ULTIMA STAZIONE

ultima stazione

Se siete anche voi timidi come me, e per caso vi state avviando, per vostro volere o per obbligo, a vivere in mezzo alla strada, beh un consiglio ve lo voglio dare, non dormite in stazioni ferroviarie grandi.
Nelle grandi stazioni fino dalle cinque del mattino c’è un gran via vai, gente che corre al lavoro, prostitute che ritornano a casa, e nottambuli che hanno passato la nottata a ballare. Non si sta in pace un attimo, e se uno si vergogna come il sottoscritto a non avere più niente e a dormire per strada, la vita è dura, molto dura.
Un’altra cosa che dovrete togliervi dalla testa, è che i barboni sono tutti poveri cristi dall’animo gentile, finiti lì solo per sfortuna, non è propriamente così!
Io ne conosco uno in particolare che per pochi spiccioli sarebbe capace di violentare sua madre, se non l’avesse già uccisa alcuni anni prima. Il suo nome poi è di una stupidità unica, il problema è andarglielo a dire, dato che Fedele Cane è un energumeno di quasi due metri!
In realtà, tutto questo parlare di lui, che si fa negli ultimi tempi, è dato dal fatto che si sta pensando di farlo fuori, di eliminarlo una volta per tutte, e dopo vari ripensamenti, sono d’accordo anch’io, bisogna ucciderlo quel Cane bastardo! Ucciderlo prima che renda la vita impossibile a tutti noi barboni.
Fedele, era un pezzo grosso di un importante studio legale, e alcuni anni prima uccise la madre per ereditarne una grossa cifra, si parla addirittura di alcuni milioni, ma questo non è sicuro, è solo una voce. La uccise una sera, sua madre stava cenando, e lui con una grossa corda la strangolò da dietro con le sue stesse mani, ma nonostante il suo piano fosse studiato a tavolino, la polizia lo beccò dopo alcuni giorni, lo sbatté in galera e gli tolse la sospirata eredità.
Dopo alcuni anni di buona condotta, che immagino gli costò parecchio, data la sua bastardaggine, fu scarcerato, senza più un soldo e con le pezze al culo eccolo tra noi a fare il capetto e a rubarci tutto. A volte fa pena, io penso sia uscito anche fuori di testa, infatti, sembra un bambinone che frega le merendine ai bambini più piccoli, il problema è che è molto pericoloso.

“Benedetto, ci vediamo stasera per quella faccenda?” mi disse Luigi
“Sì Luigi, però mi raccomando, non facciamolo sapere a troppe persone, non vorrei che lo venisse a conoscenza anche Cane”
“Benedetto, lo sappiamo solo in quattro, io, te, Fabrizio e Joe”
“Bene, direi che può bastare, in quattro possiamo distruggerlo quel Cane lurido!”
“ok, a stasera, dalle panchine della grande piazza”
“Va bene, nella grande piazza” conclusi io.
Quel giorno ero meno triste del solito, mi vergognavo anche meno ad andare in giro, io mi chiamo Benedetto Florio, e in strada sono da pochi mesi, solo che un anno fa avevo una famiglia, una macchina, una casa, e un televisore che era quasi uno schermo cinematografico, poi d’un tratto è morta mia moglie di cancro e la mia vita si è sciolta dentro alle bottiglie di vino. Laura, si chiamava così mia moglie, io però la chiamavo topina, era tutto per me, volevamo anche fare un figlio, penso fosse già incinta quando morì. La mattina dopo i funerali cominciai a bere vino, e pensare che se c’era uno che non bevevo ero io! Quando finii di bere mi accorsi che avevo dimenticato per un po’ Laura, così ebbi la brillante idea di continuarlo a fare, in successione persi lavoro, casa e il televisore cinematografico.
Comunque quel giorno non avevo brutti ricordi per la testa, ma solo un pensiero, come uccidere Cane, io non avevo un’idea precisa, ma confidavo molto in Fabrizio.
Fab, come lo chiamiamo noi, è un ex protettore di battone, dovreste vederlo, è una persona molto simpatica ed è migliorata vivendo per strada, prima quando lavorava nel ramo prostituzione era per forza un bastardo, poi si innamorò di una sua protetta e pian piano uscii dal giro. Il suo problema fu che fuori dal giro volle portare con sé anche Carmen, che in realtà si chiamava Claudia, il che provocò uno sconquasso nella banda di puttanieri, e finii che lui e la bella dovettero fuggire per mezza Italia dalle minacce di morte degli ex colleghi. Il risultato finale fu che quando Carmen si accorse che il suo bel Fab non aveva più il becco di un quattrino e la prospettiva era la strada, si accorse anche che non lo amava più, e così lo piantò. I primi tempi furono duri, lui si sentii tradito, ma non ebbe una reazione negativa, bensì cominciò a riflettere sulla sua vita, e decise che non avrebbe tentato di uscire dalla strada, ma si sarebbe dato da fare per migliorare la condizione sua e degli altri che ci vivono. Secondo voi la morte di Cane sarebbe stato un miglioramento della nostra condizione?
Gli altri due amici sono fratelli uno si chiama Luigi e l’altro Joe, ma il suo vero nome e Giovanni, loro sono finiti per strada per una loro scelta precisa, pensate i loro genitori erano proprietari di una catena di negozi alimentari, in città era famosa, si chiamava la “Mangia bene” che praticava prezzi molto convenienti e i prodotti erano discreti. Loro dopo non aver voluto studiare provarono a lavorare in uno dei negozi di famiglia, ma poi la noia e la paura della routine li costrinse ad andarsene, per i genitori il dolore fu grande, ma dovettero accettare la scelta. Dopo qualche mese il padre e la madre morirono e loro invece di vivere di rendita, dando in gestione o vendendo i negozi, decisero di lasciare l’eredità ad una associazione cattolica. Non vi dico i commenti della gente, ma loro se ne sbatterono altamente e cominciarono da zero a vivere sulla strada.
Siamo quattro persone fondamentalmente buone, ma in strada oltre a Cane c’è di tutto, specialmente ladri e drogati, che quando hanno bisogno di una dose e sono disperati vengono anche a rubare tra i tuoi cartoni,e allora per difenderti devi saper picchiare duro, perché se ti lasci impietosire sei nella merda fino al collo, alla fine muori te di fame.
Dove vivo io, ho sistemato dei cartoni a mò di capanna, e pensare che da piccolo me le costruivo in camera mia, la vita a volte è veramente strana. Dentro ai cartoni, che mi procuro da un vicino supermercato, tengo qualche coperta e delle riviste che prendo nei cassonetti del riciclo della carta. La mia capanna è sempre la stessa, ma credo che tra qualche tempo dovrò cambiarla, vivo sotto un ponte dell’autostrada e non si bagna mai, però l’umidità la stà spaccando tutta. Gli altri vivono nelle vicinanze, tranne Fab che vive alla stazione centrale di Genova-Principe, che poi non dista molto dalla mia postazione. Lui se ne sbatte se la gente lo vede ridotto così, anzi né è fiero, si sente quasi un guerriero dei deboli, non è timido come me, che meno la gente mi vede meglio è. In pratica l’idea di uccidere Cane venne proprio da Fab che non ne potè più di essere derubato delle sue elemosine, allora pian piano ci ha convinto, io spero però che stasera ai giardini della piazza ci sottoponga un suo piano, perché né io né Luigi né Joe abbiamo in mente niente. Comunque ad arrivare a stasera c’era tempo, e allora decisi di andare a mangiare qualcosa nella mensa dei poveri di Don Piero. Io non sono cattolico, sono stato sì battezzato ma non ho una fede, però con Don Piero è tutta un’altra storia, lui non ti rompe i coglioni con la religione, ma ti aiuta se hai bisogno, e forse è la cosa che dice il vangelo, però tra i preti ci sono anche quelli che oltre alla preghiera non fanno altro, questo però non è il caso di Piero, infatti è così che vuole che lo chiamiamo.
Arrivato alla mensa bussai affamato.
“Entra Benedetto”
“grazie Teresa”
Teresa era la perpetua e la responsabile della mensa, a dire il vero però durante la permanenza a pranzo e a cena era coadiuvata da due giovani che di solito erano obiettori di coscienza, lì sceglievano sempre robusti, perché non crediate che nella mensa tutto filasse liscio. L’unica cosa buona da un certo punto di vista era che a sfamarsi non veniva mai Cane, anche perché lui si comprava da mangiare con i soldi di tutti gli altri barboni, se no chissà che casino sarebbe scoppiato ogni volta che fosse venuto lì.
“Teresa, il solito grazie, ma mi raccomando non portarmi più il caviale, non lo digerisco!”
“Benedetto, sei in vena di scherzi oggi?”
“Dai Teresa, se non scherziamo ogni tanto…”
“Benedetto! Ti caccio dalla mensa, se vieni con delle pretese” scherzò Don Piero
“Piero, come va?”
“Con voi, sempre con voi tutto il giorno, ma possibile che non vengano mai delle belle barbone, senza barba s’intende!”
Non meravigliatevi di Don Piero, lui è così, scherza sempre, se vi raccontassi le barzellette che s’inventa! Comunque è una gran persona, se fossero tutti così i suoi colleghi forse mi convertirei.
“A parte gli scherzi, come stai?” mi chiese Piero
“Bene, perché?”
“Ho saputo di un certo Fedele Cane, lo conosci? È uno che da noia, per non dire peggio agli altri clochard”
“Io non ne so niente” risposi rabbuiato
“Senti, ti voglio credere, ma stai attento, ok?”
“Bene Piero”
Mi misi a pranzare con dell’ottima pasta e intanto pensai, “saprà qualcosa Piero? Mi sembra strano che mi dica quelle cose così, con quel tono inquisitorio.

Dopo pranzo uscii e incontrai i due fratelli Luigi e Joe.
“Benedetto, allora stasera ai giardini?”
“Sì ragazzi, però vi devo dire una cosa, prima in mensa Piero mi ha chiesto se conoscevo Cane, dite che sa qualcosa del nostro piano?”
“Non credo, a noi non ha detto nulla”
“Meglio così, perché se tutto va male, non vorrei passare dalla strada alla galera, intanto mangio anche qui, e in più comincio ad abituarmi alla strada!”
Li salutai e mi diressi alla mia “capanna”, ogni volta che camminavo per strada cercavo di non farmi notare, i vestiti non erano mal ridotti, anche perché Piero lì raccoglieva in giro per le case, però se mi guardavi negli occhi, se mi guardavi fisso nelle pupille, si capiva subito la mia timidezza e la mia paura di essere giudicato. La cosa strana è che da quando sono in strada ho perso il vizio di bere, che in realtà durò giusto il tempo di perdere tutto, poi una volta perso tutto svanì la voglia di vino, la mia timidezza mi bloccava, non potevo certo farmi vedere ubriaco in giro! L’idea però di partecipare ad un delitto mi preoccupava di meno, ho detto partecipare, perché non so se io avrei fatto qualcosa di violento, magari avrei potuto fare il palo!
Una volta finiti tutti questi pensieri arrivai a “casa”e lì mi accorsi con stupore, e con crescente rabbia che la mia “capanna” in pratica era un ammasso di carta e fuoco, intorno alla mia postazione, ormai ex, vi erano vigili del fuoco e polizia, nonché un’ambulanza, che non sarebbe mai stata utilizzata, visto che per fortuna io non ero in “casa”!
A quel punto non mi avvicinai, ci mancava pure avere delle noie con la polizia, insomma per un clochard non è il massimo essere interrogato, la polizia, pensa immediatamente che se ti hanno bruciato i cartoni tu avrai sicuramente dei problemi con la mala per via di spaccio di droga, sicuramente la polizia pensa ad una vendetta tra bande, così me ne andai a passo non troppo lesto e non troppo lento, tutto questo per non dare nell’occhio.
Appena più avanti notai attaccato ad un palo un piccolo foglio, che evidentemente le forze dell’ordine non videro, mi avvicinai al palo e lo strappai, qualche passo più avanti cominciai a leggerlo, c’era un disegno di una baracca infuocata, e sotto, un disegno a forma di zampa di cane!
Troppo facile capire, ma si sa, Cane è mezzo pazzo, ma non è mezzo intelligente!
“figlio di puttana, figlio di puttana!” continuai a ripetere lungo la strada, ma non c’era tempo per pensare a quel lurido bastardo, dovevo correre dagli altri e raccontargli tutto, e poi chissà se loro avevano subito qualche “scherzo” da Cane. Lì incontrai tutti e quattro fuori dal solito bar, ci sedavamo lì quando volevamo goderci la giornata, e Lucio il proprietario, ci vedeva di buon occhio, noi non procuravamo mai casini e in più gli facevamo qualche piacere, a volte consegnavamo dei suoi prodotti, tipo bottiglie o pasticcini, poi sapete no? Eravamo tutto sommato ben vestiti grazie a Don Piero.
Quasi senza fiato, per la paura e la fretta, raggiunsi i miei amici, subito mi venne incontro Fab che mi chiese che diavolo mi fosse successo, raccontai l’accaduto e lui disse “uccidiamo ora quel verme, andiamo a cercarlo e uccidiamolo!”
“Calma ragazzi” disse Joe
“non bisogna fare le cose di fretta, non vorrete mica che ci becchino su due piedi?”
“ha ragione Joe, stasera prepariamo il piano e domani sera lo eseguiamo con ancora più crudeltà, per la notte non c’è problema, sono troppo eccitato per dormire, la passerò camminando” dissi con concitazione
“Benedetto, domani però devi essere lucido per infliggere la morte a Fedele!” aggiunse Luigi
Salutai i ragazzi, e mi incamminai verso l’expo, proprio tra le braccia del mio mare.

Una volta arrivato, mi sedetti spossato su di una panchina, l’eccitazione precedente era svanita, ora ero stanco, stanco e determinato, non avevo più nulla da perdere, pure la “capanna” era andata in fumo, proprio come la mia vita. Se Laura fosse viva avrei tutto il mio mondo ai mie piedi, avrei pure una bambina o un bambino tra le braccia e forse sarei qua in questo momento, sarei insieme ai miei amori uno per la mano, e l’altro su uno scivolo a urlare…che vita stronza avevo tra le mani! Laura era tutta la mia forza, quando la conobbi la mia vita cambiò, il mio essere timido con il mondo scomparì, divenni più sicuro, che piovesse o ci fosse il sole era la stessa cosa, avevo l’amore al mio fianco, che proteggevo e che mi proteggeva. Pensavo che nulla potesse distruggermi, invece quel giorno in ospedale fu la fine di tutto, le parole dell’uomo in camice sapevano di sentenza di morte. Provammo tutti gli specialisti, viaggiammo per l’Europa, e intanto il mio amore si spegneva, cominciò a non truccarsi, a non uscire, e per un certo momento neanche più ad amarmi, l’unica consolazione me la diede lo stesso uomo che pochi mesi prima sentenziò la morte, lui mi disse ”sua moglie l’ama ancora, e la malattia che le fa dire quelle cose”
Ad un certo punto cominciai a piangere, le lacrime bagnavano tutto, i miei vestiti, le mie certezze, tutto tranne la voglia di uccidere Cane, sì! sarebbe stato lui a pagare per tutto il male che la vita mi aveva offerto, lui sarebbe stato il capro espiatorio. Al fatto di essere il ladro delle mie elemosine e dei miei lavoretti, gli addossai la colpa del mio ex alcolismo, del mio licenziamento, del fatto di vivere in strada, e anche della morte di Laura, assegnai a lui il ruolo di mio “cancro”, mia moglie non riuscii a sconfiggerlo, io invece sconfiggerò Cane anche per lei!

Era quasi l’ora di andare ai giardini, tra poco sarebbe nato il piano per uccidere Fedele “cancro” Cane!
Come al solito arrivai prima io, non c’era verso, agli appuntamenti ero sempre in anticipo, poi quella sera avevo fretta di vedere il piano che saremmo riusciti a fare.
“Ciao Benedetto, ho già tutto in mente, per Fedele le ore di prepotenza sono contate!” disse Fab appena arrivato.
Gli altri soggiunsero puntualmente, così ebbe inizio la riunione di quattro poveri Cristi, che da lì a breve avrebbero dovuto uccidere molto poco cristianamente Fedele Cane, l’incubo di chi viveva per la strada.

La serata era una tipica estiva, vento pressoché inesistente e temperatura calda.
“Allora ragazzi, domani mattina quando viene a farci la solita visita Cane gli diciamo che c’è un tipo che è appena arrivato a vivere per strada” spiegò Fab
“il bastardo certamente vorrà conoscerlo e fottergli anche a lui l’elemosina, a quel punto ci chiederà dove trovarlo, e noi gli diremo che il nuovo pollo da spennare giornalmente lo può trovare la sera tardi in vico dell’amore cieco”
“ho capito tutto, una volta lì nel vicolo senza uscita ci saremo noi quattro, incazzati come non mai che lo massacreremo di botte” concluse Luigi
“si ragazzi, però perché mai noi dovremmo dirgli che c’è uno nuovo in giro? Cane sa che noi lo odiamo, è chiaro che sospetterebbe!” aggiunsi io
“Benedetto, noi stiamo parlando di Cane! Lo sai che da quando è per strada ha perso la testa, e se prima era un avvocato molto astuto, ora la pazzia lo ha reso al limite di un cerebroleso!”
“Ok Fab, ma a me sembra un piano troppo banale, insomma una volta nel vicolo come cazzo lo ammazziamo sto energumeno?”
“ci procureremo dei coltelli, li ruberemo domani alla mensa” disse Fab
“Ok, ma Cane è una bestia, se non riusciamo nei primi 10 secondi ad atterrarlo ed a accoltellarlo, sono dolori, in pratica ci fa fuori tutti!”
A quel punto intervennero anche Joe e Luigi, che mi guardarono, e molto seriamente mi dissero, “ma che te ne fotte se ci ammazza? Noi due abbiamo scelto la strada perché ci sembrava meno noiosa, la routine ci dannava l’anima, ma adesso la cosa si sta ripetendo, per noi il piano sta bene così”
“tu cosa hai dopo la morte di Laura? non hai più niente come noi, siamo schiacciati ai margini, noi dobbiamo uccidere Cane solo per vivere un po’ meno peggio, ma se sarà lui il più forte, se sarà lui, è meglio morire e andarsene da questa vita di merda!” sentenziò Fab.
Dopo quel breve ma intensissimo discorso io non ebbi più né la forza, né tanto meno la convinzione di contraddirlo, così ci guardammo e ci salutammo, ci saremmo visti l’indomani a mezzogiorno in mensa, lì avremmo rubato le armi.
Ero nuovamente in forma, non più stanco come poche ore prima all’expo, domani era il grande giorno, o Cane o noi, comunque se fossi morto nella colluttazione non sarebbe stato poi così male, almeno avrei lasciato questa vita che forse non mi offrirà più niente di interessante.
Come mi ero ripromesso cominciai a camminare per la strada, se fossi uscito vincitore dall’ aggressione di Cane, avrei dovuto trovarmi una nuova casa, così mi guardai in giro per trovare un posto nuovo. Non volevo ritornare dove era bruciato tutto, per via della polizia, come dicevo prima, non ti puoi fidare di loro, se mi avessero visto lì, avrebbero pensato male, o che fossi l’autore del rogo, e lo feci per prendermi il posto di un altro, oppure fossi il “proprietario” e allora giù interrogatori per sapere se dietro c’è qualcosa di losco. Lo so sono un po’ contorto e forse in mala fede, ma vi assicuro che per strada non è un bel vivere, al diavolo le storie dei romantici barboni, e al diavolo i poeti ed i cantanti che tessono le lodi ai clochard! Provate a vivere voi sui marciapiedi, provate voi ad aver a che fare con i tossici o con uno come Cane, poi allora, ma solo allora potrete scrivere o cantare qualcosa!
Notai in un vicolo che si chiama Vico del fieno, una specie di nicchia sul fondo di una casa vecchia, splendido pensai, quasi mi faccio casa qui.
Era una soluzione perfetta, per la prima volta da quando vivevo per la strada, avrei avuto un lato della nuova “capanna” in vera muratura, incredibile, se me lo avessero raccontato due anni fa sarei scoppiato a ridere, ora a piangere, e così piansi e dormii ad intermittenza, lì rannicchiato sul “pavimento” della mia futura casa.
Al risveglio mi ritrovai con le ossa rotte, avevo dormito malissimo, ma che importava, il grande giorno era arrivato. Guardai l’ora e vidi che era ancora presto, l’orologio segnava le otto del mattino. L’appuntamento con gli altri era quattro ore dopo, che fare nel frattempo, l’unica soluzione era andare al Bar di Luciano, lì mi sarei rilassato e magari ci sarebbe uscita qualche mancia, non feci a tempo a pensare che mi vidi Cane davanti a me in tutta la sua possenza.
“Ciao Benedetto, ho saputo che qualcuno ti ha bruciato la baracca, mi dispiace, facciamo che oggi mi dai meno soldi!”
“Senti Cane, io non ho un centesimo, non ho un cazzo da darti, ma perché non lasci in pace me e gli altri?”
“piccolo bastardo, non capisci che mi riprendo il mio ruolo? Me lo riprendo con gli interessi”
“ma cosa stai dicendo?” balbettai
“Nella vita precedente a questa storia della strada, ero un avvocato e avevo tanti soldi in proporzione a chi viveva come me, ed ero un vero bastardo, ora come barbone voglio vivere meglio di voi, e rubandovi tutto, io sono ricco rispetto a voi, ed invece di andare a mangiare da quel prete, io mangio nei bar, e sempre rubandovi i soldi, da avvocato mi innalzo a giudice, quindi anche oggi la mia sentenza è che mi devi dare i soldi che hai!”
cercai nelle tasche e nei lati dei calzini e gli diedi tutti i centesimi in mio possesso
“ecco Cane, questi sono tutti”
“ci credo piccolo bastardo, non oseresti mai sfottermi, sei un codardo ed è giusto che la vita ti abbia mangiato, perché ricorda, pesce grosso mangia pesce piccolo”
“senti Cane, c’è un nuovo barbone, vuoi conoscerlo?”
“ma guarda un po’, come sei schifoso Benedetto! vuoi leccarmi il culo? Vuoi metterti in società con me? Sei coniglio e bastardo, mi cominci a piacere, se avrò bisogno di un servo leccapiedi te lo farò sapere”
“non andare Cane, non vuoi sapere dove trovarlo?”
“e va bene, dimmi verme, come si chiama? e dove posso trovarlo questa new entry?”
“Si chiama…” ebbi un momento di panico, non avevamo deciso il nome
“come si chiama non lo so, non parla molto, ma secondo me ha ancora soldi, comunque lo puoi trovare in Vico dell’amore cieco, di solito dorme lì, il giorno non saprei dirti dove va”
“ok piccolo bastardo, mi voglio fidare di te, sono certo che ci sarà in Vico dell’amore cieco, chissà poi che non ci sia una piccola mancia per te”.
Come ogni mattina dopo avermi preso tutto se ne andò.

E’ fatta pensai, quel coglione c’è caduto in pieno, pensa che sia troppo vigliacco per provarlo a fregare, e forse qualche giorno prima avrebbe avuto ragione.
Corsi subito a cercare gli altri, e come al solito li trovai al bar da Luciano, gli raccontai tutto e grazie alla generosità del proprietario del locale, brindammo con un buon bicchiere di vino, eravamo contenti, tutto procedeva per il meglio, ma ora sotto, tra poco dovevamo fregare quattro bei coltelli dalla mensa.
Alle 11’30 ci incamminammo per il pranzo, come al solito ci venne ad aprire Teresa, che come sempre ci trattò da esseri umani.
“Ragazzi, vi vedo allegri” disse Don Piero
“E’ vero Piero, siamo contenti, in fondo la vita di strada ha i suoi momenti di gioia, basta guardarsi dentro” risposi io.
Per fortuna il nostro amico prete non potè guardarci dentro, se no avrebbe visto l’inferno dentro l’uomo, avrebbe visto l’odio e il demonio in persona, avevamo deciso così, per liberarci del demone Cane, servivano quattro bei demoni incazzati.
Durante il pranzo aiutammo Teresa a sparecchiare, d’altronde lo facevamo quasi sempre, il chè non procurò sospetto, solo che quella volta Luigi invece di riporre tutte le posate asciugate nel cassetto della credenza, ne ripose quattro in meno.
Salutammo tutti come al solito, e ci incamminammo verso Vico del Fieno, volevo fare vedere ai miei tre amici la mia nuova postazione.
“Benedetto, cavoli che posto! in pratica in questa nicchia non ti becchi troppo freddo, poi essendo un vicolo quasi cieco, se si esclude il cancello di quel giardino abbandonato, sei quasi al caldo” disse Fab
“magari mi faccio il giardino!”
“l’unica cosa è che se qualcuno protesta qua ci stai tre secondi!” sentenziò Luigi
“vabbè ragazzi, per ora ci sto, se poi mi date una mano a trovare i cartoni, magari l’inauguriamo subito”. Detto fatto, con i miei amici ci demmo da fare e dopo qualche ora, tra cartoni, e qualche coperta presa in giro da varie parrocchie, ecco fatta la nuova capanna! peccato che non avemmo di che brindare.
L’allegria durò però solo poche ore, perché alle cinque del pomeriggio ci tornò in mente Cane, e a me venne anche il dubbio di non avergli dato un’ora precisa per l’appuntamento con il fantomatico nuovo clochard, gli diedi solo il luogo, e gli dissi che andava a dormire lì.
“Benedetto, come facciamo adesso? Dovevi dargli un’ora!” disse incazzato Fab
“Ok, ho sbagliato, ma non è che tutti i giorni do un appuntamento ad un gigante di due metri per ucciderlo!”
“Ragazzi calma, andiamo al vicolo per le otto e aspettiamolo, lui arriverà sicuramente” concluse Joe.
Nel frattempo che arrivassero le otto, decidemmo di passare il tempo a cazzeggiare per la città,
salutammo un po’ tutti i nostri amici barboni, del resto non sapevamo se ci fosse per noi un domani da esseri viventi. Salutammo le prostitute della nostra zona, che devo confessarlo ogni tanto alleviano le sofferenze di chi vive per la strada, e alcune lo fanno pure gratis, io però non ci sono ancora andato, è troppo fresco il ricordo della mia Laura. Passammo dal bar di Luciano ed infine demmo uno sguardo alla nostra città.

Fab guardò l’orologio, le lancette segnavano le diciannove e trenta minuti esatti, ci guardammo un secondo tutti in viso e ci incamminammo per Vico dell’amore cieco, appena giunti ci nascondemmo per circa due ore nei portoni ai lati del Vicolo. Noi speravamo che Cane una volta entrato fosse arrivato fino in fondo al muro che chiude, così con le spalle al muro forse, dico forse sarebbe morto sotto le nostre coltellate. Furono due ore di estremo disagio, per fortuna nessuno entrò, e nessuno uscii dai rispettivi porticati, sarebbe stato un problema spiegare la nostra presenza.
Verso le dieci, sentimmo alcuni passi, erano lontani, ma certamente erano di una persona che entrava nel vicolo. I passi erano cadenzati, proprio di qualcuno che arriva ad un appuntamento incerto, poi dall’intensità del rumore doveva essere un grosso uomo, e chi se non Cane!
Io cominciai ad avere paura, i passi si facevano sempre più vicini, quando con la coda dell’occhio lo vidi passare davanti al mio portone, poi in successione, passò davanti agli altri, fino a giungere in fondo al vicolo cieco.
“Allora bastardo dove sei?” urlò d’improvviso Cane, a me venne un mezzo infarto, Cane era con la faccia davanti al muro, allora io pian piano mi affacciai al vicolo, il bastardo lo vidi di schiena con una bottiglia che gli penzolava dalla mano. Gli altri cominciarono a spuntare dai portoni, ma nessuno dava un segno per attaccare, quando ad un certo punto il cenno per attaccare lo diede proprio Cane, a volte succede nella vita, resti timido davanti ad un qualcosa per anni, magari proprio alla vita stessa, e poi ad un tratto scatta qualcosa di semplice che ti trasforma.
“Non c’è ancora il nuovo coglione da derubare?”disse ubriaco fradicio Cane
“Benedetto, dove cazzo sei? non mi avrai mica raccontato delle balle a me? No, non è possibile sei troppo minchione per farlo! Adesso sarai a rompere i coglioni agli altri! Bastardo Benedetto!”.
Cane era sempre fermo davanti al muro, e tutti noi eravamo terrorizzati dalle sue invettive, quando d’improvviso disse:
“Benedetto, se entro due minuti non arriva il nuovo clochard, tu sei morto, morto stecchito come quella puttana di tua moglie!”
d’ un tratto quella che prima era pelle d’oca si trasformò in una rabbia senza confini, cominciai a stringere il coltello e uscii dal portone
“Cane, non dovevi nominare Laura, adesso il problema non è più la mia paura, ma la mia rabbia!”
Cane si voltò, la distanza fra noi due era di una ventina di metri che a me sembravano pochi centimetri, si avvicinò a me e prima di farlo ruppe la bottiglia contro un bidone della spazzatura, ormai era arrivato il momento, man mano che superava i portoni dove erano appostati gli altri, i miei amici uscivano, Cane non se ne accorse, lui voleva me.
Una volta giunto a pochi metri Fab lanciò un urlo e tutti noi gli saltammo addosso, Cane in pochi secondi cadde, non tanto per noi, quanto per il suo stato d’ubriachezza, le coltellate che ricevette furono quattro, una per aggressore.
Una volta a terra e ferito ci guardò e disse
“che piano di merda avete avuto, ma che culo avete avuto nel trovarmi ubriaco…cazzo che quattro stronzi mi avrebbero fottuto non lo avrei mai immaginato”.

Furono poche parole ma decise, cazzo anche in punto di morte Cane non diede spazio ai pentimenti, ma fu meglio così, avevamo abbattuto un gigante, e non provammo nemmeno rimorso, questo grazie alla sua bastardaggine senza confini.
Una volta morto lo infilammo nel cassonetto della spazzatura, che per fortuna era vuoto.
Ci dileguammo in pochi secondi, nessuno aveva sentito niente, almeno così sembrava, per fortuna una volta tanto l’omertà diede buoni frutti, Cane era morto e noi come da quando vivevamo per strada eravamo mezzi vivi.

Pubblicato on Mercoledì 26 Dicembre 2007 at 14:17 Lascia un Commento

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