parte era catturato da Stefano e dal suo carisma, però al tempo stesso mi sembrava un battagliero, comunque la cosa che ci fregava era una sola, lo ripeto, eravamo pochi, con soli ormai venti Cristi…potevamo fare poca strada, e gli altri, gli altri perché si erano arresi? Forse avevano ragione loro? Non avevamo nessuna speranza? Mi faceva male pensare tutte quelle cose, mi angosciava parecchio non trovare nemmeno una via d’uscita decente, e allora dovevo accontentarmi di continuare ad attraversare la strada come un disperato, insieme ad altri disperati, bello, mentre pensavo quelle cose Taddeo ci dava sotto a fotografare, primi piani di manifestanti, poi una bella panoramica su di noi, intenti ad attraversare, una foto alle auto, e ai loro proprietari, che cominciavano a dare segni di inquietudine.
Ormai le auto erano ferme da più di dieci minuti, e a parte qualche automobilista che cambiava strada, gli altri sembravano voler insistere ad aspettare la nostra ritirata, ma la ritirata non venne, finché un conducente cominciò ad andare in escandescenza:
“Che Cazzo fate in mezzo alla strada? Levatevi dai coglioni, devo andare a lavorare, Cristo! Quasi tutti qui dobbiamo farlo!”
Uno dei nostri allo stremo della pazienza e delle forze psicologiche si mise a ribattere:
“Beato lei Signore, a noi col cazzo che ci fanno andare, stiamo facendo questo proprio per il problema del lavoro che non abbiamo”
“Ma andate a fare in culo, secondo voi, se io non vado al lavoro perché bloccate la strada, vi ci fanno andare a voi?” L’uomo urlava spuntando dal finestrino della sua vettura, mi faceva ridere, in fondo non aveva tutti i torti, certo per noi era irritante dover vedere tutta quella gente recarsi al posto di lavoro, però era anche assurda la situazione.
“Abbia pazienza, abbiate pazienza tutti, non ce l’abbiamo con voi , scusateci” Questo che cercò di portare un po’ di calma non era Stefano, ma Mauro, Stefano, stava per intervenire diplomaticamente, ma Mauro lo precedette, le sue parole non servirono a niente, in quel momento sopraggiunsero tre volanti della polizia, la gente cominciava ad uscire dalle auto ed il clima si era notevolmente surriscaldato.
Stefano andò subito incontro alle forze dell’ordine, per cercare di spiegargli la situazione, mentre loro parlottavano, un piccolo cordone di poliziotti si frappose tra noi e
e la gente inferocita, che invece di tranquillizzarsi per la presenza della “pula”, sembrò addirittura eccitarsi ulteriormente.
“Allora, mandateli via, cosa servono le guardie, se invece di creare l’ordine difendono questi vandali!” chi diceva così era un vecchietto sul lato destro del marciapiede, era basso, tarchiato e mentre faceva il suo comizio agitava il suo bastone d’appoggio, una vera scena comica, se non fosse per l’aria spessa che si stava respirando attorno
“Ai miei tempi..guai a chi bloccava la strada! C’era più rispetto ed ordine! Quelli si che erano tempi, e adesso? Adesso la polizia invece di manganellarli li difende pure..che Stato ridicolo!” il vecchietto cominciava a scaldare ulteriormente gli animi, un mio collega di protesta cominciò a rispondergli per le rime:
“Nonno, vai a casa a lustrare la foto di Mussolini, e ricordati prima di passare dal negozio per prendere una scorta di olio di ricino!”
“Ma vai a lavorare! È la polizia non dice nulla?” rispose il vecchio pimpante
“Ma vai a Staglieno, nel cimitero! vecchio fascista! Fatti sotterrare che sei morto!” disse incazzatissimo Mauro.
A quel punto un poliziotto si avvicinò al vecchio per pregarlo di andarsene, lui poteva passare, e stare lì a provocare non era conveniente, né per lui, ne per noi, e soprattutto non lo era per gli animi tutti.
Stefano continuava a parlare con il comandante del nucleo:
“Capo, noi siamo nella più assoluta legalità”
“certo, in via legislativa sicuramente, ma la prego, vada a spiegarlo a questa gente, ci faccia il favore, sgomberi al più presto, lo dico anche per voi, siete troppo pochi, fate il piacere, continuate con le firme e lasciate perdere il blocco”
“La capisco Capo, però non abbiamo ancora finito, ci dia ancora un quarto d’ora e sgombriamo”
“Senta, le ripeto che voi legalmente potete starci tutta la vita ad attraversare la strada, però qui va a finire che finisce male per tutti, mi dia retta fate quello che vi ho detto, qua tra un quarto d’ora non si sa cosa può succedere”
Stefano continuò a parlottare, io da lontano lo guardavo prima sbracciarsi, e lentamente stare sempre più fermo con i movimenti delle braccia, avevo capito, il Comandante lo aveva convinto.
Stefano si avvicinò a noi e ci fece cenno di smettere, in quel preciso momento io e Mauro decidemmo all’unisono e senza metterci preventivamente d’accordo di continuare l’attraversamento, cominciammo ad urlare:
“Nessuno si muova! Noi continuiamo!”
Stefano si avvicinò a me e con fare incazzato mi disse:
“Fedele, che cazzo ti prende, smettila immediatamente, che vi è preso a te e a Mauro?”
“Stefano, io ero contrario, ma adesso no! voglio che domani ci sia la nostra vicenda su tutti i giornali locali, sono stufo di parlare, parlare, e basta, e venuto il momento di fare, e tutto sommato questo casino farà parlare molto di noi” dissi tirando tutto fuori il fiato
“Anch’io Stefano sono d’accordo, non possiamo, e non dobbiamo ritirarci ora, guarda che casino! Nessuno ci può fare niente, nessuno ci può fermare, lo sai anche tu che siamo nella più assoluta legalità, anzi sarebbe ora di chiamare anche il Sindaco!”
“Ragazzi, smettetela! Così ci odieranno tutti!”
“No, così tutti sapranno e capiranno, e anche tu, se hai prove contro il Comune tirale fuori! Facciamo scoppiare un casino generale, dai Stefano!”
Tutti gli altri manifestanti stettero a sentire in mezzo alla strada i nostri battibecchi, purtroppo, si era aperto un buco nell’attraversamento, e le macchine cominciarono a passare, rischiando anche di mettere sotto di striscio qualcuno, la polizia era attorno a noi, era scaduto il nostro tempo, in mezzo alla strada eravamo rimasti io e Mauro, sconsolati più che mai.
Gli altri erano tornati al presidio per raccogliere le ultime firme, mi avvicinai a Stefano e gli dissi:
“Scusa Stefano, ma le nostre strade si dividono, inutile, la pensiamo in maniera diversa, io so che tu non tirerai mai fuori le prove, e la nostra causa sarà persa, siamo pochi, io me ne vado ti auguro buona fortuna”, gli tesi la mano e lui non mi guardò e non me la strinse, allora mi voltai e cominciai ad allontanarmi, dietro di me c’erano Mauro e Taddeo, il primo mi raggiunse e mi disse:
“Fede, io sono con te, ma di quali prove parlavi prima?” ringraziai Mauro e gli spiegai la faccenda delle prove contro il Comune, chissà se Stefano le aveva e soprattutto se era vera tutta la faccenda dei volontari e delle tasse non pagate al Comune.
“Fede, ma se è vero è uno scandalo, peccato che noi non lo si possa provare, comunque Stefano mi ha deluso” disse Mauro
“Vedi, anche a me, per un attimo, ma ora cosa possiamo fare, cazzo bisognerebbe fare come quei banditi del telegiornale che ho ascoltato stamane!”
“Quali banditi?” mi interrogò Mauro incuriosito
“Niente, stamani prima della protesta ho guardato il T.G locale e tra le altre merde di notizie c’era quella di una banda di evasi, che per fuggire ha preso in ostaggio una famiglia in una villa, in cambio della loro vita hanno chiesto una macchina per fuggire e centocinquantamila €.
“Ehi! Dove andate! Fede, perché hai mollato tutto?” mi chiese Taddeo, che di corsa ci aveva raggiunti
“Lascia perdere Taddeo, vai a finire l’articolo, e mi raccomando fai un bel lavoro!”
“Ma..Fede..”
“lascia perdere ti ho detto, ci sentiremo domani quando sarò più tranquillo!”
Taddeo mi conosceva bene, e non insistette, rimase fermo in mezzo al marciapiede, io e Mauro intanto ci avviammo senza meta per la città, quando ad un tratto ebbi chiaro tutto.
“Mauro? Ho avuto un’ idea”
“Dimmi Fede, tirami un poco su il morale”
“faremo in qualche modo come quegli evasi ”
“vuoi per caso rapire il Sindaco?”
“stai scherzando?” Presi dalle tasche le chiavi dell’archivio e gli spiegai la mia idea
“Vedi Mauro, queste sono le chiavi dell’archivio degli studenti dell’università, tra due giorni finisco il contratto, e chissà quando e se riuscirò di nuovo ad averne un altro”
“Fede, non capisco, che c’entra l’università con la storia del Comune, sono due cose diverse, cazzo!”
“Hai voglia di bere qualcosa?”
“ma che cazzo ti viene in mente?”
“ok, hai voglia, seguimi che ti spiego, mai stato a bere dal “IL PIRATA” ?”
“Una volta, ma un sacco di tempo fa, Minchia, manco me lo ricordo il locale!”
Ci avviammo a destinazione, oramai mi era tutto chiaro, non potevo più aspettare il Sindacato di Base, o peggio l’eventuale buon umore del Sindaco della mia città, si doveva agire con prepotenza, al diavolo le discussioni e gli incontri, già alla prima difficoltà Stefano aveva già alzato bandiera bianca, tante parole e niente fatti, per non parlare poi della questione delle inadempienze del Comune, si è fermato, Stefano, si era fermato, probabilmente si era cagato addosso all’idea di denunciare il Comune, paura di calpestare i piedi a qualche pezzo grosso, oppure più semplicemente non aveva uno straccio di prova, magari era solo una sua idea, ed un motivo per caricarci moralmente.
Entrati nel locale ci sedemmo al primo tavolo incontrato
“Allora ora ti spiego, Mauro”
Si avvicinò il cameriere e prese le ordinazioni; una birra per Mauro e la solita spuma al cedro per me.
“Senti Fede, hai visto?”
“che cosa Mauro?” risposi pensieroso io
“Il cameriere, cazzo! Ha la benda come i pirati, sai che non me lo ricordavo, veramente deprimente! Chissà se..”
“sotto la benda ha l’occhio!” conclusi io sorridendo
“già chissà Fede, io penso di sì”
“Ok, ma parliamo di cose serie, dopodomani è l’ultimo giorno che lavorerò negli archivi, per quel giorno ci dobbiamo trovare all’entrata dell’edificio, io, tu, e una tanca di benzina, riesci procurartela?”
“Una minchiata! Quando vuoi, ma che vuoi fare di preciso?”
“Fidati, adesso ho la rabbia giusta, penso che ci barricheremo all’interno, poi vedremo anche in base alle mosse che faranno gli altri, polizia, sindaco e organi d’informazione, che ne pensi?”
“fantastico! Precario pure all’Università?”
“purtroppo si, allora che ne pensi più precisamente?”
“Perfetto! Finiremo su tutti i giornali, lasciami indovinare? Se non stanno ai nostri patti bruciamo tutto?”
“può essere, ma tu sei pronto? Guarda che non è uno scherzo, io fino a qualche giorno fa non lo avrei neppure pensato, ma adesso..dopo la figura di oggi e i discorsi di Stefano, mi sento solo contro tutti!”
“contro tutti, fuori che uno” rispose gasato Mauro
Mauro era il compagno adatto per questa azione, deciso, gasato insomma senza dubbi, proprio come me, o per la precisione proprio come il “nuovo me”!
“Prima di andare un’altra cosa Mauro, hai un megafono? Puoi procurartene uno, ci serve per comunicare senza problemi”
“né ho uno a casa, lo usavo per lo stadio, lo porto sicuramente!”
“ok Ultrà, allora a dopodomani, però prima ti lascio il mio numero di telefono, se ci ripensi fammelo sapere, mi raccomando, acqua in bocca, se non te la senti non sputtanarmi! Se no sono nella merda..io mi fido!”
“tranquillo Fede, non tradisco nessuno, e poi te lo dico già..io ci sarò!”.

Nel giorno prestabilito, trovai già sul luogo di appuntamento il buon Mauro, che era già lì di buona mattina, lui e un bel pezzo di focaccia calda.
“Mauro, vedo che hai portato tutto, benzina e megafono, allora, sei pronto? Guarda che non sarà facile, insomma ci sarà la polizia..”
“Fede, forse tu non mi conosci ancora bene, io sono pronto a tutto e mi sembra che anche tu non scherzi”
“beh, forse non ci crederai, ma fino a qualche giorno fa, mai avrei pensato di fare una cosa del genere, ma poi visto l’andazzo delle cose, credo di non avere più niente da perdere, ma adesso basta parole, cominciamo ad entrare, le chiavi le ho, mezz’ora fa sono passato all’Università a ritirare le ultime richieste di documenti, tutto è tranquillo, non immaginano nulla, ormai sono alcuni anni che ogni tre mesi lavoro da loro, pensa, mi lasciano pure le chiavi degli archivi, me le porto infatti sempre a casa, nessuno sospetta nulla”.
Entrammo tranquillamente dentro l’edificio che non era custodito da nessuno, infatti nello stabile, c’erano sì gli archivi dell’ Università, ma anche un posteggio, e altri archivi, ognuno era dentro ad una porta grande, e oltre alle scale c’era una strada interna dove passavano le macchine per raggiungere i posteggi interni.
Aprii la porta, bloccai l’allarme digitando il codice, e chiudemmo la porta alle nostre spalle .
“Cazzo, che enorme questo archivio!” Mauro era meravigliato, in effetti l’archivio era molto grande, una stanza enorme, divisa da grandi e alti scaffali in ferro, il pavimento era pieno di polvere, a dire il vero io ogni tanto ci pulivo pure, magari quando non avevo tanti documenti da cercare, ma l’ambiente era poco salubre, le finestre che circondavano quasi tutto il perimetro erano rettangolari e per aprirle c’era solo il basista, insomma non entrava neanche molta aria, ma la costruzione era moderna, quindi niente finestroni.
“Mauro, questo e tutto l’archivio, ma in fondo al centro c’è una porta che da ad un disimpegno, nel disimpegno, ci sono tre porte, due normali e una come quella d’entrata degli archivi, le due piccole o normali, sono i cessi, uno dei maschi, e l’altro delle femmine, quella grande non so dove porti, da quando ci sono io è sempre chiusa, per quello dobbiamo sbarrarla, non vorrei entrasse da lì la polizia.
“Ma con cosa sbarriamo le porte? Immagino si debba sbarrare anche quella d’entrata?”
“Certo, davanti ci mettiamo degli scaffali, quelli più robusti con sopra i libroni delle lauree di inizio secolo scorso, intanto se tentano di entrare lo sentiamo, e allora entra in azione la benzina, tutto chiaro?”
“Tutto ok, Capo!”
“Senti Mauro, io non sono Stefano, cerca di non chiamare nemmeno me Capo, qui non ci sono gerarchie, ok?”
“ok, Fede!”
“in senso di Fedele, s’intende!”
“Certo, qui non ci sono nemmeno Religioni!” conclusi io sorridendo.
Ci demmo da fare e sistemammo gli scaffali grandi e pesanti davanti alla porta d’ingresso, per quella dai cessi fu più complicato, infatti ci accorgemmo ben presto che entrare con gli scaffali attraverso la porta che conduce al disimpegno era cosa impossibile, dato la dimensione degli stessi, così dovemmo smontarli e rimontarli parzialmente all’interno, infatti il disimpegno che accoglieva le tre porte era piuttosto piccolo, lasciammo lo spazio per entrare nel cesso, e ci avviammo nuovamente all’interno dell’ archivio.
Presi il cellulare e composi il numero di Taddeo.
“Pronto Taddeo, sono Fedele”
“Ho visto dal display del telefonino che eri tu, dove cazzo ti sei cacciato, i tuoi compagni due giorni fa hanno portato le firme in Comune, io adesso sto andando da Stefano per sapere delle nuove, ma tu dove sei ora?”
“Senti, io adesso sono agli archivi dell’Università, e con me c’è anche Mauro”
“che ci fa Mauro con te, lo hanno assunto?”
“non credo, adesso ascoltami attentamente”
“Ehi! Fede, ma che strana voce, dimmi che ci fa li con te Mauro”
“Non ti preoccupare e ascoltami, adesso vai dalla Polizia e digli di venire in Piazza San Bernardo, chiama anche il sindaco e tutti i tuoi amici giornalisti, sbrigati, se no, io e Mauro bruciamo tutto l’edificio, hai capito bene?”
“Fede, ma che cazzo stai blaterando, smettila di prendermi per il culo!”
“Taddeo, ti do un’ora di tempo, non sto scherzando, fossi in te mi sbrigherei, non vorrai avere sulla coscienza un casino del genere, io lo spero per te,prechè a me non fotte più un cazzo niente!”
“Fede, stammi ascoltare un attimo..”
Cosa disse in seguito non lo so, io avevo chiuso il cellulare, anzi proprio spento, le regole quel giorno le avrei dettate io.
“Fede, dici che Taddeo verrà?” chiese preoccupato Mauro
“Certo, non fosse altro per lo scoop, comunque verrà, ha capito che non scherzo, io quando sono incazzato non scherzo mai, te lo assicuro!”
“ma allora la benzina la usiamo se entro un’ora..”
“senti Mauro, io te lo detto subito e più di una volta, se non te la senti lascia perdere, vai pure, io poi non ti sputtano dovesse andare male, ma se stai con me non causarmi guai, te lo già detto che fino a qualche giorno fa mai avrei fatto una cosa anche lontanamente simile, ma ora..non vorrei che la tua insicurezza mi facesse scappare la rabbia, siamo d’accordo? Che decidi?”
“Fede! Te lo già detto che io sono con te, chiedevo solo, so benissimo che può anche finire male, ma io sono pronto come te”
“ok, ti credo, ma non farti mai vedere ai miei occhi insicuro, hai capito?”
“tranquillo, qua la mano!”
ci stringemmo la mano e nel frattempo posizionai una scala per arrivare al basista della finestra dalla parte in cui affacciava alla Piazza tirai giù il basista, ma era scomodo, allora mi feci dare da Mauro un montante di ferro di uno scaffale in costruzione, e ruppi tutto il vetro, in seguito smontai completamente la finestra, ora si che era comodo, mi affaccia e vidi bene tutta la Piazza, magnifico, da lì la mia vista dominava una discreta visuale sia sulla Piazza San Bernardo, sia su un discreto numero di vie adiacenti, soffrivo di Vertigini, però in quei momenti non ci pensavo, ero forte.
“Fede, sono passati dieci minuti e ancora niente..”
“Tranquillo, da qui sopra vedo arrivare le prime gazzelle della Polizia, dammi il megafono, che ci siamo.
La polizia posteggiò tutte le vetture, si fermarono anche altre macchine, da una scese Taddeo, lo vidi trafficare con il cellulare, probabilmente tentava di chiamarmi, poi alzò lo sguardo e mi vide.

Prese un megafono e cominciò a parlarmi:
“FEDE, MI SENTI?”
“CERTO TADDEO, MA E’ INUTILE CHE PARLI, FORSE NON HAI BEN CAPITO, MA LE REGOLE LE DETTO IO”
“FEDE, C’E’ QUI IL SINDACO, VUOI CHE TE LO PASSO?”
“NO, HO DETTO CHE SONO IO HA DETTARE LE REGOLE!”
Il commissario Spata chiamò Taddeo
“Senta, ma che vuole, io ho lasciato parlare lei, ma faccia fare a me, quello si caga addosso se gli parlo io, mi dia retta, lasci perdere”
“Secondo me fa sul serio, commissario, solo io posso convincerlo a desistere, ha detto che se non gli diamo retta brucia tutto, io lo conosco abbastanza, siamo amici, non avrebbe mai fatto una cosa del genere, in questo momento ha degli squilibri mentali”
“Senta, facciamo così, sentiamo cosa vuole, poi vediamo il da farsi ok?”
“Certo, il Commissario è lei!”
“e allora cosa cerca di convincermi, si ricordi che lei è qui solo perché è un amico del pazzo qui sopra, se no i giornalisti fra le palle non le voglio!” disse scazzato Spata
Il megafono passò di mano al Commissario:
“SIGNOR FEDELE CANE, CI DICA CHE VUOLE”
“ALLORA, IO SONO QUI INSIEME AD UN ALTRO PRECARIO DEL COMUNE, SE NON CI DATE IL LAVORO FISSO A NOI E A TUTTI GLI ALTRI DIAMO FUOCO AGLI ARCHIVI DELL’UNIVERSITA’” dissi con convinzione
“SIGNOR FEDELE IO NON POSSO PRENDERE UNA TALE DECISONE, STA ARRIVANDO IL SINDACO, PARLERA’ DIRETTAMENTE CON LEI, MA MI RACCOMANDO NON FATE SCIOCCHEZZE LASSU’, SIETE GIOVANI, NON ROVINATEVI LA VITA!” disse Spata.

Il Sindaco giunse pochi secondi dopo, era scortato, quando lo vidi scendere notai subito il pallore in volto, bastardo pensai, adesso le regole le detto io figlio di puttana, e quello che doveva dire Stefano e gli altri Sindacalisti lo dirò io.
“Datemi quel dannato megafono” sbottò il sindaco appena giunto in Piazza
“SIGNOR CANE, SO TUTTO, STIA TRANQUILLO, SCENDA TRANQUILLO CON IL SUO AMICO, POI PARLEREMO DELLA FACCENDA, CON CALMA, E SENZA POLIZIA E GIORNALISTI”
“SIGNOR SINDACO, DECIDIAMO QUI, ORA DAVANTI A TUTTI, DICA CHE PRENDE TUTTI E IO E IL MIO AMICO SCENDIAMO CALMI”
Il Sindaco era piuttosto contrariato, ma sempre paonazzo, soprattutto all’arrivo sul posto di Stefano con tutti gli altri compagni di protesta, appena giunto si fece passare il megafono e cominciò a parlarmi:
“FEDE, DAI RETTA SCENDI GIU’, NON METTERTI NEI CASINI, SEI SOLO LASSU’?”
“STEFANO, NON SONO SOLO, C’E’ QUI ANCHE MAURO, TOGLITI DALLE PALLE STE! VEDI CHE SE CI SI METTE D’IMPEGNO IL SINDACO CI DA UDIENZA! STIAMO TRATTANDO LE ASSUNZIONI, STUFANO, PARE CHE I MIGLIORI SINDACALISTI AL MOMENTO SIANO IL SOTTOSCRITTO E MAURO, STEFANO VATTENE, NON ABBIAMO PIU’ BISOGNO DELLE TUE CHIACCHERE!”
Un applauso nacque spontaneo tra gli altri miei compagni sopraggiunti sul luogo, non c’era che dire, io e Mauro eravamo arrivati al sodo della questione.
Mentre io continuavo a parlare, Mauro percepì dei rumori provenire da dietro la porta del disimpegno, fortuna che si era fatto un giro per l’archivio, infatti i rumori sospetti erano appena percettibile, a quel punto aprì la porta, e non vide nulla di sospetto, se non un topo rosicchiare un librone caduto dalla barricata dalla porta sempre chiusa, solo dopo alcuni secondi si accorse che il topo non era il solo nei dintorni, infatti fu un attimo e la Polizia da dietro la porta sfondò quella barricata disperata, entrarono e bloccarono immediatamente Mauro, che riuscì solo a cacciare un urlo.
Capii immediatamente quello che poteva essere successo, scesi dalla sala e rovesciai immediatamente la benzina sugli scaffali più vicini, lo feci velocemente, nel frattempo la Polizia entrò nell’archivio.
“Che nessuno si avvicini! ho già versato la benzina, e come potete notare in mano ho un accendino, vedete voi se ascoltarmi o meno” minacciai io
Un poliziotto a quel punto fece un cenno agli altri di non reagire:
“Dimmi che vuoi, ma non fare la puttanata di incendiare l’archivio, non risolveresti niente, tre lo assicuro!”
“Non lo farò solo ad un patto, voglio parlare con il sindaco, e lo farò se lascerete andare il mio amico”
“Ok, il tuo amico lo lascio, ma sul sindaco lo devo chiedere, non lo posso decidere io, mi capisci?”
“Certo, ma sbrigati, parla a quella radiolina e avverti il Sindaco”.
Il poliziotto lasciò andare Mauro, che corse immediatamente da me:
“Scusa Fede, mi sono saltati addosso, non ho potuto fare nulla”
“tranquillo Mauro, tutto a posto, adesso l’incontro con il Sindaco è alle porte.
Finito di parlare il poliziotto mi disse che il Sindaco sarebbe arrivato subito, passarono due minuti e di fronte, ad una ventina di metri mi trovai davanti il Sindaco, insieme a lui, c’era Stefano, non avevo richiesto la sua presenza, ma non mi urtò la sua presenza..anzi ne fui contento, mi gratificava essere al centro di una vertenza che mi riguardava da vicino, non come al solito, che si mandava i Sindacalisti a trattare e noi, poveri Cristi fuori a pregare.
“Signor Sindaco, allora ci assume in blocco?”
“Signor Cane, stia calmo, lasciamo questo posto e poi ne parliamo, ok?”
“Sindaco? Forse non ha capito bene la domanda, ci assume come è da nostro diritto?”
“vede Signor Cane, i contratti erano a tempo determinato, lei li ha sempre firmati, dovrebbe saperlo”
Stefano a quel punto intervenne: “Fede, lascia perdere, ho già parlato con il Sindaco, vediamo se possiamo sistemarti te e Mauro, Ok, poi magari in un futuro gli altri..”
“E bravo Stefano, sarebbe comodo, ma si in fondo..che né pensi Mauro?” chiesi
“Ma Fede, sarebbe una vigliaccata, e gli altri?”
“vedete Signor Sindaco, Stefano, lui è un giovane pieno di ideali, che ne dite è un fesso a non accettare?”
“Signor Cane ci pensi” insistette il Sindaco
“Pensateci” replicò Stefano
“Ma certo..adesso noi molliamo tutto, la Polizia ci arresta, ci processano, e ci danno un po’ di galera, non troppa visto i nostri precedenti puliti, a quel punto passato il casino ci assumete”
“Più o meno, vi assicuro, adesso lei se non molla la faccenda, qui è un casino, ci pensi, non potrà neanche più lavorare all’Università, lo comprende questo?”
“io comprendo tutto, però c’è anche la faccenda del perché non ci volete riassumere in blocco, sa, Stefano ha fatto la cazzata del dirci il perché non ci assumete..le tasse non riscosse dalle grandi aziende, i controlli appaltati ad agenzie in odore di mafia, tutto ciò non è bello, le pare?”
“ma Signor Giuliani, Stefano Giuliani, quelle sono solo sue illazioni, cosa va a dire ai suoi, crea solo casino e basta, queste cose non le può provare!”
Stefano imbarazzatissimo cominciò ad arrampicarsi sugli specchi:
“Stefano dì qualcosa? È vero quel che dice il Sindaco, tu non dovevi dirci niente?” chiese super incazzato Mauro
Nessuno disse più nulla allora io diedi l’ultimatum:
“Conto fino a dieci e se non ci promette l’assunzione io brucio tutto, in cambio comprerà il silenzio mio e forse anche di Mauro, ma deve assumere tutti”
Mauro mi fece cenno di si con il capo, e allora attesi la rispota:
“Io, vede..Signor Cane…io e va bene!”
Io come da parola misi in tasca l’accendino, e come da copione i poliziotti ci arrestarono, uscimmo tra gli applausi dei nostri compagni di lotta e tra il vociferare di curiosi e di addetti ai lavori, prima di salire sulla pantera mi bloccò tra gli agenti Taddeo che mi disse:
“Fede, ma che ti è preso, adesso sei nella merda! Perché lo hai fatto?”
“Taddeo, ho risolto tutto, siamo tutti assunti” non potei dire più nulla, vidi in lontananza Taddeo fermo in mezzo alla piazza, strano, ci lasciamo sempre bruscamente.
Era vero, gli altri furono assunti tutti, tutti fuori che io e Mauro, restammo in galera per due anni, il nostro avvocato d’ufficio ci disse che la pena fu dura, molto dura, fece un sacco di ricorsi ma niente, e noi, io e Mauro, dopo essere usciti dal carcere non potevamo più far nulla, gli altri lavoravano tutti, penso che li abbiano assunti per evitare scandali, una volta avuto il posto si dimenticarono di noi, e noi che continuammo a lavorare saltuariamente cercammo di dimenticarci di tutta la faccenda.

Pubblicato on Mercoledì 26 Dicembre 2007 at 14:40 Lascia un Commento

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